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giovedì 17 novembre 2011

Una nuova fase



da Akropolis Mag


di Marco Mitrugno 


BASTA CON LE SOLITE FACCE



Dunque, Mario Monti sarà il nuovo Presidente del Consiglio. Dopo le dimissioni di Berlusconi, ora l’incarico verrà dato all’ex rettore della Bocconi. Dalle 21.42 di sabato Berlusconi non è più il Presidente del Consiglio. Le reazioni sono state varie: chi accoglieva il passo indietro del premier con diplomazia e chi, invece, ha fatto partire trenini nella piazza del Quirinale. Atteggiamenti che non sono piaciuti ai più. C’era chi parlava della fine di un dittatore, un termine un po’ forte, visto che l’ex premier era arrivato a Palazzo Chigi grazie ai voti degli italiani. E poi foto sul web che dicono “Libertà” come se fino ad adesso eravamo costretti al coprifuoco. Altro gesto ‘strano’, è stato quello del lancio delle monetine, scena di craxiana memoria, che di fatto ci ha fatto rivivere un nuovo Piazzale Loreto. Un atteggiamento, un “italian style”, modaiolo, che porta l’italiano medio a schierarsi dove c’è l’odore della vittoria. L’Italia ha vissuto, su per giù, la stessa situazione con la caduta del fascismo, dove gli italiani passarono da un giorno all’altro, alla parte avversa. Ma ciò che lascia stupiti è l’atteggiamento del Pd: davanti alla sede dei democratici, sono state stappate bottiglie di spumante. Ma forse, dalle parti del partito di Bersani, non si rendevano conto che ora non esiste più nessun alibi. Adesso la sinistra non potrà più limitarsi a chiedere le dimissioni di Berlusconi, ora deve proporre programmi e misure credibili. E come ha detto il prof. Campi, l’appoggio di un “capitalista” da parte di Pd e Sel, sancisce una sconfitta culturale per chi ha sempre combattuto il liberalismo.
In più ci sono le posizioni del Pdl, che, adesso più che mai, sta vivendo una crisi d’identità: non sa dove andare. Il ‘camerata’ La Russa, insieme al fido scudiero Gasparri, vorrebbe andare ad elezioni anticipate. L’ala di Frattini è per l’appoggio al governo Monti, ma poi ci sono le dichiarazioni di Cicchitto riguardanti le nomine di ministri politici:”Nessun appoggio al buio”. Insomma, il partito dell’amore, ormai privo della figura di Berlusconi a Palazzo Chigi, è spaesato.
Ora si apre una nuova fase. Si è chiusa la Seconda Repubblica e si è aperta la Terza. Fase che deve essere diversa da quella che si è appena conclusa. Abbiamo imparato che non c’è bisogno di “messia”, ma di programmi, di programmi che devono essere realizzati e non solo illustrati. Una Terza Repubblica che deve avere una classe dirigente nuova: bisogna chiudere con le facce vecchie, che vediamo ormai da trent’anni. E’ ora che si dia spazio ai giovani. Ovviamente, non si può avere un ricambio generazionale completo, però cominciare a non vedere più i vari Cicchitto, D’Alema, La Russa sarebbe un passo in avanti molto importante. Nella Terza Repubblica, i giovani devono rendersi protagonisti; devono credere nei sogni, devono credere nelle idee che diventano azioni. Inoltre si dovrà mettere da parte la demagogia e il populismo: non ci dovrà più essere spazio per movimenti populisti come Idv e Lega.

mercoledì 2 novembre 2011

I giovani, la crisi e il lavoro



di Marco Mitrugno

Nel periodo di crisi finanziaria che stanno vivendo l’Italia e l’Europa, le incognite sono tante. Incognite che crescono giorno per giorno, visto lo scarsi impegno del Governo in questa materia. Tra le manifestazioni degli indignati, le riforme (tardive) volute da Berlusconi e una sinistra sempre più incerta, la gente, che vive il disagio finanziario giorno per giorno, non sa a che santo votarsi. La soglia di povertà si abbassa e i giovani hanno sempre meno prospettive di lavoro.
Si è arrivati ad un punto di non ritorno: o si fanno le riforme (e le si devono fare al più presto), o la strada che ci porta al default sarà in discesa. Le riforme necessarie, ormai, le conosciamo tutti: innalzamento dell’età pensionabile, privatizzazioni, liberalizzazioni e taglio degli sprechi nella pubblica. Checchè se ne dica, la politica sembra immobile, con, da una parte la maggioranza impegnata a fare i conti con i numeri per mantenere in vita l’esecutivo, dall’altra parte la sinistra che deve trovare la sua identità in campo politico-economico: liberale o statalista?
Nel frattempo, però, appena si è detto che il Governo ha deciso di mettere mano alle pensioni (finalmente), i sindacati, con la CGIL, hanno alzato un muro. Bisogna chiarire una cosa: in Italia vi è l’età pensionabile più bassa d’Europa; ci sono le baby pensioni, che di fatto sono un spreco, visto che si danno soldi pubblici a persone che hanno lavorato al massimo venti-venticinque anni. Ora, con questa situazione è più che giusto aumentare l’età pensionabile, portarla ad un’età ragionevole come i 67 anni. I soldi che si risparmiano con le pensioni, possono essere investiti nello sviluppo industriale, nell’istruzione, nelle infrastrutture.
Ma c’è un altro punto importante: la disoccupazione giovanile. Il tasso dell’inattività lavorativa da parte dei giovani è arrivato al 30%. Un dato inaccettabile. E’ evidente davanti agli occhi di tutti, che è difficilissimo trovare un posto di lavoro. Innanzitutto, bisogna far capire ai giovani, che il posto fisso è un’utopia, nessuno lo avrà più. E’ inutile che si protesti con la richiesta del posto fisso: è una domanda alla quale non può esserci risposta. Il futuro è nella flessibilità, che non vuol dire precarietà. I giovani che vogliono entrare nel mondo del lavoro devono adeguarsi alla flessibilità, altrimenti rimarranno disoccupati a vita. E’ ovvio, che non si può dire sì alla flessibilità lavorativa, senza ricevere qualcosa in cambio: è giusto, per i giovani che decidono di essere “flessibili”, che la busta paga sia più pesante, in modo tale da invogliare il ragazzo a produrre reddito, a produrre sviluppo. Inoltre, per essere realmente flessibili, lo Stato dovrebbe “addestrare” i giovani ad essere pronti a passare da un campo all’altro: per esempio è possibile per un dipendente passare da un’azienda informatica, ad un’azienda che si occupa tutt’altro.
Il futuro è questo. Sicuramente non è roseo come quello che hanno avuto le generazioni passate, ma solo così si può avere un lavoro, chi è in cerca del posto fisso, non troverà niente. A meno che non sia raccomandato da qualche santo in paradiso.

