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venerdì 12 agosto 2011

Mitrugno (Fli): "Caro Ferrarese, le province devono essere abolite"

"Il presidente Ferrarese non si rende conto di quanto denaro pubblico venga speso per mantenere in piedi le province."
Lo afferma in una nota Marco Mitrugno, componente del coordinamento provinciale di Fli e membro di Generazione Futuro.
"Ferrarese sembra essere uno dei vecchi politici della Prima Repubblica, attaccato al potere e alla poltrona, fregandosene del bene dei cittadini. La sua proposta di incorporare gli enti di secondo grado all'interno delle Province, è fuori dal mondo. In un periodo di crisi come questo è giusto tagliare i costi della politica, partendo dagli enti, come le province, che risultano inutili. Il presidente dice che tramite la sua proposta si possono risparmiare milioni di euro. Ma molto probabilmente non sa che con l'abolizione delle province si risparmierebbero miliardi. Basti pensare che nel 2010 la spesa pubblica per mantenere le province è stata di 14 miliardi di euro e che solo il 27% è stato speso per migliorare i servizi del cittadino. Il restante 73% è stato utilizzato per pagare dipendenti, auto blu, spese di rappresentanza, rimborsi spese, bollette.
Inoltre - continua Mitrugno - l'intenzione di voler affidare la gestione degli enti di secondo grado ai consigli e alle giunte provinciali, aumenterebbe il potere dei professionisti della politica, che non aspettano altro che prospettive come queste.
Sulla questione riguardante le province - conclude Mitrugno - Fli, ed in particolare Generazione Futuro, è in azione in tutta Italia con la raccolta firme per la proposta di legge d'iniziativa popolare che ha come obiettivo l'abolizione delle province e l'accorpamento dei comuni inferiori ai mille abitanti. Forse questa scelta rovina i piani di molti politicanti, ma la gente continua ad aderire alla nostra campagna."

giovedì 19 maggio 2011

Adesso tocca a noi!



di Marco Mitrugno

La due giorni che tutti attendevano è passata. Ora si potranno fare i bilanci, ci si potrà confrontare sulle alleanze per i ballottaggi. Le elezioni hanno sancito l'inizio della fine del percorso politico di Berlusconi, che nella sua capitale, Milano, ha visto Pisapia sorpassare Letizia Moratti. Il premier aveva affermato che questa tornata elettorale sarebbero equivalse ad un referendum nei suoi confronti e sicuramente non può essere contento del risultato. Quello che più fa scena sono le parole di Ferrara e di Feltri, che non hanno paura di criticare la campagna elettorale e Berlusconi stesso: durante il programma televisivo "Porta a Porta", Ferrara è stato durissimo accusando il premier di rinunciare volontariamente al contraddittorio con le forze di opposizione. Un altro fattore che fa riflettere è il silenzio della Lega: durante la campagna elettorale il Carroccio non ha "alzato" la voce come aveva fatto in altre occasioni. Bossi ha mantenuto le distanze dalla Moratti e per Berlusconi non è un buon segnale. Inoltre Castelli ha detto che è da ipocriti negare il cattivo risultato del capoluogo lombardo.

Ma oltre alla sconfitta (bruciante) subita dall'asse Pdl-Lega, c'è il buon risultato del Terzo Polo. L'alleanza tra Fli, Udc e Api è giovane, non ci si poteva immaginare un risultato stratosferico. C'è da dire che le percentuali raggiunte sono soddisfacenti ed è su quei dati che si deve costruire la futura azione politica. Fli sta rispettando le aspettative e chi dice che il partito di Fini è inesistente sbaglia: in Puglia, Campania e Basilicata, Futuro e Libertà ha avuto punte che vanno dal 6% al 9%.

Un dato, però, è molto importante: il vento sta cambiando e la variazione della direzione politica italiana lo si deve, in buona parte, all'impegno dei giovani. In tutta Italia, Generazione Futuro ha presentato ragazzi volenterosi di voler cambiare la storia. In alcune parti d'Italia sono stati eletti ragazzi di GF. Il simbolo di questa tendenza è Sara Giudice, la ragazza che si è scagliata contro il sistema berlusconiano. Ha ottenuto 1208 voti di preferenza e solo per un pelo non raggiunge il quorum che le avrebbe permesso di sedere al fianco di Manfredi Palmeri a Palazzo Marino.

