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lunedì 11 luglio 2011

Il fotovoltaico che sta distruggendo la Puglia


di Marco Mitrugno

Il risultato del referendum del 12 e 13 giugno, oltre ad aver fatto registrare la voglia di cambiamento da parte degli italiani, ha sancito una determinata linea rispetto a tre questioni particolarmente importanti: la gestione dei servizi idrici, il ritorno alla produzione di energia nucleare, il legittimo impedimento. In tutte e tre i casi ha vinto la linea del SI: i servizi idrici non sono stati privatizzati, l’energia nucleare non tornerà mai più in Italia e il legittimo non potrà essere usato dalle più alte cariche dello stato. Dei tre citati, il caso che ha maggiore importanza è quello riguardante la produzione di energia elettrica, in modo tale da soddisfare il fabbisogno energetico nazionale. La strada del nucleare non è più percorribile, quindi si stanno focalizzando fondi e proposte sulle energie rinnovabili.

L’energia rinnovabile che sta trovando maggiore consenso in questo periodo è il fotovoltaico, che, in particolar modo nelle regioni del sud, sta invadendo le campagne, aiutato anche dalle pale eoliche. Sulle energie rinnovabili bisogna fare un’attenta analisi, non di parte, ma oggettiva, cosa  che non è stata fatta per il nucleare; si devono studiare i pro e i contro, quali sono i punti a vantaggio e quelli a svantaggio. In poche parole, non ci si deve far influenzare da un punto di vista ideologico, per il quale o si è del tutto a favore o si è del tutto contrari.
Per analizzare minuziosamente il fenomeno fotovoltaico, si potrebbe prendere in considerazione la Puglia ed in particolar modo il Salento, le cui campagne non sono più luogo di coltura di pomodori ed ortaggi vari, ma sono dimora di migliaia di pannelli fotovoltaici, installati da multinazionali, che molto spesso violano la regolamentazione e molto spesso si assiste a qualche sequestro di campi di pannelli solari. Nella regione governata da Vendola (da sempre sostenitore delle energie rinnovabili) i contadini e chi possiede i terreni, li vende o li affitta alle multinazionali (che arrivano anche dal Giappone), facendo installare distese di pannelli, che producono energia, che poi viene rivenduta. Praticamente le campagne del brindisino, del tarantino e del leccese, sono sempre meno adibite alla coltivazioni di prodotti tipici, ma con il passare del tempo diventano meta preferita per chi investe nel settore delle rinnovabili. Un esempio su tutti: Monte Sant’Eleuterio, è un’altura che si trova nel basso Salento, nei pressi di Matino, in provincia di Lecce. In passato era casa di numerosi alberi d’ulivo secolari, che sono le piante caratteristiche di quella terra. Ora la collina non è più ricoperta da ulivi, ma da pannelli fotovoltaici.
Il paesaggio pugliese rischia così di perdere la bellezza di cui è sempre stata dotata, per i mancati controlli e per la sbagliata regolamentazione, che di fatto non pone limiti agli imprenditori, per salvaguardare l’ambiente. Da qui deve nascere  lo stimolo per trovare nuove soluzioni e nuovi luoghi per l’installazione dei pannelli fotovoltaici; mete importanti potrebbero essere gli edifici pubblici.  Se la “nascita”, di campi fotovoltaici,  dovesse continuare imperterrita, la Puglia andrebbe incontro alla distruzione del proprio paesaggio.

mercoledì 8 giugno 2011

Così Vendola aumenta l'Irpef


da Il Patto Sociale

di Marco Mitrugno

Sopresa. E' stata questa la prima impressione dei cittadini pugliesi quando sono venuti a sapere dell'aumento dell'Irpef deciso dalla giunta regionale guidata da Nichi Vendola. Mentre il leader di Sel era a Milano per festeggiare la vittoria di Giuliano Pisapia, a Bari l'assessore al bilancio, Pelillo, stava rifinendo i dettagli della delibera.
Questa decisione non è stata approvata da nessuno: dai partiti dell'opposizione, dall'Anci pugliese, ma anche dai partiti di maggioranza che hanno espresso il loro dissenso.
La situazione in terra pugliese non è chiara. Tutto comincia con lo scandalo sanità. Si viene a sapere che l'assessore Tedesco forniva appalti a Giampaolo Tarantini (conosciuto anche come il fornitore di escort del Cav.) in tutto questo vengono coinvolti anche Sandro Frisullo (ex vice presidente regionale), Vendola (la cui posizione è stata archiviata) e un uomo della scorta (anche lui arrestato) di Vendola. Nel febbraio 2011 arriva l'arresto di Tedesco che, nel frattempo, era stato costretto a dimettersi da Vendola ma trasferito a Palazzo Madama dal Pd.
Come se non bastasse, il problema per Vendola è coprire un disavanzo di 93,6 milioni di euro che, secondo il governatore della Puglia, deriva da un errore del Ministero. In questa ottica rientra l'aumento dell'addizionale Irpef e, con questa mossa, Vendola mette di fatto le mani nelle tasche dei pugliesi. L'aumento va dallo 0,30% allo 0,50%, naturalmente stabilito in base ai redditi dichiarati: chi dichiara un reddito di 15mila euro dovrà aggiungere 45 euro, chi ne dichiara 28mila dovrà aggiungerne 84 all'anno; chi dichiara 60mila euro annui aggiungerà 244 euro e infine chi dichiara 128mila euro, ne aggiungerà 584.
La decisione del presidente non ha trovato consensi neanche da parte di sindaci come Emiliano (Bari) e Stefano (Taranto), che si sono dichiarati subito contrari all'aumento dell'addizionale. A far da eco ai sindaci pugliesi ci si è messo anche il presidente dell'Anci pugliese, Gino Perrone, secondo il quale "Vendola chiede più tasse e dà meno servizi sanitari". Contro il leader di Sel anche i sindacati: Cgil, Cisl e Uil hanno commentato in due parole:"Decisione iniqua". L'unico a correre in aiuto di Vendola è l'assessore Pelillo che dice che l'aumento dell'Irpef "è una decisione obbligata, derivante da un errore del Ministero dell'Economia, riguardante le precedenti entrate dell'Irpef." Da Fli si fa sentire Surico, secondo il quale attraverso la riduzione degli sprechi si raggiungerebbe una somma di 60 milioni di euro. Insomma per Vendola è un'altra gatta da pelare. La vita della giunta regionale si basa sulla sanità: dovranno essere nominati nuovi dirigenti delle Asl e forse, se saranno fatte delle nomine ‘giuste’, alcuni partiti potranno fermare l'opposizione contro Vendola. Così si confermerebbe il tipo di politica clientelare portata avanti dal governatore della regione.
Ma se da un lato si placano le polemiche politiche, rimangono accese quelle della popolazione. Le liste d'attesa si allungano sempre di più, il governo regionale ha istituito il ticket sulla prescrizione di alcuni farmaci, era stato promessa l'abolizione del ticket per quanto riguarda visite e controlli. In poche parole, Vendola non gode del consenso della gente e lui ne è consapevole.
Forse dovrebbe declamare meno poesie e pensare ai fatti. O forse, invece di pensare alla leadership del centrosinistra, ai salotti di Ballarò e Annozero, a Roma e Milano dovrebbe occuparsi di Bari e della sua regione.