martedì 28 settembre 2010

Lettera al Presidente Fini e...risposta


Caro Presidente,
sono un ragazzo di 18 anni, ho sempre avuto la passione per la politica e grazie a Lei è cresciuta ulteriormente.
Le scrivo questa lettera per molti motivi. Uno su tutti per dirLe che ha tutta la mia stima e appoggio per le vicende politiche che La stanno coinvolgendo.
Grazie al Suo coraggio, è riuscito a muovere l'Italia, La nostra Nazione (uso questo nome perchè è ora che si inizi ad usarlo nuovamente) ha bisogno di interventi mirati e Lei fa bene a proporre una nuova sintesi di idee. Ascoltando il Suo discorso di Mirabello ho capito che in Italia c'è ancora chi vuole bene al nostro Paese. Sono rimasto entusiasta dopo il Suo discorso e credo che lei, il 5 settembre, ha realizzato qualcosa di storico. Si, perchè, dal mio punto di vista, Lei sta mettendo fine al berlusconismo, che in parte ha fatto bene all'Italia, ma anche fatto male. D'altronde, come ho sempre pensato, Destra non significa berlusconismo.
Io credo che una "Destra Nuova" sia possibile, una Destra realmente liberale, che si apre agli immigrati regolari che rispettano la nostra legislazione e le nostre tradizioni, una Destra che renda più forte il concetto di Roma capitale e non Roma "ladrona", in puro stile leghista.
Io sono un pugliese e non mi piace ciò che il Governo sta facendo, appiattendosi su un programma pressochè leghista; ma questo mio sentimento non vuol dire che "odio" i leghisti e tutta la gente del nord, semplicemente perchè credo in un'Italia unita, così come ce l'hanno consegnata i nostri Padri Garibaldi, Cavour e Mazzini. Per questo sostengo che aspetti a noi giovani il compito di difendere l'unità della nostra Nazione.
Grazie a Lei ho reso più forte il mio amore per la mia Patria, condividendo le Sue idee riguardo alla visita di Gheddafi, perchè un Paese con una storia come l'Italia non può inchinarsi ad un dittatore che ha cacciato via dalla propria terra gli italiani e che in nome di un patto d'amicizia con il nostro Governo fa allestire un vero e proprio circo nella nostra Capitale.

Non ho "digerito" il comportamento del Pdl verso il suo co-fondatore, una vera e propria espulsione in stle stalinista, che fa capire come il partito del Presidente Berlusconi sia realmente una Forza Italia allargata (come lei ha affermato) e come sia un partito monarchico e anti-democratico.
Sono a favore, e lo sarò sempre, della Sua battaglia sulla legalità. Il sistema politico deve essere ripulito, senza fare campagne "dipietrieste", ma facendo capire che garantismo non vuol dire impunità permanente, così come viene intesa dalla maggior parte degli esponenti del Pdl.
Ho appoggiato la Sua scelta, quella di fondare, insieme ad Italo Bocchino, Generazione Italia, per dare voce a chi aveva bisogno di esprimere le proprie idee all'interno di un contenitore libero e democratico per costruire un'Italia migliore. Proprio questo mi sta portando a cercare di fondare un circolo di Gi nella mia città
Non sopporto il dossieraggio che Libero e Il Giornale stanno portando avanti, ormai da due mesi, contro di Lei e contro la Sua famiglia, questo è forse l'unico modo dei berlusconiani di opporsi a proposte politiche serie, che vogliono creare l'Italia del futuro.

La ringrazio per aver creato la creatura giovanile di Generazione Italia, perchè è giusto che l'Italia futura debba essere costruita da noi e non da chi ha ormai vissuto in gran parte il proprio percorso vitale.

Le pongo una domanda: Fli, al termine di questa legislatura, rimarrà sempre all'interno dello schieramento di centrodestra, senza essere per forza alleata di Pdl e Lega, oppure il suo gruppo potrà a aprirsi a nuove alleanze con Udc e anche con delusi del Pd?

Infine, Le chiedo di continuare così, perchè la nostra Italia ha bisogno di gente tenace come Lei, che lotta per le proprie idee senza aver paura delle possibili conseguenze.