Berlusconi è sulla via di non ritorno, la politica italiana è ad una svolta storica. Storica perchè dopo diciassette anni il sistema politico del premier ha subito una forte battuta d'arresto. "Adesso tocca a noi!" Così recitava lo slogan della convention di Generazione Futuro di Bari. Il processo sarà molto lento, ma è il momento giusto per i giovani. I ragazzi under 30 devono ritornare ad appropriarsi della politica, devono essere protagonisti del loro tempo. Certo ascoltando Grillo è difficile e deve far riflettere il risultato raggiunto dal Movimento 5 Stelle: c'è un'avanzata dell'anti-politica.

Negli ambienti giovanili si respira aria positiva dopo la sconfitta di Berlusconi, ma i ragazzi non si sentono galvanizzati dall'avanzata degli estremisti, che, invece di parlare dei problemi della gioventù, pensano ad attaccarsi personalmente, anzichè farlo sui programmi.

In questo momento deve recitare un ruolo importante Fli, superando le divisioni interne e avvicinandosi alla gente. Solo in questo modo si può costruire un programma politico serio e realista.
 

mercoledì 27 aprile 2011

Una poltrona per la Siliquini...

da Generazione Futuro

di Marco Mitrugno

In questi giorni i disponibili dovrebbero ottenere nuovi posti nel governo di Berlusconi. Dopo Romano, che è stato nominato ministro dell'agricoltura, altri deputati, che con il loro senso di responsabilità mantengono in piedi un governo che non ha più niente da dire, dovrebbero trovare posto nell'esecutivo.
Si fanno vari nomi tra cui quelli dei futuristi pentiti come Bellotti, Rosso e Polidori e se i loro nomi faranno parte della pattuglia che governa l'Italia, avremo la conferma che la scelta di lasciare Fli è stata dettata dal senso ideale.
Non dimentichiamo una personalità importante del movimento responsabile: Francesco Pionati. Lui, che in compagnia del mitico Scilipoti, ha messo insieme il movimento di responsabilità e che "giustamente" rivendica una poltrona sicura, perchè quella da parlamentare non basta.
Pretendono quello che gli spetta, i responsabili sono la terza gamba del governo, sono loro a decidere se il governo deve vivere o morire: senza dubbio con i posti da sottosegretario il governo potrà vivere tranquillamente fino all'appuntamento elettorale del 2013. Ma i mugugni già ci sono. I disponibili (ops! responsabili) sono contrari all'intervento militare in Libia e insieme alla Lega, hanno messo in seria difficoltà il governo sulla decisione assunta da Berlusconi il giorno di Pasquetta.
I responsabili, però, non si accontentano di qualche posticino nel governo, vogliono qualcosa di più. Ed ecco riapparire Maria Grazia Siliquini: sì proprio lei, la deputata che il 14 dicembre ha piantato in asso Fli, passando ai responsabili e che ha ottenuto un posto nel Cda delle poste. Bene, il suo nome è affiancato alla questione Consap: in questi giorni devono essere nominati l'amministratore delegato e il presidente. La Siliquini e Masi sono i maggiori indiziati per questi incarichi. Toh, che coincidenza!