sabato 29 ottobre 2011

Lettera ai giovani



Cari giovani,
 
capisco la vostra rabbia essendo un vostro coetaneo e vivendo le stesse incognite per il futuro che vivete voi. Capisco anche la vostra disillusione nei confronti di una politica che pare sempre più arroccata nei palazzi del potere e poco vicina alle esigenze dei cittadini. Questo però, non giustifica il vostro totale disinteresse nei confronti della res publica, il vostro modo di fare da snob, come se la politica o l’impegno civico siano cose per i fessi o per i “vecchi”. Con questo modo di pensare vi farete rubare il futuro per la seconda volta: la prima ce lo hanno rubato le generazioni passate, che adesso pensano a non lasciare spazio ai giovani; la seconda volta lo fate voi da soli, con le vostre mani e con la vostra apatia. E, per piacere, smettetela di fare i soliti discorsi:”I politici sono tutti uguali”, è come dire che gli italiani sono tutti mafiosi. Ci sono migliaia di ragazzi che si impegnano in politica o nell’associazionismo, che sono ispirati non dalla carriera, ma dalla voglia di cambiare questa Italia e questo mondo. Sicuramente direte che è impossibile, ma niente è impossibile finchè c’è solo una persona pronta a difendere un sogno. Voi mi risponderete che quelle sono “cose” da grandi e che a vent’anni si deve pensare al divertimento e allo sballo perché si vive una volta sola. Avete ragione, ma oltre al divertimento si deve cercare di guardare avanti, al futuro che bisogna costruire mattone dopo mattone. 
Inoltre vi fate influenzare facilmente da pseudo indignati che hanno soluzioni irreali per uscire dalla crisi. Vi lanciate contro l’innalzamento dell’età pensionabile, non sapendo che portando l’età pensionabile a 67 anni, lo stato risparmia denaro che può essere reinvestito in infrastrutture, scuola, sviluppo. Vi scagliate contro le privatizzazioni perché vi hanno inculcato l’idea che la gestione pubblica funziona bene e invece poi si scopre che non sapete che se la gestione è pubblica vuol dire che tutto è in mano ai soliti politici. Ed in più vi dico, lasciate perdere quei genitori che cercano di convincervi che l’impegno civico è cosa da gente matura e sbagliata. Loro, il futuro, se lo sono guadagnato lottando e facendo politica.
Ezra Pound diceva che gli indifferenti non hanno mai fatto la storia e non hanno mai capito la storia. Quindi avete due possibilità, un bivio davanti ai vostri occhi: da una parte, decidendo di rimanere indifferenti, la strada vi porterà ad essere semplici pedine dello scacchiere, farete parte di un mondo dove i potenti di turno vi useranno a loro piacimento e voi sarete le pecore, pronti a seguirli, perché, magari, vi hanno promesso qualcosa; l’alternativa (consigliata) è quella di diventare protagonisti del vostro tempo, di essere gli artefici del vostro futuro, di essere uomini liberi che non devono rendere niente a nessuno.
A voi la scelta.
 

sabato 1 ottobre 2011

Nasce Akropolis!



Pochi giorni fa è nata l'associazione Akropolis. Il movimento è apartitico e indipendente.


Insieme all'associazione nasce Akropolis Magazine, un nuovo webzine che si occuperà di politica, ambiente, territorio e mondo. Al progetto hanno aderito numerosi ragazzi, con l'obiettivo di rendere dinamica la redazione del magazine.


Il Manifesto dell'associazione:



La nostra associazione vuole essere un luogo in cui possa rinascere la partecipazione. Comunità come luogo nel quale l’individuo torna a realizzarsi, luogo in cui si circoscrive il pensare e l’agire dell’uomo, luogo in cui i talenti e le capacità vengono esaltati, in cui il desiderio di essere utili al prossimo e di contribuire attivamente al dibattito culturare, sociale e politico, prevalga.
Il Coraggio di mettersi in gioco personalmente e di lottare per le proprie idee, di difendere i propri principi, anche a costo di vedere messo in discussione il proprio interesse materiale; il Rispetto per chi con coerenza persegue le proprie convinzioni, convinti che qualunque attività umana caratterizzata da una dicotomia tra ciò che proclama e ciò che pratica sia destinata al naufragio; la Giustizia come desiderio individuale e comune, come difesa di coloro che sono stati lesi, argine al potere che si considera onnippotente nei riguardi della collettività così come dei singoli; la Conoscenza come obbiettivo di una perenne ricerca, unico alimento dell’inestinguibile fame dei nostri spiriti. Questi sono i nostri valori, questi gli ideali che speriamo possano tornare al centro dell’Agire Culturale e Politico.
Forte è in noi la consapevolezza di una grande eredità storica e culturale: le radici classiche e quelle rinascimentali e i valori che in queste due epoche si sono manifestati c’ispirano, e nostro desiderio è farci portatori di questa tradizione, che da sempre è il vero spirito della nostra Comunità Nazionale.
Comunità Nazionale che per noi dev’essere come una polis dalle molte porte sempre pronte ad accogliere idee diverse, anima del dibattito nelle piazze e sotto i portici; motivo di rinnovamento nella consapevolezza che i valori della città sono ben custoditi dalle alte mura dell’acropoli, l’ideale luogo attorno al quale tutta la Comunità si raccoglie al di là delle divisioni sorte per le strade.
Questo è dunque il nostro impegno, quello di farci attori e non più spettatori, di lottare in prima linea per le nostre convinzioni, per l’ambiente inteso come Natura da rispettare e salvaguardare, per la Società intesa come vitale fulcro dell’attività umana, per la difesa del nostro patrimonio Culturale, materiale e spirituale, accanto alla quale vogliamo mettere lo stimolo all’attività culturale presente, facendoci luogo dove giovani capaci e di talento possano trovare spazio.
Non ultima nostra ambizione è quella di voler rinunciare all’attuale divisione tra, da una parte, l’attività intellettuale e spirituale e, dall’altra, quella propria dell’agire sociale e politico, convinti, come lo erano anche i nostri antenati elleni e romani, che l’uomo completo debba saper adoperare parimenti l’arco e la lira, e che il cantore e il guerriero, il politico e il filosofo debbano congiungersi perchè si possa dar vita a quel nuovo Rinascimento tanto a lungo auspicato.

martedì 26 luglio 2011

Cosa ci fate lì?

Nei giorni che hanno anticipato il voto sull’arresto di Alfonso Papa, si è sviluppato un grande dibattito su chi è a favore dell’arresto e chi, invece, è contrario. Il Pdl (come sempre) ha costituito un blocco unico per il no, la Lega si è spaccata, mentre tutte le opposizioni, a meno che non ci siano delle defezioni, voteranno a favore dell’arresto del deputato pidiellino. Quello che mi ha stupito maggiormente è stato l’atteggiamento dei giovani del Pdl. La Meloni, da sempre si fa portavoce del valore della legalità, proponendo la non candidatura di politici che hanno avuto rapporti con la criminalità. Pochi giorni fa, ha dichiarato che l’arresto di Papa è sbagliato.