La ringrazio per il tempo concessomi e in attesa di una Sua risposta, Le porgo cordiali saluti.

Marco Mitrugno


La risposta

Il Presidente Fini La ringrazia vivamente per le belle parole che ha scritto nella Sua recente email.
Esse rappresentano  un motivo per credere con sempre maggiore convinzione nella possibilità di consolidare quei valori di libertà, legalità e coesione nazionale di cui il nostro Paese ha bisogno per costruire un futuro di
progresso, superando  tutti i suoi ritardi sia sociali sia politici. Nel Suo messaggio si rispecchia quell’ideale di Italia civile che tutti - Istituzioni, forze politiche e sociali, semplici cittadini - hanno il dovere di  affermare con l’impegno quotidiano e con la fede nella forza della democrazia.
Restando a Sua disposizione, l’occasione ci è gradita per porgerLe, a nome
del Presidente Fini,  i migliori saluti.

La Segreteria di Gianfranco Fini


sabato 25 settembre 2010

Il video messaggio di Fini



Finalmente ecco il video di Gianfranco Fini, che fornisce la sua versione sulla casa di Montecarlo. Il video doveva essere diffuso questa mattina, ma i siti web vicini al Presidente della Camera sono andati in tilt. 

Il video è disponibile su YouTube e su GenerazioneItalia.it, Libertiamo.it, secoloditalia.it, ffwebmagazine.it.

martedì 21 settembre 2010

Chissà che avrà pensato?


Ieri guardavo Le Iene su Italia 1 e, come al solito, hanno lanciato un servizio in cui facevano uno scherzo ai personaggi famosi. Lo scherzo consisteva nel piazzarsi all'ingresso di una discoteca e rimbalzare i vips quando chiedevano di entrare.
In molti sono rimasti stupiti (i vips naturalmente) e hanno cominciato a prendere a male parole le inviate de Le Iene. Il punto sta nel modo in cui questa gente si presentava all'ingresso dei locali, ovvero in maniera spavalda, il loro motto è:"Io sono, quindi posso". Una sorta di reinterpretazione del Cogito ergo sum di Cartesio.
Ormai in questa Italia per poter permettersi qualcosa non c'è più bisogno di mertitarlo. Basta fare l'attore di Centro Vetrine, partecipare al Grande Fratello, a La pupa e il secchione, ad Amici e a tutti questi programmi pseudo culturali che i giovani seguono con molto interesse, che, sinceramente non so da dove arrivi.
Una risata vi seppellirà!
E chissà cosa avrà pensato negli ultimi anni Sandra Mondaini, vedendo la televisione scendere ad un livello insufficiente, essendo stata lei una delle più grandi protagoniste della vera televisione. Ciao Sandra!

sabato 18 settembre 2010

Ecco cosa serve alla scuola


L'anno scolastico è iniziato e come ogni anno ci sono le proteste da parte di docenti e studenti. Le proteste come  sempre (ormai da due anni) vanno contro la riforma Gelmini. Ci sono molte motivazioni contro il Ministro, ma il nodo che lascia tutti scontenti è il taglio degli insegnanti precari.
La questione è che ci sono ancora dei punti che il Ministro sta cercando di risolvere ed altri no.
Uno è la qualità degli insegnanti: negli anni il numero dei docenti è cresciuto a dismisura, naturalmente facendo lievitare la spesa pubblica. In questo gruppo di persone c'è chi lavora e merita lo stipendio e chi lavora poco (e male) e i soldi a casa li porta lo stesso. C'è una terza categoria oltre a queste due: quella degli insegnanti politicizzati. Questi docenti, invece di lavorare ed insegnare agli alunni, pensano a fare comizi politici filo sessantottini, cercando di omologare i ragazzi al loro punto di vista, mettendo da parte la pluralità di pensiero.
Ecco da cosa bisogna cominciare: dalla classe docente, che troppo spesso aizza i ragazzi a scioperare e a fare delle rivoluzioni impossibili. Basta vedere professori politicanti e sessantottini. Basta vedere professori che invece di svolgere le proprie mansioni, ben più importanti, svolgono comizi o quant'altro.