venerdì 8 aprile 2011

Nè Pd, nè Pdl



di Marco Mitrugno


In questo mio pezzo scoprirete il motivo reale per cui ho deciso di chiamare il mio blog sul "Futurista", Lo stonato.
Quello che in questi giorni sta accadendo all'interno di Fli sta infervorando gli animi: colombe vs falchi (definizione ornitologica che non dovrebbe essere più usata) se le stanno dando di santa ragione. Da una parte Granata, con Flavia Perina attaccano le cosiddette colombe perchè non vogliono saperne di un'allenza con Pd e il resto della ciurma di centrosinistra. Dall'altra parte Urso e Ronchi, che non ci stanno a vedere Fli alleato con i democratici e che credono che c'è bisogno di superare la fase dell'antiberlusconismo.
Si sta facendo confusione, fin troppa e dal mio punto di vista non c'è la volontà di sedersi intorno ad un tavolo e di ragionare cercando di arrivare ad un accordo.
Il tutto è partito dalla proposta di Antonio Pennacchi, quella di un'alleanza "fasciocomunista" per le amministrative di Latina, dove lo scrittore vorrebbe vedere Fli appoggiare il candidato di centrosinistra. Le argomentazioni presentate da Pennacchi credo che non siano sufficienti. Non si può motivare un accordo di questo tipo con l'affermazione "è ora che i fascisti, ritornino alla casa madre. Bisogna ricomporre la frattura del 1914". Innanzitutto si deve precisare qualche punto: prima di ogni cosa non siamo fascisti, qualcuno lo è stato a suo tempo, ma ormai si è disintossicato; secondo punto: Fli doveva essere il partito del futuro e adesso c'è chi ci dice che si deve ricomporre lo strappo del 1914. Ma soprattutto quali sono le proposte di Pennacchi per Latina? E' troppo facile dire che l'obiettivo è quello di battere l'antistato, ma non basta, non è sufficiente per motivare un'alleanza con il Pd. Ci sono molte, troppe differenze tra noi ed i democratici, però nulla toglie che ci possa essere dialogo, nient'altro che dialogo e dibattito.
Se l'azione politica di Fli dovesse basarsi sull'antiberlusconismo, rischia di fare la fine dell'Idv e di tutti quei movimenti nati in chiave anti-Berlusconi. Lo scrive una persona che ha scritto molti articoli senza aver paura di  criticare B. ed il suo governo. Personalmente credo che Fli non possa affiancarsi alla falce e il martello, per gli stessi motivi che ci dividono dal Pd; buona parte degli esponenti ed iscritti a Fli è gente che ha militato nel Msi e in An. Chi sventola la bandiera rossa con quei simboli crede che l'Urss fosse la forma di stato perfetta; gente che crede che lo statalismo sfrenato possa fare bene all'economia.
Con Futuro e libertà si è avviato un nuovo percorso, quello del Terzo Polo; rifiutare l'alleanza con il Pd, non vuol dire allearsi con il Pdl. A questo punto per coerenza sarebbe giusto creare una coalizione con le forze alleate di Fli, così come si è fatto a Napoli e a Milano.
E' ora di chiudere questa lotta fratricida in nome del berlusconismo e dell'antiberlusconismo, a perderci è Fli ed a guadagnarci è B.

lunedì 3 gennaio 2011

Panico Berlusconiano? Con Fini rinasce la Destra



da "Il Secolo d'Italia"


