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giovedì 17 novembre 2011

Una nuova fase



da Akropolis Mag


di Marco Mitrugno 


BASTA CON LE SOLITE FACCE



Dunque, Mario Monti sarà il nuovo Presidente del Consiglio. Dopo le dimissioni di Berlusconi, ora l’incarico verrà dato all’ex rettore della Bocconi. Dalle 21.42 di sabato Berlusconi non è più il Presidente del Consiglio. Le reazioni sono state varie: chi accoglieva il passo indietro del premier con diplomazia e chi, invece, ha fatto partire trenini nella piazza del Quirinale. Atteggiamenti che non sono piaciuti ai più. C’era chi parlava della fine di un dittatore, un termine un po’ forte, visto che l’ex premier era arrivato a Palazzo Chigi grazie ai voti degli italiani. E poi foto sul web che dicono “Libertà” come se fino ad adesso eravamo costretti al coprifuoco. Altro gesto ‘strano’, è stato quello del lancio delle monetine, scena di craxiana memoria, che di fatto ci ha fatto rivivere un nuovo Piazzale Loreto. Un atteggiamento, un “italian style”, modaiolo, che porta l’italiano medio a schierarsi dove c’è l’odore della vittoria. L’Italia ha vissuto, su per giù, la stessa situazione con la caduta del fascismo, dove gli italiani passarono da un giorno all’altro, alla parte avversa. Ma ciò che lascia stupiti è l’atteggiamento del Pd: davanti alla sede dei democratici, sono state stappate bottiglie di spumante. Ma forse, dalle parti del partito di Bersani, non si rendevano conto che ora non esiste più nessun alibi. Adesso la sinistra non potrà più limitarsi a chiedere le dimissioni di Berlusconi, ora deve proporre programmi e misure credibili. E come ha detto il prof. Campi, l’appoggio di un “capitalista” da parte di Pd e Sel, sancisce una sconfitta culturale per chi ha sempre combattuto il liberalismo.
In più ci sono le posizioni del Pdl, che, adesso più che mai, sta vivendo una crisi d’identità: non sa dove andare. Il ‘camerata’ La Russa, insieme al fido scudiero Gasparri, vorrebbe andare ad elezioni anticipate. L’ala di Frattini è per l’appoggio al governo Monti, ma poi ci sono le dichiarazioni di Cicchitto riguardanti le nomine di ministri politici:”Nessun appoggio al buio”. Insomma, il partito dell’amore, ormai privo della figura di Berlusconi a Palazzo Chigi, è spaesato.
Ora si apre una nuova fase. Si è chiusa la Seconda Repubblica e si è aperta la Terza. Fase che deve essere diversa da quella che si è appena conclusa. Abbiamo imparato che non c’è bisogno di “messia”, ma di programmi, di programmi che devono essere realizzati e non solo illustrati. Una Terza Repubblica che deve avere una classe dirigente nuova: bisogna chiudere con le facce vecchie, che vediamo ormai da trent’anni. E’ ora che si dia spazio ai giovani. Ovviamente, non si può avere un ricambio generazionale completo, però cominciare a non vedere più i vari Cicchitto, D’Alema, La Russa sarebbe un passo in avanti molto importante. Nella Terza Repubblica, i giovani devono rendersi protagonisti; devono credere nei sogni, devono credere nelle idee che diventano azioni. Inoltre si dovrà mettere da parte la demagogia e il populismo: non ci dovrà più essere spazio per movimenti populisti come Idv e Lega.

giovedì 3 novembre 2011

Italia nel baratro, la soluzione sono le riforme condivise


da Akropolis Mag

di Marco Mitrugno

Dopo l’annuncio da parte della Grecia, riguardante il referendum sul pacchetto di aiuti europei, l’Italia è entrata ufficialmente nel baratro. No, non è terrorismo, è la realtà: ieri la borsa di Milano ha chiuso con -6,8% e lo spread ha toccato quota 4,59%. Record storico. Subito è suonato l’allarme al Quirinale: Napolitano ora punta alle larghe intese e quindi a riforme condivise. Berlusconi è rientrato anzitempo a Roma, dove ha riunito i ministri e, forse, si è reso conto della gravità della situazione.

Tutte le forze politiche si sono rese disponibili per aprire un confronto (strano ma vero). La crisi sta uccidendo l’Italia e finalmente se ne sono resi conto tutti quanti. Certo c’è chi chiede le elezioni anticipate, ma questa strada non sembra quella giusta: in primo luogo perché l’Italia ha bisogno di riforme immediate che diano risposte ai mercatie andare alle elezioni significherebbe perdere altro tempo; in secondo luogo non dimentichiamo che ci sarà il referendum sulla legge elettorale e quindi tutti i politicanti che sono in procinto di lasciare il parlamento (e che con molta probabilità non vi faranno ritorno) hanno tutto l’interesse di andare alle elezioni con questo sistema elettorale. Ed allora, in questo momento storico, l’unica via percorribile sembra sia quella di un governo tecnico, che affronti i problemi e arrivi alle riforme condivise. Ora come ora, è inutile che Berlusconi continui a spacciare fumo dicendo che si faranno le riforme: il governo non ha i numeri per approvare provvedimenti importanti come quello riguardante i licenziamenti.
Per fortuna c’è Napolitano, che rende l’Italia credibile davanti agli occhi dell’Europa, anche se lentamente il nostro paese sta imboccando la strada che porta alle condizioni della Grecia.

lunedì 17 ottobre 2011

Da Almirante a Berlinguer, passando per Moro. Quei politici che della moralità facevano un bandiera