A questo punto mi chiedo e chiedo a tutti i ragazzi della Giovane Italia: ma voi cosa ci fate lì? Voi che vi dite portatori di valori come la legalità; voi che dite che Borsellino era un eroe (e lo è realmente) cosa pensate di chi vi dice che è sbagliato arrestare Papa, che Dell’Utri è innocente e che Berlusconi è un perseguitato politico. Cosa ci fate lì dentro? Sembrate solo marionette usate dai big del partito, per i porci comodi loro. Accettate l’invito di Granata: ribellatevi. Ribellatevi al sistema berlusconiano, che tutto è tranne che legalità.

venerdì 8 luglio 2011

Sì Tav per la mobilità dei giovani in Europa


da Il Patto Sociale

di Marco Mitrugno

No Tav, Sì Tav. E’ lo scontro che in questo periodo sta animando la Val di Susa. Tra chi dice che la Tav è un’opera inutile e che fa spendere una barca di soldi pubblici e chi, invece, sostiene che l’alta velocità sia un’infrastruttura da costruire al più presto, per mettere l’Italia al passo con gli altri paesi d’Europa, lo scontro non era mai stato così duro. Basta vedere i video dei telegiornali che hanno descritto gli scontri tra i cosiddetti “eroi” (così li ha definiti Grillo) e le forze dell’ordine.  E’ un peccato che Grillo, che si definisce un innovatore poi risulti un conservatore e reazionario, lui che usa internet per comunicare e per fare politica.
La Tav nel 2011 ha un’importanza fondamentale, senza l’alta velocità l’Italia è tagliata fuori dall’Europa che conta (per dirla con il gergo calcistico). Quelle dei valsusini, sono idee rispettabilissime, ma che puntano ad una logica isolazionista della nostra nazione e non c’è bisogno di scandalizzarsi se poi tra quei contestatori si trova qualche leghista. Gli uomini in camicia verde sono i padri dell’isolazionismo nostrano.  Se poi si aggiungono i soliti centri sociali e i black bloc, che della Val di Susa non conoscono niente e si presentano sulle montagne per combattere il sistema, come dicono loro, allora si perde qualsiasi speranza di dialogo tra chi è pro e chi è contro la Tav.
Si pensi che senza i treni ad alta velocità per raggiungere Lione dal nord Italia, servono almeno cinque ore di viaggio in treno, praticamente un’odissea. Si prenda in considerazione l’Interrial, un biglietto che permette ai giovani di raggiungere i posti e i paradisi più remoti d’Europa: l’assenza di una linea ad alta velocità convince i ragazzi, che hanno deciso di passare una vacanza in Italia, a desistere, perché per raggiungere il nostro paese le linee non sono adeguatamente veloci ed efficienti. Ovviamente tutto questo provoca un danno all’economia italiana e a tutto quello che deriva dalla presenza di giovani turisti nel Bel Paese.
Inoltre la mancanza di una linea ad alta velocità non si ripercuoterebbe solo sul turismo, ma anche sui trasporti. Il trasporto di merce su gomma è molto più lento e più costoso di quello ferrovia. Per trasportare prodotti con i vecchi tir, c’è bisogno di pagare il carburante, le autostrade, i pneumatici, gli autisti, senza tenere in considerazione che su gomma si viaggia ad una velocità massima di 100km/h, mentre con la Tav si raggiunge una velocità media di 200km/h circa.
Il sistema ferroviario dovrebbe essere migliorato non solo in ottica internazionale ed europea, ma anche in ottica nazionale. Ad esempio, non esistono agevolazioni per i ragazzi che viaggiano e si muovono da una parte all’altra d’Italia. Il prezzo dei biglietti è sempre alto, eppure si dovrebbe essere a conoscenza che i giovanissimi hanno una minore disponibilità economica, in confronto a chi una vita ce l’ha già. E’ l’ennesima dimostrazione che i giovani non sono ben considerati dalla nostra classe dirigente, ma allo stesso tempo sono gli stessi giovani che non riescono ad imporsi e ha pretendere ciò che in altri paesi i loro coetanei hanno già conquistato da tempo.

lunedì 30 maggio 2011

Giovani italiani, è giunta l'ora!



di Marco Mitrugno

In Spagna la protesta non si ferma. I ragazzi sono agguerriti e l'effetto della loro protesta si è visto con i risultati delle elezioni amministrative che hanno sancito la disfatta del partito socialista di Zapatero. 
Da quasi quindici giorni i giovani spagnoli affollano le piazze delle città più importanti della nazione, senza intenzione di mollare la presa. Sono l'ala più a sinistra della base socialista spagnola ma, nonostante la loro collocazione politica, stanno riscotendo un grande successo in molti strati della gioventù iberica. Quello che colpisce è la loro determinazione. Sono accampati e non hanno paura di possibili cariche della polizia, che ci sono state a Barcellona. 

In Italia il disagio giovanile è pari a quello spagnolo ma, a differenza dei coetanei che si trovano dall'altra parte del Tirreno, i ragazzi italiani sembrano rassegnati allo status quo e lo spirito ribelle tipico dell’età, sembra aver abbandonato la gioventù del 2011. 
La colpa non è solo dei giovani, ma qualche responsabilità ce l'hanno anche loro. 
La politica italiana non aiuta. Le generazioni giovani si sentono tradite dalla classe dirigente che sembra sempre più arroccata nei palazzi del potere e nelle stanze dei bottoni. Di fatto la gente, e soprattutto i ragazzi, vengono abbandonati a se stessi, in un paese dove per poter far strada bisogna fare a cazzotti. I giovani sono stanchi di vedere politici che si offendono a vicenda, invece di confrontarsi sulle linee programmatiche. Due esempi su tutti. Durante le amministrative i riflettori sono stati puntati su Napoli e Milano. Per quanto riguarda le elezioni meneghine, tutti sono a conoscenza della calunnia di Letizia Moratti verso Pisapia, riguardante il famoso furto d'auto. 
Sul fronte napoletano,invece, la diatriba è mediatica dato che De Magistris e Lettieri sono da due settimane in tutti i talk show possibili ed immaginabili. In tutte queste occasioni i candidati si sono scontrati sul piano personale, senza presentare argomentazioni valide su come risolvere il problema rifiuti o quello della camorra. 
E' questo modo di fare politica che ha stancato i giovani. Lo si capisce quando si sente parlare un ragazzo o una ragazza tra i diciassette e i vent'anni, sono (in maggioranza) disillusi e rassegnati. 
L'unico movimento che riesce ad entrare nella mente dei giovanissimi e a raccogliere da parte di questi ultimi un grande consenso è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Motivo? La lotta anti-sistema che il comico genovese porta in giro per l'Italia. La lotta contro il sistema che affascina i ragazzi ma che, di fatto, li porta in un vicolo cieco, perché l'unico modo per cambiare una situazione che ristagna è quello di entrare nel sistema e rinnovarlo. Il ‘grillismo’ cavalca l'onda della rabbia giovanile, ma non propone nessuna soluzione nuova ed innovativa. 