Un'altro punto importante è quello riguardante gli studenti. Niente da dire sulla reintroduzione del voto di condotta nella media di fine anno. E' giusto che qualcuno si muova, nelle scuole regna troppa anarchia.
Un qualcosa di molto importante, però, è quello di istituire rappresentanze paritetiche tra studenti e docenti nel consiglio d'istituto; molto spesso le proposte dei ragazzi vengono bocciate da parte dei docenti, che non permettono alcuna attività extra curriculare agli studenti. Se siamo in una vera democrazia, gli studenti devono avere più voce in capitolo, perchè in questo modo potrebbe (dico potrebbe) migliorare la qualità della scuola italiana.

mercoledì 15 settembre 2010

La scuola leghista


Questa è l'ultima delle decisioni molto discutibili della Lega, quella di "stampare" con il sole delle Alpi una scuola pubblica di Adro, comune che è ritornato all'onore della cronaca. Infatti è già la seconda volta che il Sindaco Lancini è al centro delle polemiche, dopo che, durante il passato anno scolastico, aveva "tolto" a dei bambini extracomunitari la mensa poichè i genitori non riuscivano a pagare la retta.
Il bello di questa vicenda è che la Lega sta ricevendo attacchi da qualunque schieramento politico, ma, in tipico stile leghista, non ne hanno paura e vanno avanti senza problemi, fregandosene del pensiero altrui.
Quando lunedì a "L'Infedele" erano ospiti Lancini e Borghezio, è stata tirata fuori la questione e il sindaco di Adro è riuscito a dire che il sole delle Alpi non è un simbolo leghista, ma un simbolo già usato nel 1600. In effetti è vero, perchè il sole delle Alpi è un simbolo celtico. La cosa curiosa è che sulla scuola di Adro il simbolo è stato riportato con il verde, colore che identifica la Lega.
Cercando su internet, ho cliccato sulla descrizione che dà Wikipedia e si può notare come il sole delle Alpi sia usato in tutto il mondo, ma non sia verde.


Inoltre si apre un dibattito sui simboli politici. Tutti noi sappiamo che simboli come la svastica, il fascio littorio e la croce celtica siano molto più antichi delle dottrine che rappresentano. Negare che il sole delle Alpi rappresenti la Lega, è come negare che la svastica rappresenti il nazismo, che il fascio littorio rappresenti il fascismo e che la croce celtica rappresenti la destra italiana post-fascista.
Chissà quali sarebbero state le reazioni della Lega se in una scuola dell'Emilia, la falce e il martello fosse stata stampata sui banchi, sui cestini e sulle panchine. Naturalmente le polemiche sarebbero giuste. Però loro non ne vogliono sapere, perchè il sole delle Alpi fa parte della loro identità.
Questo della Lega è l'ennesimo gesto provocatorio, anche perchè non è stato esposto il Tricolore fuori dalla scuola.
La Lega, quindi, cerca di attirare se non di indottrinare i bambini che frequentano la scuola di Adro, quasi come fossero piccoli balilla verdi.