da Akropolis Magazine


di Marco Mitrugno


Nell'era scilipoti, ricordiamo tre grandi



In un periodo come questo, in cui la crisi economica non lascia scampo alla gente, in cui il Governo è impegnato a mantenere un premier  ormai logoro a palazzo Chigi, in cui gli “indignados” italiani scendono in piazza, ci sarebbe bisogno di politici con la spina dorsale dritta, di gente capace di prendere per mano il paese e portarlo fuori dal baratro. Ma poi le persone comuni ci pensano: com’è possibile trovare politici di questo tipo quando siamo nell’era degli Scilipoti, Siliquini, Moffa, Razzi e Calearo? Com’è possibile immaginare l’Italia fuori dal vortice della crisi, se in Parlamento sono impegnati a mantenere in vita un esecutivo incapace?
Ed allora ecco che arriva lei, la nostalgia. La nostalgia di quei grandi uomini della Prima Repubblica, che hanno fatto la storia dell’Italia nel dopoguerra. Da Almirante a Berlinguer, fino ad arrivare ad Aldo Moro. Tre figure importanti della storia politica italiana. Tre percorsi, uno diverso dall’altro.
Giorgio Almirante, reduce dalla RSI, che nel 1946 fonda il Msi, senza alcuna paura, sapendo che sarebbe andato incontro alla ghettizzazione del partito. Ma non lo fermò nemmeno questo; sono 42 gli anni di militanza di Almirante nel Movimento Sociale Italiano, fino al giorno della sua morte, il 22 maggio del 1988, data in cui l’intero popolo della destra (e non solo) si strinse intorno alla figura dello storico segretario del partito post fascista. Una storia difficile quella di Almirante: non era ben visto, era etichettato come ‘fascista’, anche se riuscì a portare il Msi ad accettare le istituzioni repubblicane, tanto che in un’intervista dichiarò che voleva lasciare il partito in mano ad una persona che fosse nata dopo la guerra, che non era fascista e che non era nostalgica.
Dall’altra parte c’era Enrico Berlinguer, storico leader del Pci. Ha infiammato i cuori di migliaia di militanti comunisti. Anche lui, come Almirante, ebbe idee estremiste: fu un grande sostenitore di Stalin e della dittatura sovietica, tanto che alla morte del politico russo fece un discorso pieno di elogi. Fu a favore dell’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe russe, durante la rivolta di Budapest del 1956. Con il passare del tempo cambiò le sue posizioni, infatti si scagliò contro Mosca quando ci fu l’invasione della Cecoslovacchia e ciò portò Berlinguer ad entrare nei nemici del PCUS. Morì nel 1984, a causa di un ictus, avuto durante un discorso. Nonostante il malore continuò a parlare fino allo stremo, tanto che gli stessi militanti chiesero al segretario di smettere. Durante i funerali il presidente Pertini si chinò sulla bara e vi fu la presenza anche di Almirante, storico nemico di Berlinguer.
In mezzo a Msi e Pci, c’era la Dc, che ha rappresentato l’Italia per cinquant’anni. Uno dei più alti rappresentanti, dal punto di vista morale, è stato Aldo Moro. Era considerato un ottimo mediatore tra le varie correnti della Democrazia Cristiana. Negli anni sessanta era un sostenitore di un governo formato da democristiani e socialisti, ne fu talmente convinto che durante il congresso di Napoli del 1962, riuscì a far convergere tutto il gruppo dirigente del partito sulla sua posizione. Ci riuscì anche nel 1978, quando convinse la Balena bianca, che si doveva aprire ad un governo di solidarietà nazionale con il Pci. Questa sua iniziativa, però, li costò la vita. Nel marzo del 1978 fu rapito dalle Brigate Rosse e nel maggio dello stesso anno fu ritrovato il suo corpo senza vita.
I politici del 2011, non devono essere uguali a quelli degli anni settanta, sarebbe impossibile e sbagliato. Ma almeno potrebbero prendere un piccolo spunto da quei grandi uomini. Si faccia il confronto con la morale di allora e quella di oggi. Nel lasso di tempo che viviamo noi, si sente parlare di bunga bunga di ‘sistema Penati’ e chi più ne ha più ne metta, un minimo della decenza che i politici avevano negli anni settanta servirebbe a tutti.

sabato 11 giugno 2011

Nucleare e rinnovabili, dialogo e non chiusura ideologica


da Libertiamo.it

di Marco Mitrugno

Manca pochissimo al referendum. La campagna referendaria è stata politicizzata all’ennesima potenza e se ci dovesse essere un’affluenza elevata (come si prevede), sarà perché in molti vedono questo referendum come una battaglia contro Berlusconi.
I quesiti che saranno sottoposti ai cittadini trattano questioni molto delicate, come la gestione dei servizi idrici e il nucleare. Non c’è bisogno di fare proclami su cosa votare, oramai la gente ha le idee chiare [o crede di averle, il che purtroppo per molti è lo stesso, NDR].
Vorrei soffermarmi su un confronto che in pochi hanno fatto: quello tra nucleare e le fonti di energia rinnovabile, in particolare il fotovoltaico. Intanto c’è bisogno di fare chiarezza: chi è a favore della ricostruzione delle centrali nucleari in Italia crede che tramite l’energia nucleare l’Italia potrebbe avere maggiore efficienza energetica, non sarebbe dipendente dalla Francia e l’energia si produrrebbe “in casa” senza spendere fiumi di soldi. Inoltre chi è a favore del nucleare non è ideologicamente contrario alle energie rinnovabili, anzi, secondo molti nuclearisti nucleare e rinnovabili devono essere due strade parallele, che, se percorse in maniera intelligente, porterebbero a più di un risultato positivo.

La contrapposizione ideologica, che invece viene aizzata dagli anti-nuclearisti, non fornisce nessun esito che possa portare ad una risoluzione del problema energetico, perché, mentre da una parte si cerca di dialogare, dall’altra c’è il totale rifiuto di discutere.
Se gli anti-nuclearisti continueranno a fondare le loro campagne sul terrorismo psicologico e non sui fatti, avranno sempre vittoria facile.
Cavalcare la tragedia di Chernobyl non ha più alcun senso, per due motivi: il primo è che l’incidente c’è stato venticinque anni fa, quindi le centrali di allora sono un’altra cosa rispetto a quelle che vengono costruite in questo periodo storico; il secondo motivo è che quella centrale si trovava nell’ex Urss, che, dal punto di vista industriale e tecnologico, era uno dei paesi più arretrati del mondo.
Meno solide ancora sono le fondamenta della polemica nata sullo scoppio dei reattori a Fukushima: in Giappone c’è stato un disastro sismico, non nucleare.
I reattori sono esplosi a causa della potenza del terremoto, non a causa di un malfunzionamento della centrale.
Non si deve poi dimenticare un altro elemento importante: le centrali nucleari darebbero nuovi posti di lavoro ad ingegneri e fisici, che non sarebbero costretti a scappare via dall’Italia perchè il nostro paese non fornisce avanguardie tecnologiche ed energetiche. Oppure vogliamo continuare a vedere i “nostri” cervelli, formati nelle università pubbliche italiane, andare in altri paesi, e portare lì il proprio contributo alla ricerca in questo ambito, perché in Italia, in materia di nucleare, anziché gli scienziati si preferisce ascoltare un anziano cantante con velleità santonistiche?
Un dato che deve far riflettere è quello che riguarda i costi: con il fotovoltaico, nel 2020, si spenderebbero 315,6 euro/Mwh. Con il nucleare di terza generazione 67,4 euro/Mwh.
Bonelli & co. cavalcano la paura della gente, per ottenere un tornaconto elettorale ed ideologico, e lo fanno senza confrontarsi sulle spese che comporta una centrale nucleare, sulla quantità di energia prodotta, insomma sui numeri, sui dati verificabili, sulla realtà.
I promotori del Sì contro il nucleare fondano la loro battaglia sull’uso delle rinnovabili, che non è, in sé, sbagliato, ma che ad oggi non riuscirebbe a garantire l’indipendenza energetica e la soddisfazione del fabbisogno energetico nazionale. Inoltre ci sono molti punti controversi che riguardano i pannelli fotovoltaici. Guardiamo il caso della Puglia e in particolare le campagne del Salento: l’agro delle province di Taranto e Brindisi è stato letteralmente invaso dai pannelli fotovoltaici; si continuano ad installare pannelli fotovoltaici senza alcuna regola e controllo, di conseguenza si deturpa il paesaggio ambientale e si toglie spazio all’agricoltura. In più i carabinieri del Noe continuano a sequestrare campi di pannelli, per alcune irregolarità riscontrate dalle procure.
Il fotovoltaico rappresenta una risorsa solo se viene sfruttato in modo sensato. Quanti edifici pubblici (municipi, uffici, ministeri) usano i pannelli fotovoltaici per produrre energia elettrica? Pochissimi. L’installazione su immobili pubblici sarebbe un modo per abbassare gli sprechi, perchè l’energia sfruttata verrebbe prodotta “in casa”, invece di essere acquistata da Enel o da altre società elettriche.
Da qui deve nascere il confronto tra le due forme di produzione energetica. La contrapposizione ideologica non porta da nessuna parte, ma serve solo a porre limiti allo sviluppo dell’Italia.

