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martedì 25 ottobre 2011

La destra vivacchia, la sinistra litiga, l'Italia sprofonda



di Marco Mitrugno
Dopo la fiducia che il Governo ha incassato venerdì 14 ottobre, sostenitori ed esponenti politici di rilievo del Pdl, andavano in giro per le televisioni e le redazioni dei giornali, dicendo cheadesso si potevano fare le riforme: il decreto sviluppo (per tentare di far riprendere l’economia italiana) e l’immancabile riforma della giustizia, che, come ognun vede, in un momento di crisi globale come quello che stiamo vivendo è una priorità.

Ma non hanno fatto nemmeno in tempo a pronunciare la parola “decreto” (doveva essere approvato la scorsa settimana, peraltro), che Berlusconi ha “chiarito” la situazione dicendo che non ci sono soldi per redigerlo.In più ha aggiunto che non c’è fretta, e in effetti non ha torto: la crisi attacca continuamente i mercati dal 2008, siamo sull’orlo del default e (ovviamente) non c’è nessun motivo per correre, perché, si sa, in Italia abbiamo il miglior ministro dell’economia che ha già messo in ordine i conti. Che fretta avremo mai?
Peccato che la gente non riesca ad arrivare a fine mese, mentre la BCE chiede sempre più insistentemente la riforma delle pensioni, le liberalizzazioni e le privatizzazioni. Inoltre ci si mettono anche gli imprenditori a fare da guastafeste, dicendo “il tempo è scaduto”, e Napolitano che chiede al Governo di darsi una mossa. Poi si scopre che i ministri Romani e Calderoli vogliono liberalizzare le imprese di facchinaggio, in modo tale da favorire la nascita di nuove aziende. Scelta saggia, cominciamo dalle cose importanti: a cosa serve liberalizzare gli ordini professionali, come quello degli avvocati o dei giornalisti? E poi c’è (ci sarebbe) anche il capitolo dedicato alle privatizzazioni, che sono utili per fare cassa e per togliere dalle mani della politica aziende come la Rai o le Poste.
Insomma, l’Italia è in mano ad un Governo immobile ed incapace di prendere decisioni, anche impopolari.Berlusconi e tutto il suo entourage sono impegnati a sopravvivere e non a tentare di far riprendere il Paese. Magari, se si sforzassero di occuparsi dell’economia nazionale, avrebbero aperto all’ipotesi di Governo tecnico, che possa dare fiducia ai mercati.
Ma si sa, Silvio non si sarebbe mai piegato alle richieste dell’opposizione ed in particolare del Terzo Polo. E la dimostrazione l’ha data nel giorno del voto di fiducia: pur di rimanere a Palazzo Chigi, ha riproposto gli stessi punti che descrisse nel settembre del 2010. Poi succede che uno come Aznar (non un komunista russo con la foto di Stalin sul comodino) sia ospite di Ballarò e dica che l’Italia, come la Spagna, dovrebbe proporre un’alternativa politica seria, che abbia come obiettivo la crescita industriale. Alternativa che, però, non c’è.
Se da una parte il Terzo Polo propone un governo di unità nazionale oppure un governo con la maggioranza eletta nel 2008, ma non guidato da Berlusconi, dall’altra parte il triumvirato Bersani – Di Pietro – Vendola chiede quotidianamente le dimissioni del premier
Ma la sinistra italiana è capace di proporre un’alternativa credibile? I presupposti fanno intendere che la risposta è no. Il primo fattore è l’eterogeneità dei partiti che dovrebbero comporre la coalizione di centro-sinistra: Vendola è legato a idee e stereotipi ormai vecchi; il Pd è (come il Pdl) confuso e diviso tra le varie correnti; l’Idv è un partito manettaro che non può che produrre molto attrito con i democratici. Ma, oltre a queste constatazioni, c’è da dire che un eventuale governo di sinistra difficilmente porterebbe a termine le riforme richieste da Draghi e Trichet.
Perché? Il motivo sta soprattutto nella presenza di Vendola, legato (ora più che mai) ad una politica economica statalista; c’è anche Di Pietro, che ha promosso il referendum abrogativo sulla legge che “privatizzava” i servizi idrici; infine c’è il Pd che dice di voler privatizzare e liberalizzare, ma poi si smentisce.Ricordate lo scorso giugno? Bersani & co. facevano la campagna pro-referendum, perché pensavano (sbagliando), che se avesse stravinto il Sì, come è accaduto, Berlusconi sarebbe andato a casa.
Ed allora, ecco che, dopo la lettera di Trichet, il Pd è tornato all’attacco parlando di liberalizzazioni, ma allo stesso tempo viene contraddetto da Vendola e dagli Indignados. A questo punto Bersani si trova ad un bivio: sponsorizzare gli Indignados e aprire ad una politica neo statalista? Oppure imboccare la strada tracciata dalla BCE?
Ed allora, un’altra domanda sorge spontanea: in questo periodo, la politica è in grado di raggiungere un minimo accordo, per non far sprofondare ancor di più l’Italia? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto, domani scadrà – dicono – l’ennesimo ultimatum.