La causa dell'allontanamento dei giovani non può essere solo della politica e della classe dirigente. Una minima responsabilità è anche dei ragazzi. Nessuno crede più nell'impegno civico, molti giovani pensano che mettersi a disposizione della comunità sia ‘roba’ da grandi. Tra molti ragazzi vige la regola ‘sono giovane, quindi devo divertirmi. Di conseguenza, me ne infischio di tutto quello che succede nel mondo’. La gioventù italiana in parte è frenata dalla gerontocrazia, in parte si frena da sola. L'apatia la fa da padrona nelle giovani coscienze. Ciò che si deve combattere è il disinteresse e la disillusione. In molti credono che il futuro verrà regalato a tutti i giovani italiani. Le nuove generazioni non riescono a capire che in un momento critico come questo c'è il bisogno di impegnarsi in prima persona per cercare di cambiare la storia. 
Lo ha dichiarato anche monsignor Bagnasco dicendo che i giovani devono avere un sussulto di responsabilità. E i ragazzi italiani stanno rappresentando la gioventù che vuole essere spensierata, libera da ogni tipo di sensato giudizio che ognuno dovrebbe avere, pensando alla propria vita e al proprio ruolo nella società. Basta pensare alle proteste studentesche. Quante volte ci è capitato di vedere gente che non entra nelle scuole dicendo che va a manifestare contro una riforma, ma poi i cortei non li vede nemmeno con il binocolo e va a mangiare nel fast food di turno? 
L'esempio della Spagna può essere seguito. I giovani italiani devono manifestare il loro disagio, il loro diritto a riappropriarsi del futuro, c'è bisogno di una vera e propria "rivolta" generazionale. Solo in questo modo le nuove generazioni possono affermare il loro diritto al futuro. Semplicemente, bisogna svegliarsi dal torpore.

mercoledì 25 maggio 2011

Primavera iberica: genesi di una protesta europea?


da Libertiamo.it


di Marco Mitrugno


Sono su tutti i giornali d'Europa. Hanno suscitato più interesse delle elezioni amministrative che si sono tenute e che con molta probabilità scombussoleranno il quadro politico iberico. I "Los indignados" sono al centro della cronaca politica spagnola. Migliaia e migliaia di giovani, che dal 15 maggio si sono riversati nelle piazze delle città della Spagna, per chiedere un cambiamento radicale.
Pongono problemi che hanno bisogno di una soluzione: provvedimenti per porre un freno alla precarietà; proposte per abbassare il tasso di disoccupazione giovanile, che in Spagna è del 43%; pulizia delle liste elettorali, dove vi sono molte personalità che hanno a che fare con la corruzione; cambiamento della classe dirigente, che non risponde più ai bisogni della popolazione.
Una protesta che sembra non volersi fermare, che si sta allargando a macchia d'olio: ora sono circa cinquanta le città interessate dalla contestazione. Tra l'altro la polizia non è mai intervenuta per porre fine alla protesta, che è stata dichiarata illegale dai massimi organi costituzionali spagnoli.
E' un terremoto che sta sconvolgendo i piani di Zapatero e del governo, che fino ad ora non aveva mai dovuto fronteggiare proteste. E il Partito Popolare non aspetta altro che un passo falso di Zapatero per poterlo mettere all'angolo.
I ragazzi iberici dicono di ispirarsi alle rivolte arabe, anche se i motivi che hanno suscitato le rivoluzioni nord africane sono del tutto diversi. I giovani della Spagna pongono problemi che sono presenti anche in Italia.
Qui la disoccupazione giovanile è arrivata al 30%, ma se non si deciderà di intrevenire adeguatamente, non ci vorrà molto affinchè si possano raggiungere le cifre che vi sono in Spagna. Inoltre c'è un enorme numero di ragazzi che non studiano e non lavorano, che di fatto sono parte inattiva del nostro paese. In questi tempi sono i ragazzi a chiedere aiuto, più di quanto si facesse in passato, anche perchè la fiducia che viene riposta nelle nuove generazioni è molto minore rispetto a quella riposta nelle generazioni precedenti. E come se non bastasse, i padri rimangono sempre più tempo attaccati ai posti di lavoro e come conseguenza i cervelli scappano dall'Italia.
Ad aggravare la situazione c'è la politica italiana, che sembra fregarsene delle vere necessità, non solo dei giovani, ma di tutti gli italiani. Lo si nota in questa campagna elettorale, dove i candidati sindaci che dovranno giocarsi tutto al ballottaggio, difficilmente parlano dei programmi, ma si insultano a vicenda, facendo allontanare la gente dalla politica e accrescendo il consenso per i movimenti che vogliono abbattere il sistema, come quello di Grillo.
Ci sono molte similitudini tra i motivi della protesta iberica e i principali problemi italiani. Tra questi c'è quello della corruzione. In parlamento c'è un ddl anti corruzione, che è chiuso nei cassetti. In poche parole dalle parti del Governo si parla della brutta politica, ma non si vogliono porre rimedi adeguati. L'unico obiettivo di questo  esecutivo sembra essere quello di garantire a Berlusconi di rimanere lì dov'è, a tutti i costi, anche aumentando i posti da sottosegretario.
Quello che sta succedendo in Spagna potrebbe essere solo l'inizio di una lunga protesta, che si potrebbe propagare in tutta Europa. E le probabilità che ciò accada non sono poche, perchè le tematiche toccate sono universali e soprattutto pare che non abbiano appartenenza politica.

lunedì 23 maggio 2011

Quei giovani pidiellini



di Marco Mitrugno

Tra i militanti di Fli e del Pdl non corre buon sangue. Le prime schermaglie si ebbero quando Gianfranco Fini, un anno fa, alzò la voce contro il sistema berlusconiano, per una serie di motivi, che non stiamo qui ad elencare.
I pidiellini accusano i futuristi di aver tradito il patto con gli elettori o peggio ancora il patto con Berlusconi. Dall'altra parte gli aderenti a Futuro e Libertà, dicono che la loro è una scelta ideale e politica, contro un modo di fare politica, quella del Pdl, che è teocentrica ed anti-democratica.
Ma se a livello di partito i rapporti non sono ottimali, a livello giovanile non si può dire che siano diversi. Nel movimento giovanile del Pdl, la Giovane Italia (che esiste da due anni, ma deve ancora celebrare il primo congresso), è rimasta la frangia più identitaria dell'ex Azione Giovani. Cioè chi non rinuncia ad ammainare alcune vedute che nel 2011 sono anacronistiche, come ad esempio l'anti-americanismo. Sono gli stessi che si salutano con il "saluto del legionario", nonostante la gloriosa storia del Msi sia passata e sono gli stessi, che più di qualche volta non rinunciano ad alzare qualche braccio, per rievocare ricordi del Ventennio che non si sono mai vissuti.
In due parole: i giovani del Pdl non sono in grado di fare la storia, perchè preferiscono essere schiavi di una storia che non è mai stata vissuta. La storia non va dimenticata, al contrario, va insegnata: senza la storia non si conoscerebbero gli errori del passato, non si conoscerebbero le proprie radici e le proprie origini. Conoscere la storia vuol dire essere in grado di costruirne un'altra, non essere schiavi di quella passata.
Molto spesso i ragazzi della Giovane Italia portano avanti campagne che possono essere condivisibili, ma sono poco credibili. Per esempio: le campagne politiche sulla legalità. Come può un movimento giovanile essere credibile su un tema delicato come la legalità, quando nel proprio partito vi è un presidente del Consiglio che pluri imputato, oppure quando nel proprio partito vi sono esponenti come Cosentino, sulla cui testa pende un mandato di cattura.
La buona volontà di tanti ragazzi che credono nel valore della legalità viene snobbata dalla gente, proprio perchè rappresentano un partito che della legalità se ne frega.
Un altro tema è quello della meritocrazia. Molti giovani del Pdl si battono per la meritocrazia in politica e sul posto di lavoro, ma ci rimettono la faccia. Il motivo? Il loro partito è quello che candida nel listino bloccato delle elezioni regionali Nicole Minetti, ex igienista dentale del premier e lo stesso partito è quello che lascia da sola Sara Giudice, in una battaglia importante come quella della raccolta firme anti-Minetti.
Gli stessi ragazzi che difendono la Minetti, sono quelli che si dichiarano non conformi e fuori dal gregge. In questo caso viene in risalto la contraddizione: si dichiarano anti-conformisti, ma sono tra le fila di Berlusconi, che è il leader del conformismo intellettuale. Sono gli stessi che si dicono liberi da ogni schema e da ogni padrone, ma che sono pronti a difendere Berlusconi insieme alla sua corte.
E poi prendono esempio dai dirigenti del loro partito: insultano per strada i ragazzi ex Pdl che hanno aderito a Futuro e Libertà; gli additano come traditori, ma non si rendono conto che i veri traditori sono loro, che hanno buttato valori come la libertà e la dignità.
Quei giovani pidiellini che si dicono portatori sani dei valori e delle tradizioni di destra, ma che in realtà sono solo pedine della scacchiera.