mercoledì 4 maggio 2011

W La Russa


di Marco Mitrugno


Ignazio La Russa, ma quanto ci fa divertire! Il ministro della Difesa ne ha combinata un'altra delle sue, un altro episodio da aggiungere alla collezione.
Durante la puntata di Ballarò, alla fine dello stacco pubblicitario, è stato scoperto mentre chiedeva ad un suo collaboratore chi fosse Lukashenko. Certo, è una domanda dal profondo senso filosofico.
Strano, lui che è a capo di uno dei ministeri più importanti non conosce il dittatore bielorusso, tanto amico del premier. Ma non è finita qui, 'Gnazio è andato su tutte le furie quando un altro ospite della trasmissione, una politologa per l'esattezza, si è preso la briga di contestare a B. alcuni punti della sua politica. Apriti cielo, La Russa ha cominciato ad attaccare senza dare la possibilità di replica, tanto che la studiosa è stata costretta ad abbandonare il programma.
Ma, come canta Ligabue, il meglio deve ancora venire. Il ministro fornisce il gran finale mentre esprime la sua opinione sulle amministrative: intanto si dice convinto che la Moratti vincerà al primo turno (mah!), poi su domanda di Pigi Battista, che gli chiede se vuole i voti di Fini per un eventuale ballottaggio, dice che non servono perchè Fli è dato tra lo 0,5% e il 1% e non è un'invenzione, "lo dicono i sondaggi" tuona Ignazio.
Il ruolo del ministro della Difesa è cambiato: invece di preparare le forze armate ad eventuali azioni militari, lui difende B., anche nelle situazioni indifendibili.
Se non avessimo Ignazio, bisognerebbe inventarlo. Digiamolo!

venerdì 29 aprile 2011

Dov'è finito lo spirito di Mirabello?


da Il Patto Sociale


di Marco Mitrugno

Da più di un mese all'interno di Fli è scoppiato un conflitto che ha le sue radici nell’Assemblea che a febbraio si è tenuta a Milano. Da alcune settimane il dibattito interno è concentrato sulle alleanze nei vari comuni dove vi sono le amministrative; in questo modo sono state messe da parte le problematiche vere del Paese e della politica italiana. Per carità, le amministrative sono un test importante, per la prima volta Fli sarà protagonista della battaglia elettorale che, come si può vedere in questi giorni, è dura e non viene escluso nessun colpo. Dunque tra 'falchi' e 'colombe' c'è una faida interna, è inutile negarlo, è visibile, lo hanno capito tutti, anche i sassi. Ciò che risalta è la mancanza di volontà, da parte delle varie anime, di sedersi intorno a un tavolo per cercare di arrivare a una sintesi, a un accordo. Da una parte Urso, che vorrebbe lasciare aperto uno spiraglio al dialogo con il Pdl, dall'altra parte Granata, che con il Pdl non vuole avere più niente a che fare e che per combatterlo propone alleanze con il Pd e altre forze della sinistra.
Per risolvere il tutto bisogna analizzare in maniera approfondita tutte le questioni. La prima è quella che pone Urso che, giustamente, dice di "non voler diventare un'icona della sinistra" essendo Fli una forza culturalmente e politicamente agganciata ai valori di destra. La questione su cui si è dibattuto in maniera più accesa è quella riguardante Latina: il Pdl della città pontina è una lobby interessata agli affari e che ha agganci con personalità che non possono essere definite incensurate. Da qui parte la sfida di Antonio Pennacchi che, insieme a Fli, vuole "sovvertire" questo sistema per ridare alla città laziale una dignità. Le paure di Urso non sono ingiustificate: in molti, a partire dalla base di Futuro e Libertà, non vogliono apparentamenti con il Pd o con Sel. Non li accettano, non in nome di un'identità, ma perché le loro vedute non hanno nulla a che fare con il modo di vedere e di pensare di Vendola o di buona parte degli iscritti ai democratici.
Non si può dar torto nemmeno a Granata che, giustamente, non vuol avere più contatti con il Pdl di Cosentino, Dell'Utri e Verdini. Ma un'alleanza con la sinistra può solo rafforzare il partito di B. che sicuramente verrebbe aiutato dai Sallusti, i Feltri e i Belpietro.
All'interno di Futuro e Libertà c'è bisogno di una nuova sintesi, di un compromesso, che rilanci l'azione politica del movimento e che torni ad affrontare i problemi veri del Paese.
A settembre Fli era un movimento che aveva una dialettica interna, ma che era unito; era un movimento all'interno del quale le varie coscienze avevano un obiettivo comune. Adesso non sembra più essere così, pare che lo spirito di Mirabello sia svanito in un batter d'occhio. Mi permetto di riprendere una frase di Gianmario Mariniello, pronunciata durante il congresso di Generazione Futuro a Bari:"Se i grandi del partito avessero una piccola parte dell'entusiasmo di quello che abbiamo noi giovani, Fli sarebbe balzato in testa in tutti i sondaggi". Bene, a questo punto i cosiddetti "grandi" si mettano d'accordo una buona volta per tutte, per non tradire lo spirito di Mirabello e per non tradire l'entusiasmo e l'impegno dei tanti giovani di Generazione Futuro.