di Alfredo Borgorosso


Massimo Fini, scrittore e polemista di razza, ricorda di aver ricevuto la più lunga «standing ovation della carriera, nel 1985 a Taormina. Ero con Giorgio Almirante ad una convention dei giovani del Msi. Ricordai che per me era inspiegabile l'atlantismo di certa destra..». Firma de Il Fatto quotidiano, direttore del mensile La voce del ribelle, è un disincantato osservatore delle vicende italiane. Segue invece con passione l'evolversi degli scenari geopolitici internazionali, «deluso dalla scarsa tensione per l'interesse nazionale declinata dalle nostre classi dirigenti».
Fini, "mala tempora" per la politica italiana?Una premessa è doverosa: delle vicende di Palazzo mi interessa poco. Per me conta molto di più quello che succede in Afghanistan.
Nessuno ci impedisce di parlare anche di politica estera...Bene. Allora abbiamo assistito negli ultimi mesi ad una fase interessante. Si è registrato il disfacimento del Pdl e del suo leader, una disgregazione politica e anche umana. La stessa passione smodata per le giovanissime del Cavaliere, che mi guardo bene dal condannare, è un segno di senilità... Prima o poi, più prima che poi, questo impero berlusconiano cadrà. La novità è stata lo strappo di Gianfranco Fini, con una distinzione coraggiosa, ma venuta molto tardi.
Il sistema tendenzialmente bipolare sta mostrando crepe?Si sta formando una nuova aggregazione nella quale la parola "moderato" può avere un senso. Berlusconi e i suoi sono tutt'altro che dei moderati. Sono energumeni, lo si è visto.
Non c'è più un solo centrodestra in Italia...Prima si è allontanato Casini, che rappresentava l'impianto democristiano, ora si è aggiunta la posizione della destra di Fini: una rottura mai vista negli ultimi sedici anni. Non era possibile definire con questa categoria, quella di "destra", un partito come il Pdl, che attacca ogni giorno la magistratura, scardinando il riferimento alla "legge e ordine".
Potendo aggiungere all'ultimo suo libro, "Senz'anima, Italia 1980-2010", un ritratto di un personaggio politico che l'ha sorpresa, su chi si soffermerebbe?In tanti mi hanno compito in negativo. Nel bene, mi piacerebbe raccontare Italo Bocchino. Nel dibattito sulla fiducia alla Camera ha detto cose chiare e di destra.
Il 14 dicembre è la data spartiacque nell'ex maggioranza di governo?Il mondo che veniva dal Msi e An ha ritrovato con Fini la sua anima. Ovviamente diversa da quella un po' truce dei tempi della Fiamma. L'alleanza con Berlusconi ne aveva cancellato la ragione sociale.
Intanto nel Paese si è sviluppata una forte protesta giovanile.Un disagio autentico ha attanagliato le piazze studentesche. Non si è trattato solo di una contestazione per una legge più o meno sbagliata. I giovani, che hanno maggiori energie degli anziani altrettanto arrabbiati, hanno dato una rappresentazione di un malessere più profondo.
Che differenze ci sono tra i moti del Aessantotto e quelli recenti di Roma?Il movimento studentesco, promosso da giovani della borghesia guardati con sospetto dalla classe operaia, cavalcava una ideologia morente, il marxismo-leninismo. Fu un bluff nei suoi dirigenti, che ambivano - come poi è avvenuto - a diventare direttori del "Corriere della Sera"... L'attuale protesta giovanile è sintomo della crisi dei ceti medi, che vivono ai margine della soglia di povertà. Non ci sono motivazioni ideologiche ma esistenziali.
Chi è più avanti nell'ascolto di queste sollecitazioni?Nessuno. La classe politica è troppo distaccata dal resto del Paese. E quando intercetta certe proposte, lo fa strumentalmente... In futuro ci saranno sempre più frequenti manifestazioni di piazza, soprattutto con l'impasse economico che viviamo. 
Quale sarà la strada di una forza repubblicana, sociale e nazionale?È attesa da un cammino ardito. Il berlusconismo ha corrotto non solo tanti parlamentari ma anche buona parte dell'elettorato. Ma Fli offre una nuova casa alla destra. Nel Pdl ormai è difficile trovare una persona per bene.

martedì 14 dicembre 2010

Intervento dell'On. Roberto Menia



Il bell'intervento dell'On. Roberto Menia, durante la discussione della mozione di sfiducia alla Camera dei Deputati.