giovedì 19 maggio 2011

Adesso tocca a noi!



di Marco Mitrugno

La due giorni che tutti attendevano è passata. Ora si potranno fare i bilanci, ci si potrà confrontare sulle alleanze per i ballottaggi. Le elezioni hanno sancito l'inizio della fine del percorso politico di Berlusconi, che nella sua capitale, Milano, ha visto Pisapia sorpassare Letizia Moratti. Il premier aveva affermato che questa tornata elettorale sarebbero equivalse ad un referendum nei suoi confronti e sicuramente non può essere contento del risultato. Quello che più fa scena sono le parole di Ferrara e di Feltri, che non hanno paura di criticare la campagna elettorale e Berlusconi stesso: durante il programma televisivo "Porta a Porta", Ferrara è stato durissimo accusando il premier di rinunciare volontariamente al contraddittorio con le forze di opposizione. Un altro fattore che fa riflettere è il silenzio della Lega: durante la campagna elettorale il Carroccio non ha "alzato" la voce come aveva fatto in altre occasioni. Bossi ha mantenuto le distanze dalla Moratti e per Berlusconi non è un buon segnale. Inoltre Castelli ha detto che è da ipocriti negare il cattivo risultato del capoluogo lombardo.

Ma oltre alla sconfitta (bruciante) subita dall'asse Pdl-Lega, c'è il buon risultato del Terzo Polo. L'alleanza tra Fli, Udc e Api è giovane, non ci si poteva immaginare un risultato stratosferico. C'è da dire che le percentuali raggiunte sono soddisfacenti ed è su quei dati che si deve costruire la futura azione politica. Fli sta rispettando le aspettative e chi dice che il partito di Fini è inesistente sbaglia: in Puglia, Campania e Basilicata, Futuro e Libertà ha avuto punte che vanno dal 6% al 9%.

Un dato, però, è molto importante: il vento sta cambiando e la variazione della direzione politica italiana lo si deve, in buona parte, all'impegno dei giovani. In tutta Italia, Generazione Futuro ha presentato ragazzi volenterosi di voler cambiare la storia. In alcune parti d'Italia sono stati eletti ragazzi di GF. Il simbolo di questa tendenza è Sara Giudice, la ragazza che si è scagliata contro il sistema berlusconiano. Ha ottenuto 1208 voti di preferenza e solo per un pelo non raggiunge il quorum che le avrebbe permesso di sedere al fianco di Manfredi Palmeri a Palazzo Marino.

Berlusconi è sulla via di non ritorno, la politica italiana è ad una svolta storica. Storica perchè dopo diciassette anni il sistema politico del premier ha subito una forte battuta d'arresto. "Adesso tocca a noi!" Così recitava lo slogan della convention di Generazione Futuro di Bari. Il processo sarà molto lento, ma è il momento giusto per i giovani. I ragazzi under 30 devono ritornare ad appropriarsi della politica, devono essere protagonisti del loro tempo. Certo ascoltando Grillo è difficile e deve far riflettere il risultato raggiunto dal Movimento 5 Stelle: c'è un'avanzata dell'anti-politica.

Negli ambienti giovanili si respira aria positiva dopo la sconfitta di Berlusconi, ma i ragazzi non si sentono galvanizzati dall'avanzata degli estremisti, che, invece di parlare dei problemi della gioventù, pensano ad attaccarsi personalmente, anzichè farlo sui programmi.

In questo momento deve recitare un ruolo importante Fli, superando le divisioni interne e avvicinandosi alla gente. Solo in questo modo si può costruire un programma politico serio e realista.
 

giovedì 7 aprile 2011

A Bari la primavera della politica

di Marco Mitrugno




Manca poco alla prima convention nazionale di Generazione Futuro, i giovani iscritti a 
Futuro e Liberta si incontreranno a Bari il prossimo 9 e 10 Aprile, nel capoluogo della regione che vede il numero maggiore d'iscritti. 
La convention assume un valore di particolare importanza perché affronta alcune questioni molto delicate che riguardano il nostro paese e che i ragazzi si impegnano a discutere proponendo soluzioni all'interno di specifici forum "per l'Italia". 
Si parlerà di ambiente, lavoro, innovazione, scuola, università, comunicazione e cultura. Ancora una volta la grande assente sarà l'Europa. Certamente non si sarebbe potuto lasciare da parte l'ambiente, dopo lo scoppio dei reattori della centrale nucleare di Fukushima e il referendum sul nucleare; tantomeno il welfare, tenendo conto che i dati riguardanti la disoccupazione giovanile hanno raggiunto cifre esorbitanti, si parla del 30%. 
Non manca il dibattito sulla scuola e l’università, centro di formazione sociale e culturale per noi giovani, alla luce della nuova riforma Gelmini e delle sue carenze: non abolisce il valore legale del titolo di studio, non investe nell'innovazione e nella ricerca, ma al contrario taglia i fondi disponibili a scuole e università lasciandole arretrate rispetto agli istituti degli altri paesi europei. 
Ma dove e' l'Europa? Oggi che la maggior parte delle politiche europee passa da Bruxelles, non si e' riuscito a trovare uno spazio per discutere dei vari programmi disponibili per i giovani sia a livello studentesco - formativo che professionale. Per non parlare della nuova strategia Youth on the Move presentata dalla Commissione europea che dovrebbe dare un imprinting differente per le nostre attività giovanili. 
Nella speranza di un prossimo incontro ad hoc sul tema, auguriamo a Generazione Futuro di riaccendere a Bari la passione che avevamo quando per la prima volta ci siamo ritrovati a Perugia instaurando i legami di quella che e' stata e che sarà la nostra "comunità" politica. Quel giorno eravamo 1500 e anche in Puglia avremo l'occasione per dimostrare che il movimento giovanile di Fli è realmente plurale e partecipato, un'occasione di dibattito sereno ma sincero, a dimostrare che la nostra politica è diversa da quella che in questi giorni stiamo vedendo nella Camera dei Deputati. Tocca a noi ora dimostrare che i giovani possono fare proposte serie e reali per il bene del paese. 