martedì 12 aprile 2011

Per piacere, fermateli!


di Marco Mitrugno

Per piacere, fermatelo! Fermate quel presidente del Consiglio che si presenta all'udienza del processo Mediaset e si inventa un comizio davanti al tribunale di Milano. 
Per piacere, fermate quel presidente del Consiglio che insulta continuamente la magistratura e le istituzioni della Repubblica.
Per piacere, fermate quel presidente del Consiglio che dice di aver pagato Ruby per toglierla dai marciapiedi, smentendo tutti i parlamentari e ultrà che lo hanno difeso.
Per piacere, fermate quel presidente del Consiglio che ad un seminario di giovani laureati racconta barzellette, affiancato da un ministro della Repubblica.
Per piacere, fermate quel presidente del Consiglio che ha l'ossessione dei comunisti e dei traditori finiani.
Per piacere, fermate quel ministro della Difesa, che insulta e offende il presidente della Camera, infischiandosene del rispetto per le istituzioni (ma d'altronde è del Pdl).
Per piacere, fermate quei ministri, parlamentari e militanti della Lega, che invocano l'abbandono dell'Ue, ma che non si pongono le domande sul perchè l'Ue ha lasciato l'Italia in solitudine.
Per piacere, fermate quel vicministro, Castelli, che ha proposto un metodo per fermare l'immigrazione:"Spariamo sui barconi". La soluzione c'è ed è quella di aiutare la popolazione di Lampedusa e quella di Manduria, non costruendo campi da golf e casinò, ma costruendo nuove tendopoli, Al nord s'intende.
Per piacere, fermate quel ministro degli Esteri, che ha fatto perdere all'Italia l'onore e l'orgoglio. Quel ministro che in Senato va a leggere le importantissime carte provenienti da St. Lucia, ma che rimane estromesso dai vertici internazionali riguardanti la Libia.
Per piacere, fermate quel segretario nazionale, sì quello che ha fatto il salto della quaglia, dall'Idv ai Disponibili, tale Scilipoti. Ha scritto il manifesto dei "valori" della responsabilità facendo il copia e incolla da quello scritto da Gentile durante il Ventennio.
Per piacere, fermate la Siliquini, che si è venduta in nome dell'idea. L'idea di essere seduta su una poltrona del CdA delle Poste Italiane.
Per piacere, fermate Saverio Romano, neoministro dell'agricoltura, che è l'icona del modo di fare berlusconiano: nominare gente indagata o inquisita.
Per piacere, fermate il sistema di B. Non se ne più. Ogni giorno è una guerra. L'Italia sta precipitando nel baratro: il 30% dei giovani è disoccupato; Lampedusa e la Puglia sono invase dagli immigrati e non si vedono soluzioni; la giustizia è sempre più lenta, ma l'unico interesse è quello di difendere B.; la questione rifiuti non si è risolta; in Libia i ribelli chiedono aiuto. Accade tutto questo ma l'Italia (o meglio una parte) se ne frega. 
Qualcuno si ponga delle domande.

domenica 20 febbraio 2011

Andiamo avanti senza paura


di Marco Mitrugno


Quello che sta accadendo all'interno di Fli da quando si è chiusa l'assemblea costituente di Milano è un vero e proprio esodo, anzi è un ritorno al passato. Durante i lavori del congresso tutti sembravano convinti di aver intrapreso la strada giusta, ma chissà cosa è scattato nella testa di quei senatori e deputati che hanno deciso di abbandonare l'entusiasmante progetto di Futuro e Libertà. Qualche sospetto c'era già, per esempio si può vedere l'atteggiamento di Barbareschi, che un giorno registrava videomessaggi al vetriolo contro Berlusconi e il giorno diceva di non essere troppo duri con il premier. Si può notare il comportamento dell'on. Rosso, che è da  qualche mese che era ambiguo. Per non parlare del senatore Menardi, che in un intervista a Repubblica dice di volere la quarta legislatura, perchè tre non sono abbastanza. Uno degli ultimi transfughi è l'onorevole Bellotti, che una settimana fa a Milano sparava a zero contro Gasparri e La Russa, che diceva "Chi si vende non è libero". Adesso come farà a guardare in faccia gli ex aennini asserviti al potere berlusconiano che fino a tre giorni fa attaccava.
Questa è una visione della politica che non ci piace, che Futuro e Libertà e Generazione Futuro, soprattutto, devono combattere, per ridare dignità all'arte della politica. Berlusconi e i suoi assistenti (se si possono chiamare così) stanno attuando nuovamente il calciomercato, così come si era fatto in vista del voto di fiducia del 14 dicembre scorso. Si promettono candidature a gente che in Fli probabilmente non avrebbero trovato spazio nelle liste, perchè uno degli obiettivi primari del nostro movimento è quello di rinnovare la classe dirigente, con facce nuove, idee nuove, menti nuove e giovani. 
Se non si rinnova la classe politica, se non si attua il ricambio generazionale che in tanti hanno auspicato, il nostro paese non potrà rinnovarsi, modernizzarsi ed essere al passo delle altre nazioni che inseguono l'innovazione.
E non devono importarci le scelte dei singoli, che seguono i propri interessi. Bisogna  pensare al futuro di un partito che è appena nato e al suo movimento giovanile, che appena nato fa parlare di se, più di altri movimenti che esistono da un paio d'anni, ma è come se non fossero mai nati. Perchè la vera forza di Fli non sono gli eletti, siamo noi giovani che ci impegniamo senza alcun interesse, in nome di un'Italia nuova e più giusta.
Ed è per questo che non dobbiamo preoccuparci di chi ci abbandona, perchè chi lo fa è un pusillanime, è una persona che non ha il coraggio di cambiare il paese. Quindi andiamo avanti senza paura.