lunedì 13 settembre 2010

Il discorso che non c'è stato



Quando ieri sera sul sito web del Secolo d'Italia, ho letto alcune affermazioni di Berlusconi durante il suo intervento ad Atreju, sono rimasto a bocca aperta.
Tutti si aspettavano che il premier dovesse rispondere al discorso tenuto da Fini a Mirabello, durante la Festa Tricolore. Invece, il Presidente del Consiglio, come è suo solito, si è lasciato andare alle sue solite barzellette e battute. I ragazzi si aspettavano il discorso che doveva attaccare "il traditore".
Sentire aprire l'intervento con:"Ma siamo al Pdl? Perchè ho visto tutto questo verde e sembrava di essere alla festa della Lega!". Naturalmente tutti hanno cominciato a ridere, da veri yesman; il paradosso è che sono gli stessi ragazzi che "ripudiano" l'omologazione e vogliono essere liberi. Piccole incoerenze.
E poi:"Ci sono così tanti ragazzi che sarà difficile abbracciarli. Giorgia dividiamoci il compito: tu abbracci i ragazzi e io le ragazze!", e di nuovo risatona collettiva.
Poi racconta un aneddoto:"Ho ricevuto un attacco dalla sinistra, quando consigliai ad una ragazza: sei carina, trovati un ragazzo ricco!".
Poi dà spazio al suo lato filosofico:"Diffidate da chi non ride!" e naturalmente ovazione.
In seguito racconta la sua barzelletta, che lui stesso ha definito "bellissima", la barzelletta su Hitler, che tornerà solo se farà il cattivo. E come da copione (ormai lo penso) tutti a ridere, compresi esponenti come la Polverini.
Poi ci si mette anche la Meloni, Berlusconi dice che ha la fila di donne che lo vogliono sposare e lei risponde:"Vabbè ma tu sei un'eccezione, siamo pieni di ricchi brutti!" e lui spiega il perchè." Primo, sono simpatico; secondo, ho un po' di grano; terzo, la leggenda dice che ci so fare: quarto, pensano: lui è vecchio, muore subito e io eredito!". E c'è la grande risata del Ministro e della folla, che si diverte con Berlusconi.
Ed ecco il gran finale. Berlusconi viene sottoposto al Gioco della Torre. Il premier deve decidere cosa buttare giù: o il Duomo, o il Colosseo. La ragazza che lo ha sottoposto al gioco lo avverte:"Guardi che gioca fuori casa". E lui:"Ma le domande le fate solo voi o le posso fare anch'io?". E la ragazza risponde:"Le concedo una sola domanda". E chiede:"Qual è il tuo numero di telefono?"
Questo chiude il grande confrontro "politico" di Berlusconi con la Giovane Italia. A questo punto bisogna dire che Mirabello ha avuto tutt'altro spessore.

sabato 11 settembre 2010

Ecco perchè lo faccio


In tanti mi dicono:"Ma chi te lo fa fare?". Amici e parenti, che cercando di dissuadermi dal dedicarmi alla politica. Mi dicono:"Pensa a studiare e a divertirti, sei giovane, non si recupera il tempo perso in gioventù."
Quante discussione su questo tema in famiglia e con gli amici, è difficile convincere loro ad avvicinarsi alla politica, sarà impossibile allontanarmi dalla politica.
Sono sempre stato un simpatizzante di AN e di conseguenza essendo un giovane di AG. Per questo il mio impegno lo vedo come servizio alla comunità, lo vedo come immagionazione del futuro, rendere l'Italia un Paese migliore. 
C'è chi mi dice:"La politica è sporca, è solo malaffare!". Non è vero se la gente che mi dice queste vuole realmente cambiare l'Italia, si impegni, invece di parlare senza mettersi in prima linea. E' questo che mi ha avvicinato alla politica: la voglia di rivoluzione, la voglia di partecipazione, la voglia di essere protagonisti attivi del proprio tempo e non protagonisti passivi. Perchè nella vita non bisogna solo subire.
La gente che mi critica non sa cosa vuol dire assistere (o guardare in tv) con grande entusiasmo al discorso del proprio, da dove poi possiamo trarre spunti di discussione.
La gente non sa cosa vuol dire dare un piccolo aiuto alla propria comunità, anche con lo "sporco" lavoro dell'attacchinaggio e del volantinaggio..
La gente non capisce che tramite la politica si pò conoscere tanta nuova gente, di persona e tramite i social network. In quest'ultimo caso non ci si conosce di persona, ma c'è un legame che fa sentire vicine a te queste persone, il legame è l'ideale per cui lotti.
La gente crede che la politica ti fa tralasciare altre cose importanti della vita. Ma non è vero, perchè nella vita c'è la possibilità di accomunare il lavoro alle varie passioni.
La gente non capisce che se continuerà a dilagare questo disinteresse, il popolo italiano sarà astensionista disinteressato.
Io non lo faccio per interesse personale: non voglio diventare ricco, non vlgio essere al centro dell'attenzione. Lo faccio per l'amore che provo per la mia terra, per la mia Nazione, per la mia Italia.