giovedì 3 febbraio 2011

Il Pdl non è il partito degli italiani


di Marco Mitrugno

Il Pdl non ha futuro. Non sono il primo, tanto meno, non sono l'ultimo che lo dirà. Questo perchè credo che in futuro ci saranno altri motivi affinchè qualche esponente potrà dire che il Pdl non ha un avvenire.
Il primo motivo per cui il partito di Berlusconi non ha un futuro è Berlusconi stesso: infatti, un giorno il premier dovrà ritirarsi ed allora il (fu) Popolo della Libertà cosa farà? Nessuno può saperlo. Ma una cosa è certa: il partito della Santanchè & co. è legato indissolubilmente al proprio leader.
Ad affermarlo sono gli stessi deputati del partito del predellino, come Luigi Vitali, che in un'intervista ad un quotidiano pugliese:"Nel Pdl, come Forza Italia, la vita del partito è legata alla presenza del leader che li ha costruiti. Fino a quando Berlusconi sarà in campo, oggi il Pdl, ieri Forza Italia, domani un nuovo partito avranno l'influenza marcata del premier. Dovesse decidere di farsi da parte, sarebbe una fase del tutto diversa".
Da queste dichiarazioni viene messo in evidenza un punto su tutti: il Pdl è un partito in cui la gente che milita nel movimento non è legata da ideali comuni, ma dalla fedeltà e la gratitudine verso un leader. Ed è per questo che, quando Berlusconi sarà costretto a ritirarsi a vita privata, il Pdl non esisterà più, non avrà più alcun ruolo nella scena politica italiana.
Stiamo avendo un assaggio della discreta unità di pensiero che c'è nel partito di Berlusconi: la Santanchè vuole portare avanti una "politica" movimentista, che colpisca i magistrati sovversivi; dall'altro Ferrara chiede di tornare ai veri problemi politici dell'Italia. Per fortuna ha vinto la linea del direttore del Foglio, ma ormai il Pdl è spaccato e c'è da chiedersi cosa ci faccia ancora in quel partito gente come Pisanu, che responsabilmente chiede che il premier si presenti dai magistrati.
Un altro motivo per cui il Pdl non ha futuro è quello delle proposte politiche. Il partito di maggioranza non fa altro che proporre leggi per difendere Berlusconi dai processi; decide di appoggiare il federalismo della Lega (che intanto è stato bocciato dalla commissione).
Il governo non si pone alcun problema per risolvere i problemi importanti del paese,  come la ripresa economica e la disoccupazione giovanile, che è arrivata ad una cifra esorbitante. E qui diventa importante la nostra posizione sul ministero della gioventù, che invece di risolvere i problemi delle giovani generazioni, sembra essere un'istituzione superflua che ha il solo scopo di regalare poltrone ai politicanti di turno
Ma loro sono troppo impegnati a redigere il processo breve, ad organizzare manifestazioni contro i pm e alla faccia dei problemi della nazione.
Ecco perchè il Pdl non ha futuro; ecco perchè il Pdl non è il partito degli italiani.

venerdì 12 novembre 2010

Ma con Berlusconi sparirà anche la Berlusconi Generation?

Da "Generazione Giovani"


di Marco Mitrugno


Ma ricordate cos’è la “Berlusconi Generation”? Il tutto nacque con una polemica tra FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini e Francesco Paquali, coordinatore nazionale del movimento giovanile del Pdl, la Giovane Italia. Pasquali affermò che la “Berlusconi Generation”, ovvero la generazione di giovani del Pdl era più viva che mai, attirata dal cambiamento portato dal premier. Quale cambiamento? Ci aveva promesso la rivoluzione liberale, che non c’è mai stata. Sono pochi gli unici cambiamenti che ha portato: attaccare senza scrupoli la magistratura, dire che è meglio guardare le ragazze che essere gay, avere senatori del proprio partito che affermano che i mafiosi sono eroi. Questo è un cambiamento, ma un cambiamento in peggio. Il Cav. si vanta dell’azione del “Governo del Fare” contro la mafia, arrivando a dire che tutto quello che sta accadendo verso di lui è una ritorsione della malavita, ma allo stesso tempo, quando i giovani chiedono di non far candidare condannati per mafia nel partito, risponde che a deciderlo deve essere il partito e non la magistratura, in poche parole: via libera ai condannati. Però guai a dire che la mafia la combattono realmente magistrati e forze dell’ordine, perchè il merito è suo e quindi tutti a cantare:”Meno male che Silvio c’è”. La “Berlusconi Generation”, è quella che difende il premier dalle accuse sul caso Ruby, Nadia, D’Addario, dicendo che è normale per un uomo guardare le donne e andarci in giro.  Ma a lui è permesso tutto, d’altronde è un gran lavoratore e ogni tanto anche lui ha bisogno di svagarsi; ma non normalmente come fà qualsiasi persona (andando allo stadio, vedere un bel film etc), no! Lui ha bisogno di una bella fanciulla che lo renda felice. E chi se ne importa se tutto ciò rovina l’immagine della nostra nazione, chi se ne importa se la persona che dovrebbe dare esempio di senso civico se ne infischia totalmente, chi se ne importa se per fare il benefattore si arriva a compiere un abuso di potere. La “Berlusconi Generation” è quella che si rassegna a questo mondo che non guarda ai giovani; che si rassegna a questo sistema sbagliato, che permette ad una ragazzetta che è stata “salvata” dal premier di andare in giro con la Ferrari e di festeggiare il suo compleanno in un locale alla moda (ovviamente senza pagare), fregandosene totalmente delle migliaia di altre ragazze, che per pagare gli studi sono costrette a lavorare in un call center per 600 euro al mese. La “Berlusconi Generation” è quella che dice a noi di Generazione Giovani di aver tradito gli ideali. Ma ne siamo sicuri? Noi non abbiamo abbandonato la battaglia per la legalità; noi non abbiamo abbandonato la battaglia per la meritocrazia; noi non abbiamo abbandonato la battaglia per garantire alla cultura maggiori fondi; noi non abbiamo abbandonato la battaglia che vuole mantenere unita la nostra nazione.  Come possono ragazzi che amano la patria, accettare la prepotenza della Lega che marchia con i suoi simboli una scuola pubblica?  Amano l’Italia “romana”, però sono schiavi della Lega, che professa la secessione.  Dicono che i loro eroi sono Borsellino e Falcone, ma non riescono a ribellarsi alle affermazioni di Dell’Utri su Mangano, che a suo dire è un eroe. E voglio  sottolinearlo: questo mio pensiero non vuole allontanare i giovani dalla politica, perchè sono a conoscenza che ci sono ragazzi che fanno politica per pura passione; ma vedere sui profili Facebook delle varie sezioni della Giovane Italia, link e riferimenti con su scritto “Forza Silvio!”, mi fa rabbrividire al solo pensiero, perchè molti di quei ragazzi che (fino a poco tempo fa) rifiutavano l’omologazione, adesso sono come tanti automi. Ma dove sono finiti i vari Atreju, il gabbiano Jonathan Livingston, esempi di libertà e “non-omologazione”?