giovedì 20 gennaio 2011

Per piacere, mettiamo fine a questo spettacolo


di Marco Mitrugno


Per piacere, basta. Non ne posso più. Non ne posso più di questo presidente del Consiglio, che si sente libero di insultare le istituzioni dello Stato, come la magistratura. Non ne posso più di un presidente del Consiglio che crede di essere onnipotente; che crede di essere immune da ogni tipo di indagine, da ogni tipo di critica. Non ne posso più di un presidente del Consiglio che getta del fango sull'immagine della nostra nazione, che lede l'immagine dignitosa che l'Italia si è costruita anno dopo anno. 
Questo (potrebbe) essere il capitolo finale di uno spettacolo durato diciassette anni, di uno spettacolo che era cominciato con i migliori auspici, ma che sta terminando nel peggiore dei modi. 
Un presidente che temeva di essere logorato dai "traditori" finiani, ma che si sta logorando da solo con il suo atteggiamento arrogante, che mira a voler ergere una figura pia di se stesso e che vuol rovinare i politico (e non) che lo attaccano. 
Nessuno vuol negare a Berlusconi il diritto a difendersi, anzi deve difendersi; il premier ha il dovere di chiarire la sua posizione. Se veramente Berlusconi è innocente, se veramente non vuol rovinare ulteriormente la sua immagine, deve presentarsi davanti ai giudici e dire che quelle dei magistrati sono solo invenzioni. Ma ha già annunciato che non lo farà. Bene, così non fa altro che aggravare la sua posizione. Dovrebbe sapere che le risposte ai pm si danno durante gli interrogatori, non tramite le trasmissioni delle proprie reti o tramite videomessaggi.
Oltre al terremoto politico, l'indagine ha scaturito altri malumori: questa volta nei sindacati della Polizia e degli infermieri. Infatti i sindacati delle due categorie si sono indignati dopo aver appreso dalle intercettazioni telefoniche, che nei presunti festini di Arcore le ospiti indossavano abiti da infermiere e poliziotto.
Credo che sia giunta l'ora in cui Berlusconi capisca che il suo tempo è finito; il premier indichi chi deve prendere la guida del governo. Al paese serve altro: non serve parlare di gossip, servono misure per combattere la disoccupazione giovanile; servono provvedimenti che diano una spinta alla crescita economica dell'Italia. Ma fin quando ci sarà lui saremo tutti fossilizzati sul bunga bunga.

giovedì 13 gennaio 2011

Democratici allo sbando: il partito si spacca anche su Fiat



di Marco Mitrugno


Adesso per un po' di tempo ciò che affollerà le pagine dei giornali dedicate alla politica, sarà il dibattito sulla sentenza riguardante il legittimo impedimento. Non dimentichiamo che è in piedi un altra questione che sta arroventando gli animi: la questione dello stabilimento Fiat di Mirafiori. La Fiom e la Cgil, come tutti sappiamo non hanno firmato l'accordo, a differenza degli altri sindacati. I rappresentanti dei sindacati (Cgil e Fiom) hanno assunto una posizione molto ferma,, non accettano la proposta di Marchionne e non la accetteranno mai. L'affermazione dello stesso Ad Fiat ("Lasceremo l'Italia se l'accordo non passerà"), deve essere vista come una provocazione, mi sembra difficile immaginare l'Italia senza Fiat e la Fiat fuori dall'Italia. E' diversa la situazione che si è venuta a creare con la frase pronunciata da Berlusconi:"Se dovesse vincere il no, la Fiat fa bene ad andar via." Il giudizio è diverso perchè Marchionne può aver pronunciato quelle parole per "stimolare" gli operai a votare il sì al referendum; Berlusconi, invece, afferma parole che vanno contro l'Italia da un bel po' di anni e in questi ultimi giorni ne ha sparate due a distanza di poco: la prima a Berlino, definendo i giudici un patologia, la seconda è l'affermazione riferita alla Fiat. 


La questione è un'altra. Su questo tema, che è molto delicato, d'altronde riguarda un buon numero di lavoratori, la sinistra è stata sempre unita (o quasi). Infatti l'unico partito che si è mostrato spaccato è stato il Pd e non è una novità, con un'ala a favore dell'accordo e un'altra contro. Su questo argomento la sinistra italiana sta dando la peggiore immagine di se: la storia classifica la sinistra come la parte progressista, ma in questo caso sta dando dimostrazione di essere una forza ultraconservatrice, rischiando di scippare lo scettro del conservatorismo al Pdl  Gli slogan che si sentono in questi giorni sono hanno un retrogusto vecchio. Tutti fanno riferimento "alle conquiste del passato", che rischiano di "essere perduti" con questo accordo. La Fiom e la Cgil dimostrano di non volersi adeguare all'economia globale, anzi, sembra che si vogliano escludere; c'è chi veramente ha difficoltà a trovare un posto di lavoro, con un salario dignitoso, che permetta, per lo meno, di arrivare alla terza settimana del mese. 
Marchionne non lede i diritti; i cinque minuti in meno di pausa non possono essere considerati come un passo indietro dal punto di vista dei diritti dei lavoratori. Inoltre, anche le norme anti-assenteismo possono essere considerate tali. Gli operai, la Fiom, la Cgil facciano prevalere il buon senso.

lunedì 10 gennaio 2011

Se la "narrazione" di Nichi diventa la solita storia...


da "Fare Futuro"

di Federico Brusadelli

E così Nichi Vendola ha scelto. Ha scelto di essere “minoranza”, ha scelto di giocare la carta dell’appartenenza, ha scelto la strada della “identità” e della bandiera, declinata in questo caso nelle forme di un operaismo vecchio stampo e intrinsecamente antiriformista. Tutto questo mentre chiede al Pd di lavorare per mettere in piedi una “coalizione riformatrice” per il paese. E il primo passo è che il governatore della Puglia annuncia la sua presenza davanti ai cancelli di Mirafiori, assieme alla Fiom. Dunque mentre si sforza di costruire un “nuovo racconto” che parli al paese, che unisca e ricompatti un’Italia sfilacciata, mentre elenca sogni e aperture, mentre investe nei suoi “cantieri” postideologici, mentre invoca una nuova stagione per il centrosinistra e per l’Italia, il leader di Sel si ritrova alfiere di posizioni economiche conservatrici e “di parte”. C’è qualcosa di schizofrenico, nelle posizioni di Vendola. Ed è un peccato. Davvero. Perché l’idea di una nuova sinistra “osmotica” e sorridente, nemica dello scontro antropologico e felicemente patriottica (seppure a suo modo), impegnata a ridisegnare i propri confini e i propri contorni, con una nuova classe dirigente e una nuova piattaforma, con il coraggio di chiamarsi “sinistra” e allo stesso tempo di guardare avanti, oltre la fine del Novecento, ecco, quell’idea era bella. Era un buon investimento, per il futuro del nostro paese. Ma davanti ai cancelli della Fiat, il governatore pugliese tradisce quel sogno. Si allontana dall’orizzonte della leadership di un nuovo centrosinistra (contraltare di un “nuovo centrodestra”, si spera) per cedere al richiamo della “riserva indiana”, delle vecchie parole d’ordine. Insomma, la sua “narrazione” si restringe. E rischia di diventare nulla di più della solita, vecchia storia…

giovedì 6 gennaio 2011

Ricordando Acca Larentia...