giovedì 9 settembre 2010

E "Il Giornale" continuò


C'era chi pensava che dovesse smettere; c'era chi pensava che avesse continuato, ma calando la dose; nessuno pensava che dovesse rincarare la dose. Però "Il Giornale", di Re Silvio, non finisce mai di stupirci. Infatti questa mattina ho cliccato sul sito web del quotidiano milanese (lo faccio ogni giorno per farmi due risate) ed oltre alla notizia che Berlusconi è riuscito a dire no alla Lega sulla questione voto non voto, ci sono due articoli anti Fini: uno dice che il premier vuole mettere a dura prova Fli, l'altro è di Marcello Veneziani, che dice che agli italiani piace "Re" Silvio. Poi in alto a destra campeggia un banner riguardante la raccolta fine del giornale "per dire; Via Fini", al centro in seconda battuta c'è un collegamento con tre video riguardanti il Presidente della Camera.


Andiamo con ordine, partiamo dai video: secondo la teoria del "luminare" Feltri, alla radice dell'attrito da Berlusconi e Fini, c'è un problema personale e non politico. Infatti (sempre secondo "Il Giornale") il tutto è iniziato nel 2007, quando Striscia la Notizia, mandò in onda un video che ritraeva Elisabetta Tulliani con Gaucci nel castello dell'ex patron del Perugia. Il secondo video è quello del fuori onda "incriminato", nel quale Fini, durante il Premio Borsellino, parla di Berlusconi e il suo rapporto con la legalità e con le istituzioni di garanzia della Repubblica.
Il terzo video è quello molto più recente, della direzione nazionale del Pdl, che c'è stata ad aprile scorso e in particolare viene ripreso il passo in cui Fini si alza e punta il dito contro il monarca, gridando:"Che fai? Mi cacci?".
Questa è la "ricostruzione" in video, secondo il fedele Feltri.


L'altro punto è quello della raccolta firme, che "Il Giornale" non intende bloccare. Secondo ciò che scrive il quotidiano, gli italiani che chiedono le dimissioni di Fini sono milioni, ma siamo abituati ai falsi scoop del "Giornale". 


Arriviamo al punto Veneziani, lui che aveva posto tante domande ai finiani chiedendo perchè seguissero il Presidente della Camera. Oggi sul Giornale compare un'articolo titolato:"Siamo monarchici. E ci piace Re Silvio". "Quando lo accusano di essere un monarca non capiscono che gli fanno il miglior complimento perché lo riconoscono espressione diretta e verace del suo popolo". Questo è un passaggio del suo pezzo, secondo il quale il popolo italiano sia attratto dalla monarchia; la Dc è stata la regina d'Italia fino alla sua sparizione e adesso c'è Re Silvio. Forse sarà contento "il nostro re" di essere considerato un monarca. Ma Silvio non è considerato dalla gente, Silvio E' un monarca e ne ha dato dimostrazione il 29 luglio, con l'editto d'espulsione rivolto a Fini, degno delle migliori monarchiè assolute del XVII e XVII secolo.


Chissà se "Il Giornale" continuerà la sua campagna. Probabilmente sì e sinceramente vorrei continuare a farmi due risate la mattina. 



martedì 7 settembre 2010

Chi li chiama eroi e chi li chiama infami


L'ultimo (vile) atto della camorra: uccidere Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, comune del Cilento. Sua unica colpa essere da sempre contro la camorra e contro tutte le mafie.
Sul sito internet del Corriere della Sera sono state pubblicate delle dichiariazioni del fratello di Vassallo secondo il quale uomini "delle forze dell'ordine erano in combutta con personaggi poco raccomandabil. Ci sono delle lettere scritte sia al comando provinciale, sia al comando centrale a Roma senza alcuna risposta".
A questo punto non servono altri commenti, c'è bisogno di una reazione forte da parte del Paese, bisogna rispondere colpo su colpo, bisogna opporsi all'arroganza mafiosa, lasciar perdere i pusillanimi e partire con delle azioni coraggiose, sapecialmente da parte dei giovani, perchè l'Italia del futuro appartiene a noi, non a chi dice che Mangano è un eroe.
Bisogna ribellarsi al sistema, a tutto ciò che non va. L'uccisione di Vassallo è un chiaro attacco alle istituzioni, che però, quando si parla di infiltrazioni, si tirano indietro dicendo che è tutto falso.
Una cosa è certa la mafia non può operare da sola, un collegamento dev'esserci per forza di cose. E lo si sa da sempre. Per sconfiggere la mafia non servono le soliti frasi fatte. Per sconfiggere la mafia c'è bisogno di azioni mirate. Innanzitutto di una riforma della giustizia che garantisca la certezza della pena; togliere il diritto di voto e candidatura a chi è stato condannato per reati mafiosi (per reati mafiosi s'intendono anche quelli che stabiliscono rapporti con le cosche). E ci vuole anche un senso di responsabilità da parte di chi ci governa: un mafioso non potrà mai essere un eroe, è vergognoso che è un Senatore della Repubblica lo dichiari. I mafiosi sono solo INFAMI!