martedì 9 novembre 2010

Ventun'anni fa vinceva la libertà


Il 9 novembre 1989 è una data che nessuno dimenticherà. Quella data rappresenta la vittoria della libertà sull'oppressione. Quella data rappresenta l'inizio della fine del blocco sovietico e del comunismo, che portò via con se la guerra fredda e l'ombra di una terza guerra mondiale.
Quel muro era il simbolo della guerra fredda, un conflitto che non si è mai combattuto con le armi, ma che ha tenuto col fiato sospeso tutto il pianeta, che da un momento all'altro rischiava di ricadere nell'oblio di un'altra guerra mondiale.
Il 9 novembre 1989 ci fu una grande rivoluzione, guidata soprattutto dai giovani, che erano stanchi di veder prevaricati i loro diritti, erano stanchi vedere la loro terra divisa in blocchi, comunista e capitalista. Il loro sogno si avverò, con quell'azione che riunì l'Europa, che la rese libera dal controllo delle due superpotenze di quel tempo; i giovani tedeschi riassaggiavano il sapore della libertà e riscoprivano quanto dolce fosse il suo gusto. Il gusto di poter esprimere la proprie idea, il gusto di poter uscire di casa liberi dal coprifuoco, il gusto di vivere al meglio la propria privacy senza essere spiati, il gusto di essere tutti riuniti sotto un'unica bandiera.
Quel muro, simbolo del comunismo, che nasceva come forma politica che promuoveva l'ugaglianza sociale, ma che si trasformò in un mostro, che negava i diritti dell'uomo, che toglieva la libertà, che uccideva gli oppositori, che distrusse la meritocrazia e il lavoro individuale, in nome di una lotta di classe che non raggiunse mai il suo obiettivo e che diede ad un'oligarhia che non aveva alcun interesse a risolvere i problemi del popolo.
Ancora oggi ci sono popoli oppressi da altre nazioni: come dimenticare la questione che vede protagonista l'Irlanda del Nord? Come dimenticare la lotta dei monaci tibetani? Come dimenticare il popolo Karen? Facciamo crollare il muro dell'indifferenza, che continua ad essere lì, senza che nessuno lo tocchi.
Raccogliamo l'esempio dei giovani tedeschi, muoviamoci per costruire il nostro futuro, dobbiamo essere protagonisti del nostro tempo, ora più che mai. Abbattiamo tutti i muri che ci circondano: razzismo, omofobia, indifferenza, discriminazione.
Perchè i veri cambiamenti si possono avere solo con la forza di noi giovani.

lunedì 8 novembre 2010

L'avventura è cominciata



L'emozione provata è indescrivibile. Quella vissuta a Perugia, è stata un'esperienza indimenticabile. Ascoltare le parole di Gianfranco Paglia, che è stato accolto con un lungo applauso, di Fabio Granata, di Carmelo Briguglio, di Flavia Perina e di tutti coloro che hanno preso la parola alla convention di Perugia, mi ha fatto crescere sotto tutti i punti di vista.
Alla faccia di tutti coloro che ci hanno attaccati e criticati, alla faccia di chi diceva che eravamo quattro gatti. A Perugia si è riunito un popolo, un popolo che vuole bene alla propria nazione, un popolo che vuole costruire il proprio futuro, un popolo che vuole una destra nuova, che si differenzi da quella populista, che guarda avanti e che vuole il bene di tutto il Paese.
Ciò che mi ha colpito, è stato l'entusiasmo dei 1500 ragazzi che hanno partecipato all'assemblea di Generazione Giovani, mossi dalla passione e dagli ideali che ci legano tutti insieme, senza alcun tipo di distinzione.
E' stato costituito il comitato promotore di GG, guidato da Gianmario Mariniello, che porterà la nostra sigla all'appuntamento di Milano. Un riconoscimento che Gianmario merita, dopo aver svolto egregiamente il suo lavoro, dopo aver raggiunto tutti i capoluoghi di regione per promuovere il nostro movimento.
L'intervento più atteso, ovviamente, era quello di Gianfranco Fini, che è stato accolto da un lungo applauso da parte dei ragazzi; un intervento che ha riscosso un grande successo e che, spero, ha reso più grande la voglia di noi ragazzi di impegnarci per il nostro futuro. Il presidente della Camera ha voluto aprire gli occhi a noi ragazzi; ci ha consigliato di stare alla larga da chi dice che bisogna fare "largo ai giovani", perchè "lo spazio i giovani se lo devono creare da soli." Ci ha fatto capire che il futuro dobbiamo riprendercelo noi, con le nostre potenzialità; dobbiamo essere intransigenti nel far rispettare le nostre idee, lasciando da parte gli estremismi; ci ha chiesto di essere anticonformisti e di non inchinarci a ciò che arriva dal palazzo.
I giovani che hanno preso la parola hanno espresso la loro voglia di cambiamento, la voglia di voler cambiare il mondo, che come ha detto Fini, è giusto che si abbia a vent'anni e che non deve sparire con il passare degli anni, perchè è proprio quella voglia che ci permette di trasformare le nostre idee in azioni.
In questa occasione ho avuto la possibilità di conoscere tanta gente, che fino a sabato conoscevo solo grazie al web. Ho avuto il piacere di conoscere tanti ragazzi con i quali si condividono idee, intenzioni e si condividono anche momenti di allegria. Generazione Giovani è anche questo: riesce ad unire tutti i ragazzi d'Italia, senza alcun tipo di discriminazioni tra "terroni" e "polentoni".
Quello che ho visto domenica prima, durante e dopo il discorso di Fini, era un popolo in festa, entusiasmato dalle parole del presidente; parole che hanno risvegliato la voglia di fare politica, la politica con la P maiuscola, che vuole il bene della nostra nazione.
Non ero presente quando l'on. Barbareschi ha letto il Manifesto, ma, non mi vergogno a dirlo, quando è stato riproposto il video mi sono emozionato ed ho capito che ho scelto la strada giusta, la strada della buona politica, la strada degli ideali. Già, gli ideali. C'è chi dice che nella politica di oggi non ci sono più gli ideali. Non è vero: se quella gente fosse stata a Perugia, avrebbe visto diecimila accreditati mossi e scossi dagli ideali.