mercoledì 25 maggio 2011

Primavera iberica: genesi di una protesta europea?


da Libertiamo.it


di Marco Mitrugno


Sono su tutti i giornali d'Europa. Hanno suscitato più interesse delle elezioni amministrative che si sono tenute e che con molta probabilità scombussoleranno il quadro politico iberico. I "Los indignados" sono al centro della cronaca politica spagnola. Migliaia e migliaia di giovani, che dal 15 maggio si sono riversati nelle piazze delle città della Spagna, per chiedere un cambiamento radicale.
Pongono problemi che hanno bisogno di una soluzione: provvedimenti per porre un freno alla precarietà; proposte per abbassare il tasso di disoccupazione giovanile, che in Spagna è del 43%; pulizia delle liste elettorali, dove vi sono molte personalità che hanno a che fare con la corruzione; cambiamento della classe dirigente, che non risponde più ai bisogni della popolazione.
Una protesta che sembra non volersi fermare, che si sta allargando a macchia d'olio: ora sono circa cinquanta le città interessate dalla contestazione. Tra l'altro la polizia non è mai intervenuta per porre fine alla protesta, che è stata dichiarata illegale dai massimi organi costituzionali spagnoli.
E' un terremoto che sta sconvolgendo i piani di Zapatero e del governo, che fino ad ora non aveva mai dovuto fronteggiare proteste. E il Partito Popolare non aspetta altro che un passo falso di Zapatero per poterlo mettere all'angolo.
I ragazzi iberici dicono di ispirarsi alle rivolte arabe, anche se i motivi che hanno suscitato le rivoluzioni nord africane sono del tutto diversi. I giovani della Spagna pongono problemi che sono presenti anche in Italia.
Qui la disoccupazione giovanile è arrivata al 30%, ma se non si deciderà di intrevenire adeguatamente, non ci vorrà molto affinchè si possano raggiungere le cifre che vi sono in Spagna. Inoltre c'è un enorme numero di ragazzi che non studiano e non lavorano, che di fatto sono parte inattiva del nostro paese. In questi tempi sono i ragazzi a chiedere aiuto, più di quanto si facesse in passato, anche perchè la fiducia che viene riposta nelle nuove generazioni è molto minore rispetto a quella riposta nelle generazioni precedenti. E come se non bastasse, i padri rimangono sempre più tempo attaccati ai posti di lavoro e come conseguenza i cervelli scappano dall'Italia.
Ad aggravare la situazione c'è la politica italiana, che sembra fregarsene delle vere necessità, non solo dei giovani, ma di tutti gli italiani. Lo si nota in questa campagna elettorale, dove i candidati sindaci che dovranno giocarsi tutto al ballottaggio, difficilmente parlano dei programmi, ma si insultano a vicenda, facendo allontanare la gente dalla politica e accrescendo il consenso per i movimenti che vogliono abbattere il sistema, come quello di Grillo.
Ci sono molte similitudini tra i motivi della protesta iberica e i principali problemi italiani. Tra questi c'è quello della corruzione. In parlamento c'è un ddl anti corruzione, che è chiuso nei cassetti. In poche parole dalle parti del Governo si parla della brutta politica, ma non si vogliono porre rimedi adeguati. L'unico obiettivo di questo  esecutivo sembra essere quello di garantire a Berlusconi di rimanere lì dov'è, a tutti i costi, anche aumentando i posti da sottosegretario.
Quello che sta succedendo in Spagna potrebbe essere solo l'inizio di una lunga protesta, che si potrebbe propagare in tutta Europa. E le probabilità che ciò accada non sono poche, perchè le tematiche toccate sono universali e soprattutto pare che non abbiano appartenenza politica.