venerdì 26 novembre 2010

Recuperiamo la figura di Marinetti



di Marco Mitrugno


Filippo Tommaso Marinetti è da sempre un'icona della destra italiana. Molti citano l'artista italiano, ma in pochi conoscono, o meglio, ne condividono il pensiero.
Marinetti nacque nel 1876 ad Alessandria d'Egitto; nonostante i suoi studi di giurisprudenza, ha sempre espresso la sua passione per la letteratura. Letteratura, però, che non doveva essere quella tradizionalista, ostaggio delle accademie e della sintassi, ma libera da ogni schema; infatti il fondatore del futurismo usò il metodo delle "Parole in libertà". Diede vita ad una rivoluzione letteraria e poetica che fu molto criticata ma divenne parte integrante della letteratura italiana. 
Uno degli aforismi del fondatore del futurismo è "Insegniamo la voluttà d'esser fischiati", che fa capire come il movimento culturale non avesse paura delle critiche, per esempio quelle che arrivavano tramite le "serate futuriste".
La forza di Marinetti stava nell'affermare le sue idee progressiste, in un'Italia filo-conservatrice, che tentava di rifiutare ogni tipo di progresso in qualsiasi campo. Sicuramente molte delle idee del poeta erano improponibili negli '10 e '20 ed oggi lo sono ancor di più. Basti pensare che FTM era un fervente oppositore del Vaticano, che dall'artista era visto come un fattore che rallentava il progresso dell'Italia; si può ricordare l'uso, secondo Marinetti, che bisognava fare dei canali di Venezia: riempirli con le macerie dei palazzi antichi e delle chiese per dar spazio alla costruzione di edifici industriali e alla nascita di poli militari.
Queste vedute, come altre (la guerra come igiene del mondo), sono anacronistiche: cosa sarebbe l'Italia  senza le chiese e i palazzi antichi, che fanno parte del patrimonio culturale nazionale? Cosa sarebbe stato il mondo , se tutti, i paesi del globo intendessero la guerra come igiene del mondo?
Riconoscere alcune "falle" nel pensiero marinettiano, non vuol dire che non si possa prendere spunto dallo stesso. 
Credo che un obiettivo molto importante che Futuro e Libertà deve raggiungere, sia quello di rompere completamente con alcuni elementi che lo legano alla vecchia destra.
Questa destra nuova, deve lasciar da parte alcuni simboli tradizionali, che hanno sempre condito la cultura del MSI prima e di AN dopo, a partire da saluti, cosiddetti del legionario e della parola "camerata". Si capisce che per molti hanno un significato molto importante, specialmente per chi ha militati nel FdG, ma sono simboli vecchi, che non rappresentano la nuova gioventù, c'è la necessità di creare un qualcosa di innovativo.
La sciamo da parte quel "triumvirato" di valori come Dio, Patria, Famiglia. Attenzione però, questo invito arriva da un conservatore, ma è arrivato il tempo  di cambiare. I valori della religione, della Patria, della famiglia, devono essere temi centrali della nostra azione politica: l'importanza della nazione e della sua unità, l'importanza della cultura cristiana nella nostra società, l'importanza della comunità familiare. Questi concetti potrebbero essere riadattati: laicità positiva, riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto eterosessuali.
L'ottica e il pensiero di Marinetti devono essere presenti nella vita quotidiani di Fli: l'amore per la temerarietà, per l'azione, la volontà di gettare il cuore oltre l'ostacolo, l'essere audaci.
Questi devono essere concetti cardine, affinchè si possa avere una migliore partecipazione all'interno della vita pubblica.
In molti ci hanno criticati: ci dicono che siamo falsi futuristi; ci dicono che il futurismo era tutt'altro. Ma non è vero: il futurismo lanciava sfide difficili e complicate da vincere e noi, insieme al Presidente Fini, abbiamo lanciato la nostra sfida alle stelle.

martedì 23 novembre 2010

Tremaglia:"B. peggio di Salò"


Dalla Repubblica di Salò a Futuro e Libertà. Passando, in oltre sessant'anni di militanza, per il Movimento Sociale, Alleanza Nazionale e il Pdl. Fino al congresso di Perugia, a quella frase sfuggita dalle labbra appena prima di scendere dal palco: «Alla faccia di Berlusconi». È la storia di Mirko Tremaglia, una vita spesa nel nome dell'italianità («è tutta la vita») e dei diritti degli italiani all'estero, a cui riuscì, con una legge approvata il 20 dicembre 2001, a dare il voto. La prima volta, alle elezioni del 2006, con esito infausto per il centrodestra. Al punto che Berlusconi attaccò violentemente il padre della norma, minacciando addirittura di eliminarla. Tremaglia non l'ha perdonato. E oggi si spinge fino ad affermare che l'Italia di Mussolini era «più seria, più italiana» di quella di Berlusconi, a cui va «sicuramente» preferita l'esperienza della Repubblica Sociale. Contrattaccando su tutta la linea: «Berlusconi ha detto che manderà in pensione gli italiani all'estero», ribatte a L'espresso, «ma sarò io a mandare in pensione lui».

Onorevole Tremaglia, chi è Silvio Berlusconi?
È un uomo strano, che vuole essere il primo della classe dappertutto. Ma non si rende conto che deve fare il Presidente del Consiglio, un ruolo che richiede un senso delle Istituzioni oltre che l'intelligenza.

Invece lui non lo fa?
Il presidente del Consiglio deve fare il presidente del Consiglio. E invece fa tutt'altro. Ne fa di tutti i colori. Ad esempio, quando dice che è il più grande presidente degli ultimi 150 anni. Quando fa i suoi giochi di prestigio, anche nella sua vita privata. Ci sono situazioni interpersonali che dovrebbe rispettare. E invece insiste. Ora, io potrei dirle, ma non le dico. Però potrei dirle.