di Marco Mitrugno


Era il 7 gennaio 1978. Come sempre i ragazzi del Fronte della Gioventù si ritrovavano nella sezione di via Acca Larentia, per partire insieme per un volantinaggio. Sembrava una giornata di militanza classica, i ragazzi dovevano distribuire i volantini che pubblicizzavano il concerto del gruppo di musica alternativa di destra degli "Amici del Vento". Purtroppo i ragazzi non immaginavano cosa gli stesse aspettando fuori dalla sezione. Infatti appena usciti dal sede del Msi, cinque militanti del FdG furono sommersi dai colpi sparati da diversi militanti di estrema sinistra. Morì sul colpo Franco Bigonzetti, ragazzo di vent'anni iscritto al primo anno di università. Vincenzo Segneri fu ferito ad un braccio, ma nonostante tutto riuscì a rientrare nella sezione . Francesco Ciavatta fu ferito e tentò di scappare utilizzando la scalinata adiacente la sezione del partito, ma fu inseguito e colpito dagli estremisti di sinistra e morì in seguito, durante il trasporto in ospedale.
In poco tempo la notizia dell'attacco alla sezione di Acca Larentia si diffuse nella capitale; arrivarono nei pressi della sede del Msi i maggiori esponenti come Giorgio Almirante e Gianfranco Fini, che era segretario nazionale del Fronte della Gioventù.
In seguito scoppiarono tafferugli tra i giovani missini e le forze dell'ordine: tutto fu provocato da un gesto di un giornalista che distrattamente gettò un mozzicone di sigaretta nel sangue delle vittime che si trovava sul selciato. Proprio in seguito agli scontri fu ucciso, da un colpo sparato da un carabiniere, Stefano Recchioni. I giovani missini scatenarono una guerriglia urbana, l'obiettivo era uno solo: la vendetta contro i compagni. Per due giorni la tensione fu alta, ma per fortuna non ci furono altre vittime.
Gli assassini dei ragazzi del FdG non sono mai stati condannati ed in seguito si scoprì che la mitraglietta Skorpion usata nell'attentato alla sezione missina, fu utilizzata in altri omicidi compiuti dalle Br.


La vicenda di Acca Larentia deve far riflettere. E' una delle pagine più brutte della storia repubblicana d'Italia. La violenza inaudita che si scontrò contro i giovani missini è la degenerazione della politica, il servizio all'Idea che si trasforma in violenza e morte. Ecco perchè anche oggi la politica deve cambiare, deve dire basta alle tifoserie e agli ultras. La classe dirigente pensi ai veri problemi della Nazione, invece di sparare sul "fascista" o sul "comunista" di turno. 
La strage di Acca Larentia deve essere un monito, si ritorni alla politica con la P maiuscola, quella vera, quella della militanza e del servizio al proprio ideale tramite gli strumenti "classici" come il volantinaggio. 
Il modo migliore per ricordare quei tre ragazzi è impegnarsi al meglio e credere fermamente nelle proprie idee. Le strumentalizzazioni non porteranno mai a nessun risultato.

venerdì 31 dicembre 2010

Ridateci Battisti!


di Marco Mitrugno


Il no all'estradizione di Battisti è arrivato. Tutti ce lo aspettavamo ma fino all'ultimo abbiamo creduto in una presa di coscienza da parte del presidente del Brasile, Lula, che non c'è stata. Prendiamo atto di questo comportamento da parte del presidente brasiliano e cerchiamo di mobilitarci in modo da essere il più vicini possibile ai familiari delle vittime uccise da Battisti. Molto spesso le idee del ministro Meloni possono essere considerate "estreme", ma la decisione da parte del ministro di prendere parte ad una manifestazione di piazza al fianco di Torregiani e di tutti i parenti che hanno pianto per colpa di Battisti. 
Leggendo alcune delle motivazioni, avanzate dall'ambasciatore del Brasile, qualche giorno addietro, fa pensare come in Brasile l'ex terrorista venga visto come un eroe, o meglio, come un combattente per il bene comune. Non dimentichiamo che Lula è espressione di un partito di sinistra e come ha dichiarato Gianmario Mariniello, è difficile disintossicarsi dal virus filo-comunista.
Quella del governo brasiliano è una decisione che non può essere compresa, che non ha diritto di essere compresa, perchè, se davvero la legge è uguale per tutti (e questa è la dimostrazione che non lo è!), un terrorista condannato a quattro ergastoli deve essere rinchiuso in carcere, ma non in un carcere qualsiasi, in un carcere italiano. 
Con la sua decisione, Lula ha insultato tutti gli italiani che hanno sete di giustizia, ha insultato le vittime che Battisti ha ucciso, ha insultato le famiglie delle vittime.
Sono ancora più vergognose le parole di Paolo Ferrero, leader di Rifondazione Comunista, che chiede di accettare la decisione del presidente brasiliano.
A questo punto non sarebbe sbagliato avviare ritorsioni diplomatiche, perchè pensare che Battisti potrà festeggiare il Capodanno come un cittadino onesto, fa venire i brividi.

lunedì 27 dicembre 2010

Caro Belpietro...


di Marco Mitrugno


Caro direttore Belpietro, vorrei spendere due parole sull'editoriale che è stato pubblicato sul quotidiano da Lei diretto. Innanzitutto vorrei farLe i complimenti, perchè inventare un storia come ha fatto Lei non è cosa semplice, si deve possedere non poca fantasia ed oggi ha dato dimostrazione che se fosse nato qualche tempo fa avrebbe potuto fare concorrenza ai fratelli Grimm.
Ma non importa lei potrebbe essere il cantastorie del decennio che sta per aprirsi: immagino Lei e Apicella che organizzate tour nazionali ed internazionali per cantare le gesta di re Silvio che combatte il male, rappresentato da Fini e tutti i "traditori".
Ma l'argomento centrale di ciò che sto scrivendo è un altro. In precedenza ho scritto che ho letto il suo editoriale (in parte), che non ho gradito. Vedo nel suo modo di scrivere e nel suo modo di trattare l'avversario politico, una degenerazione del mestiere del giornalista, che è da sempre sinonimo di libertà. Basta ricordare la nascita del giornalismo, durante la rivoluzione francese, quel fenomeno culturale e politico che ha fatto capire quanto sia importante la libertà, in tutti i contesti della vita. Ma forse nelle Vostre redazioni, del Giornale e di Libero, non conoscete la libertà, perchè siete devoti all'editore e a chi vi paga lo stipendio. Il giornalismo non può essere lo strumento per attaccare continuamente e quotidianamente l'avversario politico del momento, tanto meno inventando falsi scoop degni delle pagine di Novella 2000, che fanno viaggiare una cucina Scavolini per tutta l'Europa e che inventano falsi attentati per scopi propagandistici. Anche Lei, caro direttore, ha subito un attentato (almeno credo), quindi dovrebbe sapere quanto sia drammatico vedere davanti a sè una persona che vuole ucciderla. Perciò non capisco perchè ha messo in piedi questa sceneggiata,  che vuole vedere il presidente Fini come "regista" di un attentato ai propri danni, sol perchè vuol far ricadere la colpa sugli ambienti vicini a Berlusconi. 
Grazie a Voi il clima politico di questi tempi è sempre incandescente e non si riesce a trovare un punto d'incontro tra le varie forze politiche sui problemi importanti che attanagliano la nostra Nazione; portate avanti una caccia alle streghe, il cui motto è "O con Silvio, o morte" e non lasciate scampo a chi esprime un'opinione diversa da quella del grande capo. 
Credo che con il suo editoriale il giornalismo abbia toccato il fondo; questa professione è stata rovinata dal quotidiano da Lei diretto e dai suoi colleghi del Giornale. Lo pensa una persona che per un breve periodo ha scritto per alcune testate sportive e che è sempre attratta dal giornalismo.
Forse se il suo quotidiano iniziasse a pubblicare qualcosa di sensato, acquisterebbe qualche lettore in più; ma molto probabilmente a Voi questo non interessa, il Vostro unico interesse è il culto del capo.