giovedì 4 novembre 2010

E adesso fondiamo questo movimento giovanile


La convention di Perugia è vicinissima. L'adrenalina e l'entusiasmo sale, saremo protagonisti della nascita del nuovo soggetto politico e del suo movimento giovanile. Personalmente è la prima esperienza e difficilmente la dimenticherò. C'è chi ha vissuto ciò che è successo a Mirabello, ma quello che accadrà a Perugia sarà un qualcosa di totalmente diverso, a partire dall'intervento di Gianfranco Fini, che illustrerà la linea che dovrà mantenere Fli.
Sarà un qualcosa di eccezionale. Gente che si incontrerà per la prima volta, ci saranno persone che si avvicinano alla politica per la prima, ci saranno persone che vorranno sapere quale sarà la strategia di Fli.
Noi giovani daremo vita al nuovo movimento giovanile, che sarà eterogeneo, ognuno potrà esporre le proprie idee, ma saremo tutti una grande famiglia, che vuole immaginare il proprio futuro, che vuole costruire un'Italia migliore, in nome degli ideali che sono stati ben descritti dal sito di Generazione Giovani: Unità nazionale, legalità, giustizia, amore per la patria.
Secondo alcuni dovevamo essere quattro gatti, ma forse c'è qualche gatto che si è unito a noi. Già, perchè dovrebbero essere mille i giovani che si riuniranno sabato sera, per dar vita al movimento giovanile.
E adesso fondiamo questo movimento giovanile. Senza paura, senza alcun tipo di nostalgia, guardiamo con ottimismo al futuro, pensiamo a ciò che vogliamo costruire, usando gli ideali che ci hanno unito.

sabato 30 ottobre 2010

Ragazzi, sveglia!


In questi mesi si notano le proteste studentesche: autogestioni, occupazioni e manifestazioni in piazza. Niente di meglio. Questo fa notare come anche i giovani e i giovanissimi, possono organizzare, bene e benissimo, le proteste che ho elencato precedentemente.
Troppo spesso, però, queste proteste (specialmente le manifestazioni di piazza) si trasformano da movimenti d'opinione, dove ognuno può esprimere la propria idea e opinione, in movimenti politici, dove chi non è gradito non può esprimere le idee.
Naturalmente, trasformandosi in manifestazioni politiche, si notano le strumentalizzazioni che i professionisti della politica (siano essi di sinistra o di destra) attuano, sporcando di fatto le iniziative dei ragazzi liberi.
Purtroppo questa è un'usanza molto diffusa e i ragazzi non riescono a "pulire" i cortei da politici del genere, che hanno come obiettivo quello di plagiare le menti libere e di raccogliere consenso dai giovani per aver partecipato alla loro manifestazione.
E d'altronde si sà, noi giovani, spesso ci facciamo ammaliare dai personaggi che sono vicini alle nostre battaglie, senza capire che il loro scopo non è quello di aiutarci, ma quello di sfruttarci per i loro comodi.
Questo è un appello che rivolgo a tutti i giovani che si sentono liberi, perchè per scioperare non basta la logica del "se non entra il mio amico, non entro io"; per scioperare ci deve essere un'ideale che collega il manifestante con la manifestazione.
Non dobbiamo dare ascolto a persone di 50-60 anni, che ci invita a fare la "rivoluzione" per i loro comodi.senza aver alcun interesse per il nostro futuro.
Le nostre idee non devono essere strumento di consiglieri regionali, assessori e altre autorità istituzionali, Vogliono toglierci il futuro.
Sta a noi giovani sentire il dovere di protestare, senza pressioni e senza strumentalizzazioni; il domani appartiene a noi, nessuno potrà togliercelo per i propri interessi presonali.

mercoledì 27 ottobre 2010

Se questa è televisione


Arriva l'autunno e come ogni anno scoppiano le polemiche sulla televisione. Come dimenticare il caso di Sarah Scazzi, che dal 26 agosto fini ad oggi è presente nel palinsest di ogni programma di approfondimento pomeridiano. Si è superato il limite, specialmente nel caso di Sarah; quello che vediamo ogni giorno in televisione non è giornalismo, potrebbe essere chiamato sciacallaggio, anche se è un termine un po' forte. Ma d'altronde non esiste un termine diverso per descrivere quegli inviati che ogni giorno, dalle 8 del mattino alle 24, sono lì davanti alla casa della famiglia Misseri o davanti casa della famiglia Scazzi. Finalmente è arrivato un provvedimento del sindaco di Avetrana che vieta ai giornalisti di essere nei pressi della casa della famiglia Misseri. Nel pomeriggio è arrivata l'ordinanza che i giornalisti devono lasciare il parcheggio del tribunale di Taranto, ma i cronisti non l'hanno presa molto bene, confermando una morbosità mediatica che ha dell'assurdo (e nessuno venga a dire che non è vero). A rafforzare la morbosità c'è la notizia che si sta girando una fiction che riguarda l'omicidio di Meredith Kercher, come fu fatto dagli autori della fiction Ris, che in uno degli episodi ricalcavano la strage di Erba.

Non se ne può più di questi telegiornali che non aggiornano totalmente il cittadino su quelloche succede in Italia del mondo, perchè ci sono troppi interessi. A partire dal TG 1 , telegiornale della rete ammiraglia della Rai, che non è più quello dei tempi passati: gli ascolti diminuiscono (anche se Minzolini dice che aumentano), non esiste obiettività nell'esporre le news, che sono sempre più filo-berlusconiane. Alla faccia del servizio pubblico. 
Impossibile non parlare del TG 5, che negli ultimi tempi ha sempre dedicato l'apertura al caso di Avetrana, soffermandosi su questo per circa un quarto d'ora e lasciando i temi ben più importanti (senza nulla togliere al giallo di Avetrana) gli ultimi dieci minuti del telegiornale. Ma il telegiornale che davvero rifiuto è Studio Aperto: la pagina politica dura cinque minuti, la pagina di cronaca dieci minuti ed il resto del notiziario è dedicato alle vicende amorose delle veline che si sono lasciate con questo o quel calciaore, a personaggi televisivi che devono farsi pubblicità e se ci si riesce a quello che succede nella casa del Grande Fratello. L'unico vero telegiornale che si può guardare con piacere è quello de La 7, che fa una giusta informazione: rende tutto noto, dalla notizia più importante a quella più superflua, facendo così un servizio completo.

Però la vera piaga del nostro tempo sono i reality show: dal Grande Fratello a Uomini e Donne, passando per X Factor, L'isola dei famosi e Amici. Non fanno altro che descrivere un mondo che non esiste. Sembra che ormai non esista più nessuna chance, per i giovani, di acquisire un minimo di popolarità attraverso il lavoro e lo studio, il vero problema è che c'è rassegnazione, come se non si potesse fare niente per eliminare questi format. Ma in realtà una piccola grande cosa si può fare: non guardare i reality show, di conseguenza calano gli ascolti. Perchè non se ne può più di arrivare la mattina a scuola e sentire gente che discute sul litigio di Tizio con Caio.

Spegniamo la televisione e accendiamo le coscienze.