Preferisce alludere.
No, posso dirle che ci sono state delle situazioni di scontro sul piano personale, nei miei confronti, che sono state veramente indecenti. E sulle quali io non ho mai messo lingua. Ho sempre taciuto per non portare i discorsi su un piano miserevole. 


Immagino ci sia di mezzo quando Berlusconi la accusò di aver fatto vincere le elezioni del 2006 alla sinistra...
Io ho fatto delle denunce all'autorità giudiziaria. Che non si è mai pronunciata.

Lei sostiene di aver «portato a compimento la democrazia in Italia» dando il voto a milioni di italiani all'estero. Ma pensa che il nostro sia un Paese compiutamente democratico?
No, e uno dei motivi per i quali ho votato contro la fiducia a Berlusconi alla Camera è stato proprio questo.

Berlusconi è antidemocratico?
Sì. È stato lui a dare il via a una legge per il reato di immigrazione clandestina. Che colpisce i migranti non perché commettono una qualche infrazione, ma per il semplice fatto di essere migranti. Ma se questa regola fosse stata applicata a noi italiani, che siamo arrivati a oltre 90 milioni di migranti, avremmo dovuto essere mandati via. E poi questo governo ha dimenticato gli italiani nel mondo. Su cui Berlusconi ne ha dette di tutti i colori. La mia legge, invece, va modificata introducendo lo scrutinio segreto nelle ambasciate e nei consolati. E il ministero per gli italiani all'estero va ripristinato.

È questo l'unico aspetto antidemocratico del governo Berlusconi?
No, situazioni controverse ce ne sono tutti i giorni, che vengono denunciate da varie parti politiche, non solo da sinistra. Noi dobbiamo ragionare per bene, da italiani. Siamo in una situazione partitocratica che distrugge tutti i diritti degli italiani. Quando ho votato contro Berlusconi apertamente prendendo la parola in Aula ho avuto acclamazioni da tutto il mondo, mai ne ho avute tante. E questo mi riempie di gioia.

Che pensa di chi, in Futuro e Libertà, si dice disposto ad allearsi anche con la sinistra pur di chiudere l'esperienza di Berlusconi in politica?
Dobbiamo fare in modo che se ne vada il governo Berlusconi. Noi votiamo per situazioni che determinano il fatto della sconfitta di Berlusconi. Che poi ci siano gli uni o gli altri non importa. Una volta che non si sconfessano certi principi, certi ideali, per me va bene.

Qualsiasi cosa per farlo cadere, insomma.
Qualsiasi cosa che sia nell'interesse dell'Italia e degli italiani. Questo già assolve da ogni possibile rimorso.

Pensa ci sia il rischio di un ritorno a un sistema autoritario?
Dipende da che cosa si intende, perché sistema autoritario può essere considerato anche quello di adesso. Indubbiamente con il sistema elettorale attuale, secondo cui uno può disporre dei seggi secondo il suo gradimento, diventa veramente pericoloso. Anche se la crisi partitocratica in atto credo non permetta di arrivare a soluzioni di questo tipo.

Quindi esclude...
No, non escludo. Il problema è che si perdono gli ideali, e questo può portare a far sì che entri in scena chi ha più soldi, chi ha situazioni pregresse soprattutto sotto l'aspetto economico.

E dunque alle compravendite di parlamentari.
Questo è un problema. Adesso c'è la faccenda della Carfagna, che insiste per andare via. Ma insistono anche gli altri nel fare operazioni al contrario, verso il Pdl.

Come la Santanchè...
Sì, mi ha fatto persino ridere. Perché lei ha fatto una operazione su un mio amico dell'Argentina, l'onorevole Angeli (Giuseppe, nda). Che è venuto subito dopo da me per giurare eterna fedeltà. Quella operazione l'aveva condotta la Santanchè.

Gli aveva offerto dei soldi?
Questo non lo so.

Uno dei temi fondanti della destra è la legalità. Cosa pensa della recente sentenza su Dell'Utri?
Che le sentenze vanno rispettate. Non si può dire che sono buone solo quelle che ci vanno bene, e sbagliate quelle che non ci piacciono: così è finita la giustizia. Io rispetto la giustizia, anche perché sono avvocato. E poi anche la storia del processo che non si deve fare al presidente del Consiglio è sbagliata.