lunedì 6 settembre 2010

Un nuovo viaggio


Questo è il discorso che Gianfranco Fini ha pronunciato Domenica 5 settembre a Mirabello, durante la Festa Tricolore di Futuro e Libertà. Questo è il discorso dello Statista. Ieri è iniziato un nuovo viaggio!

di Gianfranco Fini

"Care amiche e cari amici di Mirabello, ogni volta che ho avuto modo di prendere la parola in questo piccolo paese che mi è caro per tante ragioni, ogni volta, ho sempre provato una certa emozione. Per ragioni note, perché qui affondano le radici di una parte della mia famiglia, perché qui anni fa un uomo certamente capace di guardare avanti, indicò al suo popolo la necessità di un salto di generazione. E credo che la presenza qui di un uomo come Mirko Tremaglia sia la più bella dimostrazione di quella idea e continuità. Mirabello come luogo – per tanti di noi – delle emozioni, che nel corso del tempo, dall’Msi ad An, si sono rinnovate. Qui la destra italiana ha vissuto dei momenti importanti. Qui, con Pinuccio Tatarella, annunciammo An. Qui, preconizzammo quell’ulteriore svolta che portò al Pdl. Ma, tutte le volte, credetemi, l’emozione è quella di ieri. Ma credo che mai nel mio cuore ci sia stata un’emozione forte come quella che provo ora. Questa festa del 2010, appuntamento rilevante per l’intera politica italiana, non solo per il Pdl. Mirabello è per un giorno la capitale della politica italiana. E credo, caro Vittorio Lodi, che questo sia il regalo più bello che ti possiamo fare: un appuntamento per la politica nazionale. Un ringraziamento sincero a Vittorio, a tutti gli uomini e le donne che ci hanno raggiunto da tutto il paese. È la dimostrazione di un popolo che è qui perché non precettato, ma sente il profondo desiderio di partecipare, di ritrovare l’impegno politico, all’insegna di alcuni valori. Un popolo di uomini e donne che si ritrova. Spero che questa piazza che mi dà forza, e vi ringrazio, in questa fase di difficoltà possa esser l’occasione da parte mia per dare un contributo di chiarezza su quello che è accaduto e su quello che accadrà. Che cosa è accaduto in questo periodo estivo? Non lo si capisce se non si va indietro al 29 luglio. Quando l’ufficio politico del Pdl, dopo una riunione durata un paio d’ore, in mia assenza, mi ha di fatto estromesso dal partito, che io ho contribuito a fondare in rappresentanza della destra italiana. Al termine di questa riunione è stato approvato un documento in cui è scritto che la nostra linea politica era un continuo stillicidio, spesso in sintonia con l’opposizione e i temi della sinistra, e partecipe – questa fa ridere – con l’azione delle procure. Per cui Fini non sarebbe stato coerente con i principi del Pdl. E quindi, per fare chiarezza non c’è stata alcuna fuoriuscita, nessun tipo di scissione, nessun atteggiamento teso a demolire. Di fatto, un atto profondamente illiberale che nulla ha a che spartire con il pluralismo proprio di un partito liberale. Un atto, non ho difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato da quel libro nero del comunismo che ci fu regalato al congresso di An, un atto in perfetto stile stalinista. Quel documento fu una brutale aggressione al dissenso, teso ad annullare ogni tipo di diversità. E allora ragioniamo, chiediamoci. In quello che è stato definito “partito dell’amore” è possibile fare delle critiche? Da parte mia ci sono state, abbiamo fatto anche proposte. È possibile dire, ad esempio, che a fronte di un governo che per certi aspetti ha ben fatto contro la crisi, forse si potevano modulare in modo diverso quei tagli lineari alla spesa che hanno determinato due clamorose proteste. Mi ha ferito, ad esempio, quando a Venezia ho visto le forze di polizia manifestare il proprio dissenso.