martedì 14 dicembre 2010

E' una sconfitta, ma adesso viene il bello



di Marco Mitrugno


Il governo, malgrado tutto, ha ottenuto la fiducia. Bisogna prenderne atto e come ha ammesso il presidente questa è una nostra sconfitta. Ciò non vuol dire che la battaglia sia persa, concordo con chi dice che quella di Berlusconi è una vittoria di Pirro, una vittoria momentanea, che di fatto non garantisce che il governo andrà avanti fino al 2013. Nessuno è convinto che l'esecutivo porterà a termine il mandato, ne sono certi anche all'interno della Lega, che continua a pensare che le elezioni siano molto vicine.
C'è chi dice che quella di Berlusconi è una vittoria politica, ma non lo è. Il governo ha incassato la fiducia grazie ai transfughi del Pd e dell'Idv, che hanno sempre annunciato che se avessero avuto l'occasione di mandare a casa Silvio ci sarebbero riusciti, ma che hanno dato dimostrazione che anche dalla loro parte c'è chi si fa convincere con un sms.
Il presidente del Consiglio dice che non esiste un centrodestra alternativo a quello guidato da lui, confermando quello che ha affermato Roberto Menia nel suo intervento, ovvero il fatto che Berlusconi pensa che il centrodestra sia proprietà privata e appartenga solo alla sua persona.
Berlusconi ha vinto dal punto di vista numerico. Stop! Non sarà capace di governare e di portare a termine le grandi riforme di cui il Paese ha bisogno; le difficoltà verranno subito a galla, a partire dal voto sulla questione dei rifiuti napoletani; in più sarò curioso di vedere se Scilipoti, Calearo, e Cesario voteranno a favore di una riforma della giustizia, che invece di risolvere i problemi del settore, lo distrugge.
Ma ricordate cosa succedeva nel 2008? Il governo Prodi era appeso ad un filo, la maggioranza del centrosinistra era risicata e dipendeva da due o tre voti. La situazione era come quella che si è venuta a creare con il voto della Camera, ma mentre nel 2008 Berlusconi chiedeva le dimissioni di Prodi, adesso è più che mai attaccato alla sua poltrona di Palazzo Chigi.
In più venire a conoscenza del comportamento di Gasparri nel momento in cui gli è stato comunicato il risultato della Camera: infatti il presidente dei senatori del Pdl ha rivolto un bel dito medio nei confronti di Gianfranco Fini, che in quel momento era inquadrato dalle telecamere della Camera. Un gesto in pieno stile berlusconiano, che è la fotocopia della deriva politica che si sta raggiungendo in questa Nazione; non si fa altro che alimentare le tifoserie e guardando in diretta il voto alla Camera ne abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione.
Il tasto più doloroso della votazione è stato il no della Polidori e l'astensione di Moffa. Il voto a favore del governo è stata una sorpresa per tutto il gruppo di Fli. Se è vero che l'ex esponente di Fli è stata minacciata, ciò non fa altro che aggravare la sua situazione, perchè proprio in queste occasioni si deve avere il coraggio di far valere la Libertà, quella con la L maiuscola, di esprimere le proprie idee, magari prendendo esempio da Serenella Accorsi che ha avuto il coraggio di denunciare tutto ciò che le accade, da quando ha deciso di aderire a Generazione Italia.
La sconfitta è cocente, è vero ed è inutile negarlo, ma proprio adesso viene il bello, perchè adesso, in questo momento prevarrà la forza delle idee che contraddistingue e deve contraddistinguere Fli dagli altri partiti. Adesso Futuro e Libertà deve portare avanti una opposizione non durissima ma ferma sui propri ideali. Ed alla fine lasciamo da parte chi ha scelto di votare a favore del governo, perchè noi a differenza del Pdl non gridiamo al tradimento.

Intervento dell'On. Roberto Menia



Il bell'intervento dell'On. Roberto Menia, durante la discussione della mozione di sfiducia alla Camera dei Deputati.

venerdì 10 dicembre 2010

L'amico Vladimir boicotta il Nobel


di Marco Mitrugno


L'ha definito un dono di Dio (esagerando un po'), è forse il miglior amico del premier dal punto di vista politico, ma non rinnega le sue radici comuniste e sovietiche. Parlo di Vladimir Putin. Sul Corriere di mercoledì sono stati pubblicati due articoli riguardo la consegna del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, che fanno aprire gli occhi sul comportamento della Russia di Putin.
Il leader russo ha accolto l'appello della Cina, ovvero quello di boicottare la consegna del Nobel per la pace. Ecco che viene confermata la teoria che vede la Russia come una nazione che non è garante del rispetto dei diritti umani. Così gli asiatici scendono in campo al fianco di Stati come Iran, Cuba e Vietnam e guardare il passato di Putin, con i suoi tascorsi nel Kgb, non fa altro che alimentare determinate vedute.
Nonostante tutto Putin rimane uno degli alleati più vicini a Berlusconi. Per questo non capisco come il governo si dichiari a favore del rispetto, ma rimane molto vicino a leader e stati che se ne infischiano totalmente del rispetto della persona: dalla Russia alla Libia. Inoltre Berlusconi cerca di raccogliere consensi con la favola del comunismo e dell'anticomunismo; entrambe le correnti sono morte e sepolte ma al nostro Presidente piace fare discorsi anticomunisti a 21 dalla caduta del muro di Berlino.
Silvio, data l'amicizia che lo lega a Putin, avrebbe potuto tentare di far cambiare decisione ai russi; ma una persona che fa uccidere 200 giornalisti, difficilmente può cambiare idea sui diritti civili e la libertà d'espressione. 
E sentir dire dallo stesso Putin che l'arresto di Assange è antidemocratico ha davvero del paradossale.
Ancor più vergognose sono le minacce fatte dalla Cina alla Norvegia vista la consegna del Nobel ad un "criminale". A ritirare il premio sono state persone facenti parte dell'entourage di Liu, che vivono negli Usa, ma  la sedia riservata al dissidente è rimasta vuota. Chissà cosa avrà pensato Liu dalla sua cella, sapendo che nello stesso tempo lui doveva essere dall'altra parte per ritirare un premio, che è il frutto di una battaglia portata avanti per una vita.
L'Italia, indirettamente, si è resa protagonista di uno scandalo che vede interessata il partner economico più importante. La parte più bella è che una delegazione della Giovane Italia è stata ad Oslo per esprimere la loro solidarietà a Liu. Ma forse questi ragazzi non perdono la loro credibilità viste le alleanze della nostra Nazione?