Era più libera l'Italia di Mussolini o quella attuale?
Era più seria, più italiana quella di Mussolini. Bisogna avere il senso dello Stato, il senso dell'italianità. Anche se sono situazioni estremamente diverse.

Meglio Salò di Berlusconi?
Ah, sicuramente. Nel senso che se lei toglie il discorso di quello che hanno fatto i tedeschi, certamente. Anche se lì la situazione era di guerra, quindi è difficile fare un paragone di questo tipo.

Ma Gianfranco Fini non disse che la Repubblica Sociale è stato il "male assoluto"?
C'è una certa destra che dice che Fini ha tradito il Movimento Sociale, ma sono tutte balle. Io sono sicuro al cento per cento che Fini quella frase non l'abbia mai detta. C'era vicino a Fini una persona che me lo ha riferito.

Cosa ha sbagliato Fini?
Fini ha commesso l'errore della fusione nel Pdl, ha lasciato fare la fusione ai colonnelli. Per fortuna sono riuscito a lasciare fuori il Comitato Tricolore per gli italiani all'estero, di cui sono presidente da oltre quarant'anni.

Ma ora quella nel Pdl è un'esperienza finita. Come direbbe lei, "Alla faccia di Berlusconi".
A Bastia Umbra quando mi è scappata quell'ultima frase si è scatenato l'applauso. Ho detto apertamente che Berlusconi non mi poteva impedire una presa di posizione in favore degli italiani nel mondo, che è coerente con tutta la mia vita politica. Che di quello che ne pensa lui non mi interessa. Lui dice che vuole mandare in pensione gli italiani all'estero? E io mando in pensione lui.

Fabio Chiusi (L'Espresso)

lunedì 8 novembre 2010

L'avventura è cominciata



L'emozione provata è indescrivibile. Quella vissuta a Perugia, è stata un'esperienza indimenticabile. Ascoltare le parole di Gianfranco Paglia, che è stato accolto con un lungo applauso, di Fabio Granata, di Carmelo Briguglio, di Flavia Perina e di tutti coloro che hanno preso la parola alla convention di Perugia, mi ha fatto crescere sotto tutti i punti di vista.
Alla faccia di tutti coloro che ci hanno attaccati e criticati, alla faccia di chi diceva che eravamo quattro gatti. A Perugia si è riunito un popolo, un popolo che vuole bene alla propria nazione, un popolo che vuole costruire il proprio futuro, un popolo che vuole una destra nuova, che si differenzi da quella populista, che guarda avanti e che vuole il bene di tutto il Paese.
Ciò che mi ha colpito, è stato l'entusiasmo dei 1500 ragazzi che hanno partecipato all'assemblea di Generazione Giovani, mossi dalla passione e dagli ideali che ci legano tutti insieme, senza alcun tipo di distinzione.
E' stato costituito il comitato promotore di GG, guidato da Gianmario Mariniello, che porterà la nostra sigla all'appuntamento di Milano. Un riconoscimento che Gianmario merita, dopo aver svolto egregiamente il suo lavoro, dopo aver raggiunto tutti i capoluoghi di regione per promuovere il nostro movimento.
L'intervento più atteso, ovviamente, era quello di Gianfranco Fini, che è stato accolto da un lungo applauso da parte dei ragazzi; un intervento che ha riscosso un grande successo e che, spero, ha reso più grande la voglia di noi ragazzi di impegnarci per il nostro futuro. Il presidente della Camera ha voluto aprire gli occhi a noi ragazzi; ci ha consigliato di stare alla larga da chi dice che bisogna fare "largo ai giovani", perchè "lo spazio i giovani se lo devono creare da soli." Ci ha fatto capire che il futuro dobbiamo riprendercelo noi, con le nostre potenzialità; dobbiamo essere intransigenti nel far rispettare le nostre idee, lasciando da parte gli estremismi; ci ha chiesto di essere anticonformisti e di non inchinarci a ciò che arriva dal palazzo.
I giovani che hanno preso la parola hanno espresso la loro voglia di cambiamento, la voglia di voler cambiare il mondo, che come ha detto Fini, è giusto che si abbia a vent'anni e che non deve sparire con il passare degli anni, perchè è proprio quella voglia che ci permette di trasformare le nostre idee in azioni.
In questa occasione ho avuto la possibilità di conoscere tanta gente, che fino a sabato conoscevo solo grazie al web. Ho avuto il piacere di conoscere tanti ragazzi con i quali si condividono idee, intenzioni e si condividono anche momenti di allegria. Generazione Giovani è anche questo: riesce ad unire tutti i ragazzi d'Italia, senza alcun tipo di discriminazioni tra "terroni" e "polentoni".
Quello che ho visto domenica prima, durante e dopo il discorso di Fini, era un popolo in festa, entusiasmato dalle parole del presidente; parole che hanno risvegliato la voglia di fare politica, la politica con la P maiuscola, che vuole il bene della nostra nazione.
Non ero presente quando l'on. Barbareschi ha letto il Manifesto, ma, non mi vergogno a dirlo, quando è stato riproposto il video mi sono emozionato ed ho capito che ho scelto la strada giusta, la strada della buona politica, la strada degli ideali. Già, gli ideali. C'è chi dice che nella politica di oggi non ci sono più gli ideali. Non è vero: se quella gente fosse stata a Perugia, avrebbe visto diecimila accreditati mossi e scossi dagli ideali.

