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sabato 1 ottobre 2011

La Lega tra Romano e la base




di Marco Mitrugno
Dopo il voto contro la sfiducia al ministro dell’agricoltura, Saverio Romano, nella Lega è scoppiata una vera e propria rivolta. La base del partito di Bossi non ha accettato la scelta dei vertici nazionali, tanto che qualche militante in camicia verde è arrivato a dire che i capi del Carroccio non saranno risparmiati dal lancio di monetine. Una situazione, quella che si sta sviluppando in casa Lega, che sta mettendo in seria difficoltà i vari Bossi, Maroni e Calderoli.
I militanti leghisti non capiscono che fine abbiano fatto gli ideali della Lega. Tutti ricordano che nel 1993 dai banchi del Carroccio, spuntavano i cappi, adesso non si capisce come un partito che lottava per la legalità abbia perso la faccia in meno di due settimane: dal salvataggio di Milanese a quello di Romano. Su internet è partita la rivolta della base leghista. Sui forum di matrice padana non viene risparmiato nessuno, da Bossi a Berlusconi. C’è chi dice:”Vergogna a tutti i leghisti che hanno permesso che il Parlamento diventi rifugio per delinquenti.” Chi con Berlusconi perché non fa chiarezza sulle sue posizioni nei vari procedimenti giudiziari a suo carico. Ci sono i nostalgici, che ricordano i primi anni di vita del partito di via Bellerio, quando Bossi si scagliava contro la partitocrazia, contro la mafia e l’illegalità e parlava di secessione senza alcuna paura. Ed infine c’è chi dice che la Lega cerca di confondersi tra partito di lotta e di governo.
E’ una linea politica che non va giù agli amministratori e agli elettori leghisti. Infatti ci sono casi di outing, come quello del sindaco di Macherio, che non è riuscito a trattenersi e in una lettera inviata al Corriere ha espresso tutto il suo rammarico per la gestione del partito da parte dei vertici romani. Giancarlo Porta, non ha peli sulla lingua, non ha paura di essere espulso e in tal caso dice di volersi rimettere ai leader del Carroccio. “Ho anch’io i miei sospetti sui mille interessi della Lega” scrive “Mi prende profonda tristezza nel vedere traditi i miei ideali di onestà, rettitudine e coerenza delle idee”. Una lettera dura che ne ha per tutti, Porta dice di non essere un traditore, “Traditore è chi guadagna poltrone, non chi le perde. Dall’interno poi vedo troppi ‘furbi’ che si azzuffano per le poltrone, ovviamente imbottite di stipendi”. Ed infine il colpo finale, riservato a Roberto Calderoli, che a Venezia aveva detto ai sindaci che ‘senza la Lega non siete niente e ritornerete polvere’. Un’affermazione che non è piaciuta a Porta, che ha replicato:”Non può denigrare in questo modo chi lavora per il bene del popolo e soprattutto per dare alla Lega una bella immagine, quella che si meriterebbe. Forse anche lui prima di fare il ministro avrebbe fatto meglio a ricoprire l’incarico di sindaco.” Un attacco duro, che mai nessuno aveva fatto a viso aperto contro i vertici leghisti.
Una cosa è certa: da quando la Lega è entrata nei palazzi del potere ha cambiato atteggiamento. Non parla di secessione, ma di federalismo. Lottava contro il potere politico nelle società pubbliche, oggi è il partito che ha le mani in pasta, più di chiunque altro. Bocconi che non scendono ai militanti che fanno politica per strada, tanto esasperati da sperare che il governo cada il prima possibile.

mercoledì 4 maggio 2011

Berlusconi, la Libia e la Lega...


