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venerdì 19 novembre 2010
Nella lotta alla mafia c'è bisogno di unità
Da "Generazione Giovani"
di Marco Mitrugno
C’era da aspettarselo ed infatti ieri era in prima pagina. Come di consuetudine “Il Giornale” ha fatto partire un’altra campagna, questa volta contro Roberto Saviano. Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri si sta scatenando contro l’autore di Gomorra, che nella scorsa puntata di “Vieni via con me”, ha affermato che la ‘Ndrangheta ha legami con la Lega. Come tutti sapete è scoppiata una polemica tra Maroni e Saviano, ma ne abbiamo sentito parlare abbastanza. Dunque, il quotidiano della famiglia Berlusconi ha cambiato bersaglio, dopo Boffo, Fini, ora è il turno di Saviano. Il giornalista campano non viene visto come un uomo coraggioso, ma come un avversario politico. Non viene riconosciuto che è una risorsa per la lotta alla mafia, ma viene visto come una minaccia che può rovinare la figura di questo governo. Nessuno mette in dubbio la bontà del lavoro portato avanti da questo governo, dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, ma in queste battaglia più si è meglio è. Sembra una frase fatta, ma non lo è. Ho imparato che la lotta alla mafia e all’ illegalità non deve avere colori politici, perchè per sconfiggere una volta per tutte la malavita c’è bisogno della “rivolta” di un popolo intero. Saviano non fa altro che questo, vuole far conoscere a tutti gli italiani cosa siano realmente la ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, la Camorra e la Sacra Corona Unita. Forse il quotidiano di Sallusti vuole far provare a Saviano cosa sia veramente la macchina del fango, non dimentichiamo che il giornalista l’ha duramente criticata nella prima puntata del suo programma. Sgarbi dice che la mafia bisogna combatterla sul campo, non vede Saviano come una persona coraggiosa: forse Sgarbi non sa che Saviano vive costantemente sotto scorta, che rischia quotidianamente la vita. Ma è un uomo coraggioso e si sa, quando si combatte contro la malavita i nemici escono da tutte le parti, anche dalla politica, perchè, non si può negare, le infiltrazioni mafiose c’erano, ci sono e, probabilmente, ci saranno. Se Saviano avesse fatto il nome di un partito di sinistra, la Lega e il Pdl avrebbero plaudito a ciò che avrebbe detto il giornalista. Pensiamo, però, al movimentismo anti mafia dei giovani e degli studenti. A Francavilla Fontana (Brindisi), si è svolta una manifestazione a favore della legalità, dove hanno partecipato più di duemila studenti coraggiosi, che non hanno paura della malavita. La cittadina pugliese è stata teatro di atti vigliacchi, che hanno visto morire un ragazzo di diciotto anni, perchè ha avuto la sfortuna di conoscere un pregiudicato. Non capisco perchè un problema sociale così importante debba essere vittima dei soliti steccati ideologici; contro la mafia bisogna che si formi un fronte comune, ci siamo stancati di vedere le liti su Saviano e sui veri eroi. Avere un ideale comune con il centrosinistra su questo argomento, non significa essere traditori e incoerenti, vuol dire voler bene alla nostra nazione.
martedì 16 novembre 2010
Quando viene criticata la cultura...
Da "Generazione Giovani"
di Marco Mitrugno
Credevo che dopo la messa in onda della seconda puntata di “Vieni via con me” le polemiche dovessero affievolirsi. Ma in Italia, prima che una polemica si spenga, deve passare molto tempo. In questi giorni si è letto sui giornali e si è sentito ai telegiornali ciò che hanno scatenato gli inviti fatti a Fini e Bersani da parte di Fazio e Saviano, con la rivolta di Masi e tutti i pidiellini. Il programa è andato in onda regolarmente, ha fatto il suo record di ascolti (superando, per fortuna, il Grande Fratello), ma ha continuato a scatenare le polemiche, di tutti coloro che sono contro la buona televisione e contro le figure politiche che sono apparse ieri sera nello studio televisivo. Infatti questa mattina sono comparse su tutti i giornali critiche di ogni tipo ai conduttori e a Gianfranco Fini. Naturalmente tutte queste critiche sono arrivate da un solo partito: il Pdl. Tutto torna, le lamentele sono sempre dette dai soliti Cicchitto e Gasparri, ai quali si è aggiunto il ministro Maroni, che si è sentito colpito dal bellissimo monologo di Roberto Saviano sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia. Gli esponenti del Pdl, però, non si sono accontentati di attacare la trasmissione televisiva, ma se la sono presa anche con Fini che ha letto quali sono i valori di destra.
Andiamo per ordine. Il monologo di Saviano, che ha parlato per mezz’ora, partendo dalla nascita di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra fino alle infiltrazioni delle cosche calabresi nella politica lombarda. Quando il giornalista ha parlato delle infiltrazioni mafiose nella politica, ha fatto il nome della Lega, scatenando di fatto le ire del ministro Maroni, che ha chiesto un faccia a faccia in tv con Saviano. Naturalmente a dar man forte a Maroni ci si è messo il Pdl con Gasparri che ritiene “condivisibile” l’indignazione del ministro. Siamo alle solite: un giornalista che compie il suo dovere, denunciando gli affari sporchi e illeciti della mafia, che denuncia gli accordi mafia-politica, che invece di essere difeso e tutelato, come dovrebbe fare un governo responsabile, viene attaccato perchè cita un esponente della Lega che avrebbe contatti con ambienti poco raccomandabili. Si segue sempre l’esempio di quella gente che vede nei mafiosi i veri eroi e non ci si rende conto che c’è chi quotidianamente rischia la vita sognando un’Italia migliore. Inoltre Saviano non è uno sprovveduto, cita dei dati che sono estratti dalle varie inchieste. Ma a loro non interessa il lavoro dei magistrati, perchè sono deviati mentali e quindi è tutta un’invenzione. Oltre all’ottimo lavoro di Saviano, viene criticato anche l’elenco dei valori della destra che è stato declamato da Gianfranco Fini. In molti non l’hanno gradito: per Gasparri (c’è sempre lui in mezzo) “è stato come un compito di quinta elementare”; Cicchitto ha definito la trasmissione come un misto tra “settarismo e mediocrità” e naturalmente non poteva mancare il giudizio de “Il Giornale” che parla di apertura della campagna elettorale. Magari loro avrebbero gradito se quell’elenco fosse stato letto da Berlusconi, ma non sappiamo se poi i valori descritti sarebbero stati l’amor di patria, l’etica pubblica e il senso dello stato. E come ha già scritto Gianmario Mariniello aspettiamo che sia invitato il premier e vedremo quale sarà il suo elenco di valori. Questa è l’ennesima prova che in Italia viene criticata anche la cultura.
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