giovedì 4 novembre 2010

E adesso fondiamo questo movimento giovanile


La convention di Perugia è vicinissima. L'adrenalina e l'entusiasmo sale, saremo protagonisti della nascita del nuovo soggetto politico e del suo movimento giovanile. Personalmente è la prima esperienza e difficilmente la dimenticherò. C'è chi ha vissuto ciò che è successo a Mirabello, ma quello che accadrà a Perugia sarà un qualcosa di totalmente diverso, a partire dall'intervento di Gianfranco Fini, che illustrerà la linea che dovrà mantenere Fli.
Sarà un qualcosa di eccezionale. Gente che si incontrerà per la prima volta, ci saranno persone che si avvicinano alla politica per la prima, ci saranno persone che vorranno sapere quale sarà la strategia di Fli.
Noi giovani daremo vita al nuovo movimento giovanile, che sarà eterogeneo, ognuno potrà esporre le proprie idee, ma saremo tutti una grande famiglia, che vuole immaginare il proprio futuro, che vuole costruire un'Italia migliore, in nome degli ideali che sono stati ben descritti dal sito di Generazione Giovani: Unità nazionale, legalità, giustizia, amore per la patria.
Secondo alcuni dovevamo essere quattro gatti, ma forse c'è qualche gatto che si è unito a noi. Già, perchè dovrebbero essere mille i giovani che si riuniranno sabato sera, per dar vita al movimento giovanile.
E adesso fondiamo questo movimento giovanile. Senza paura, senza alcun tipo di nostalgia, guardiamo con ottimismo al futuro, pensiamo a ciò che vogliamo costruire, usando gli ideali che ci hanno unito.

martedì 5 ottobre 2010

Aspettando Perugia...


E finalmente ci siamo: nasce il nuovo partito. Fli diventa un soggetto politico. Tutti si chiedono che tipo di partito sarà e chi risponde dice che sarà un aggregato di idee senza generali, colonnelli, falchi e colombe e che non sarà percorso da personalismi e gelosie . Naturalmente a dirlo è il Presidente Fini. Quindi l'incontro che si terrà a Perugia, non sarà dedicato ai soli aderenti di Generazione Italia, ma a tutti i simpatizzanti di Futuro e Libertà.
Un percorso che è cominciato il 5 settembre a Mirabello, con il discorso di chiusura della Festa Tricolore di Gianfranco Fini, che di fatto espose i punti salienti della politica di Fli. 
A questo punto ha inizio una nuova avventura, parte una destra nuova, fondata sui valori della legalità e sull'unità della Nazione e se qualcuno crede che con i "team della libertà" (mi sà tanto di servilismo) possa mettere paura a questo movimento, evidentemente non ha capito nulla. Perchè non si rende conto dell'entusiasmo che c'è, soprattutto tra noi giovani. 
E a questo punto non resta che aspettare Perugia (prima) il 6 e 7 novembre e Milano (poi) il 27 gennaio.