di Marco Mitrugno

L'Italia bombarda la Libia, la prima missione c'è già stata, a tre giorni dall'annuncio di Berlusconi. C'è da dire che era ora che l'Italia si decidesse ad impegnarsi maggiormente nella questione libica; la vicenda è quasi comica, perchè B. era quello che baciava l'anello a Gheddafi, era quello che era dispiaciuto per Gheddafi, era quello che voleva mediare con Gheddafi, adesso è quello che bombarda Gheddafi. Non è molto credibile e Gb, Francia e Usa se ne sono rese conto molto prima di questa giravolta. D'altronde non si può pretendere molto: il nostro ministro degli Esteri cerca le carte per incastrare Fini, invece di farsi valere in campo internazionale.
L'intervento dell'Italia in Libia è sacrosanto ed è arrivato in ritardo: siamo il paese più vicino alla Libia eppure siamo gli ultimi che hanno deciso di bombardare; siamo il paese più vicino alla Libia, le conseguenze dell'immigrazione sfrenata le paghiamo noi italiani e B. ha atteso il giorno di Pasquetta per prendere una decisione seria.
La favola del berlusconismo sta finendo e lo si capisce da quello che dicono gli intellettuali, giornalisti e diplomatici. Qualche giorno fa a Ballarò, Luttwak ha dichiarato che ora come ora nessuno crede più in Berlusconi, neanche quelli che lui definisce suoi amici.
Intanto la Lega sta storcendo il naso: è contro il bombardamento della Libia e l'Umberto nazionale sta provocando più di qualche mal di pancia a Berlusconi, che se dovesse perdere la Lega, perderebbe di fatto il potere.
Salvini, Maroni e Castelli continuano a sparare a zero su Silvio perchè il Carroccio non è stato interpellato ed adesso il governo rischia davvero, forse rischia più di quanto ha rischiato il 14 dicembre scorso. Tra l'altro la base leghista non ne può più di B., ascoltando Radio Padania sembra di essere ad un comizio dei "famigerati comunitsti", invece sono gli elettori del governo a parlare.
Sarà che i professori rossi sono impegnati ad indottrinare i leghisti e i giovani padani, ma Silvio non gode dello stesso consenso di cui godeva solo fino a qualche anno fa.
Ma dovrebbe farci l'abitudine, perchè, come diceva il buon Giovanni Falcone, ogni fenomeno umano ha un inizio ed una fine. E' la storia.

mercoledì 15 settembre 2010

La scuola leghista


Questa è l'ultima delle decisioni molto discutibili della Lega, quella di "stampare" con il sole delle Alpi una scuola pubblica di Adro, comune che è ritornato all'onore della cronaca. Infatti è già la seconda volta che il Sindaco Lancini è al centro delle polemiche, dopo che, durante il passato anno scolastico, aveva "tolto" a dei bambini extracomunitari la mensa poichè i genitori non riuscivano a pagare la retta.
Il bello di questa vicenda è che la Lega sta ricevendo attacchi da qualunque schieramento politico, ma, in tipico stile leghista, non ne hanno paura e vanno avanti senza problemi, fregandosene del pensiero altrui.
Quando lunedì a "L'Infedele" erano ospiti Lancini e Borghezio, è stata tirata fuori la questione e il sindaco di Adro è riuscito a dire che il sole delle Alpi non è un simbolo leghista, ma un simbolo già usato nel 1600. In effetti è vero, perchè il sole delle Alpi è un simbolo celtico. La cosa curiosa è che sulla scuola di Adro il simbolo è stato riportato con il verde, colore che identifica la Lega.
Cercando su internet, ho cliccato sulla descrizione che dà Wikipedia e si può notare come il sole delle Alpi sia usato in tutto il mondo, ma non sia verde.


Inoltre si apre un dibattito sui simboli politici. Tutti noi sappiamo che simboli come la svastica, il fascio littorio e la croce celtica siano molto più antichi delle dottrine che rappresentano. Negare che il sole delle Alpi rappresenti la Lega, è come negare che la svastica rappresenti il nazismo, che il fascio littorio rappresenti il fascismo e che la croce celtica rappresenti la destra italiana post-fascista.
Chissà quali sarebbero state le reazioni della Lega se in una scuola dell'Emilia, la falce e il martello fosse stata stampata sui banchi, sui cestini e sulle panchine. Naturalmente le polemiche sarebbero giuste. Però loro non ne vogliono sapere, perchè il sole delle Alpi fa parte della loro identità.
Questo della Lega è l'ennesimo gesto provocatorio, anche perchè non è stato esposto il Tricolore fuori dalla scuola.
La Lega, quindi, cerca di attirare se non di indottrinare i bambini che frequentano la scuola di Adro, quasi come fossero piccoli balilla verdi.