mercoledì 1 dicembre 2010

La coerenza di Dell'Utri


di Marco Mitrugno

Molto spesso, quasi sempre, attacchiamo e critichiamo la nostra classe dirigente sullo spinoso argomento della "coerenza". Quante volte abbiamo criticato che secondo noi non è coerente con le proprie idee. E quante volte durante l'estate ed ancora oggi, ci sentiamo dire che non siamo coerenti perchè abbiamo "tradito" il Pdl e Berlusconi.
Ma tra tutti i deputati, senatori, ministri e sottosegretari c'è chi è coerente con la propria idea è il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. "Girovagando" per il web ho trovato un video di Sky Tg 24, dove Dell'Utri commenta la sentenza del processo d'appello, che lo ha condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Infatti il senatore del partito di Berlusconi considera "illogica" la sentenza. Inoltre lo stesso Dell'Utri crede che "non c'è nulla di provato, solo accuse di falsi pentiti. Ho sempre parlato di sentenze politiche e non posso che confermarlo". Con ciò il senatore non fa altro che confermare la teoria pidiellina del complotto, i giudici e tutti i magistrati vogliono sovvertire la volontà popolare, inventando inchieste ed indagini contro gli esponenti di Forza Italia prima e del Pdl poi.
A Dell'Utri viene posta un'altra domanda "scomoda" (credo che per tutte le persone oneste, una domanda del genere sia imbarazzante): la giornalista chiede all'esponente del Pdl se vuol ribadire il suo pensiero su Mangano e lui senza alcun problema risponde che continua a considerare lo stalliere di Arcore un eroe. 
Questa è l'ennesima dimostrazione che c'è una parte della nostra classe dirigente, che invece di difendere l'operato dei magistrati nella lotta alla mafia cerca di minare la reputazione e il buon lavoro fatto dai magistrati. E' vero che c'è una parte marcia della magistratura, come in ogni altro ambito, ma non per questo c'è il bisogno di demonizzare un'intera istituzione. Poi da qui si scatena la sfiduca da parte della popolazione nella classe politica e nella magistratura. E' anche vero che nel nostro paese se non si è condannati in tutti e tre i gradi di giudizio c'è la presunzione di innocenza, ma ciò non vuol dire che i politici e la classe dirigente d'Italia debbano essere avvantaggiati davanti a i tribunali.
E' un atteggiamento che una Nazione civile non può accettare.

martedì 30 novembre 2010

L'elenco di Piero Grasso a "Vieni via con me"




Il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ospite a Vieni via con me, declama il suo elenco.

venerdì 19 novembre 2010

Nella lotta alla mafia c'è bisogno di unità


Da "Generazione Giovani"


di Marco Mitrugno


C’era da aspettarselo ed infatti ieri era in prima pagina. Come di consuetudine “Il Giornale” ha fatto partire un’altra campagna, questa volta contro Roberto Saviano. Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri si sta scatenando contro l’autore di Gomorra, che nella scorsa puntata di “Vieni via con me”, ha affermato che la ‘Ndrangheta ha legami con la Lega. Come tutti sapete è scoppiata una polemica tra Maroni e Saviano, ma ne abbiamo sentito parlare abbastanza. Dunque, il quotidiano della famiglia Berlusconi ha cambiato bersaglio, dopo Boffo, Fini, ora è il turno di Saviano. Il giornalista campano non viene visto come un uomo coraggioso, ma come un avversario politico. Non viene riconosciuto che è una risorsa per la lotta alla mafia, ma viene visto come una minaccia che può rovinare la figura di questo governo. Nessuno mette in dubbio la bontà del lavoro portato avanti da questo governo, dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, ma in queste battaglia più si è meglio è. Sembra una frase fatta, ma non lo è. Ho imparato che la lotta alla mafia e all’ illegalità non deve avere colori politici, perchè per sconfiggere una volta per tutte la malavita c’è bisogno della “rivolta” di un popolo intero. Saviano non fa altro che questo, vuole far conoscere a tutti gli italiani cosa siano realmente la ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, la Camorra e la Sacra Corona Unita. Forse il quotidiano di Sallusti vuole far provare a Saviano cosa sia veramente la macchina del fango, non dimentichiamo che il giornalista l’ha duramente criticata nella prima puntata del suo programma. Sgarbi dice che la mafia bisogna combatterla sul campo, non vede Saviano come una persona coraggiosa: forse Sgarbi non sa che Saviano vive costantemente sotto scorta, che rischia quotidianamente la vita. Ma è un uomo coraggioso e si sa, quando si combatte contro la malavita i nemici escono da tutte le parti, anche dalla politica, perchè, non si può negare, le infiltrazioni mafiose c’erano, ci sono e, probabilmente, ci saranno. Se Saviano avesse fatto il nome di un partito di sinistra, la Lega e il Pdl avrebbero plaudito a ciò che avrebbe detto il giornalista. Pensiamo, però, al movimentismo anti mafia dei giovani e degli studenti. A Francavilla Fontana (Brindisi), si è svolta una manifestazione a favore della legalità, dove hanno partecipato più di duemila studenti coraggiosi, che non hanno paura della malavita. La cittadina pugliese è stata teatro di atti vigliacchi, che hanno visto morire un ragazzo di diciotto anni, perchè ha avuto la sfortuna di conoscere un pregiudicato. Non capisco perchè un problema sociale così importante debba essere vittima dei soliti steccati ideologici; contro la mafia bisogna che si formi un fronte comune, ci siamo stancati di vedere le liti su Saviano e sui veri eroi. Avere un ideale comune con il centrosinistra su questo argomento, non significa essere traditori e incoerenti, vuol dire voler bene alla nostra nazione.