Credo che meriti rispetto ogni dirigente, ogni cittadino colpito da quei tagli che non andavano fatti, e penso anche ai tagli ai fondi alla scuola, causa della protesta dei precari che ancora non sanno se fra qualche giorno avranno la cattedra. Non è una critica demolitoria. Allora, è lecito avanzare critiche, esprimere dubbi? Come quelli nei confronti del federalismo fiscale, non in sé ma per come viene attuato. Il federalismo fiscale è una grande occasione per l’Italia, certo, ma in alcuni momenti è apparso che così non fosse. Lo so che sono prospettive non condivise da tutti. Ma io le ho avanzate consapevolmente. Per esempio, quando si parla di lotta all’immigrazione clandestina si deve parlare anche di integrazione dell’immigrato onesto. E ancora, il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di impunità permanente: garanzia dell’imputato, certo, ma i processi si devono svolgere. Tutto questo è eresia, è disfattismo? È stillicidio polemico ribadire che la magistratura è un caposaldo della democrazia? Non si può a causa di qualche mela marcia contestare quello che rimane un presidio della nostra Repubblica. È uno stillicidio dire che noi siamo un grande partito nazionale, e che proprio perché deve avere a cuore tutti, da Vipiteno a Lampedusa, non può appiattirsi su un alleato come la Lega che ha dimensione locale? Perché accontentare un migliaio di produttori di latte che sforavano le loro quote solo per compiacere Bossi a scapito di tanti agricoltori onesti? Il Pdl doveva essere un grande partito nazionale, un grande partito occidentale. Con valori di riferimento precisi: libertà, rispetto e dignità della persona umana. E se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che dico adesso: quello di Gheddafi a Roma, un personaggio che non ha nulla da insegnarci, è stato uno spettacolo indecoroso. Da ex ministro degli Esteri conosco le ragioni della realpolitik, posso anche arrivare a dire che ci possa essere una quota di realpolitik in una logica di interessi nazionali. Ma questo non può portare a una sorta di genuflessione. E allora, continuando, è possibile dire all’interno del Pdl, come ho detto in passato, che c’è un preciso dovere per chi ha responsabilità istituzionali, quello di rispettare le altre istituzioni? Quando il premier chiede che gli venga riconosciuto il rispetto dovuto, lui deve riconoscerlo agli altri, in primis al capo dello Stato che rappresenta la Costituzione. E si deve rispettare il Parlamento, che non è una dependance dell’esecutivo. E non lo dico da presidente della Camera, ma perché devono essere equilibrati i poteri. È stillicidio dire che governare è una nobile e ardua impresa ma non può mai significare comandare? Sì, perché governare significa comprendere le ragioni di tutti e garantire equilibrio. E sempre per essere chiari: era stillicidio, provocazione, boicottaggio, ribadire che il Pdl doveva essere la garanzia di portare a termine grandi riforme economiche e istituzionali? È vero, la crisi è stata un ostacolo. Ma perché non si parla più di una grande riforma per far nascere l’alba di una nuova repubblica? Non avevamo concepito il Pdl per mantenere l’esistente, ma come forza di vero e autentico cambiamento.



E, ancora, è stata dimostrazione di preconcetta ostilità ribadire che in questa fase di crisi – in cui è ancora più indispensabile l’impegno per una politica con più attenzione al sociale – promuovere la rivoluzione del merito che deve diventare non un impegno elettorale, ma un atto politico conseguito giorno per giorno per privilegiare chi è più capace. E ritengo di avere diritto di porre alla mia comunità politica anche quesiti scomodi e questo non credo meriti il gesto infastidito di chi li dice incompatibili con l’atteggiamento politico. Il presidente del Consiglio, lo dico senza ironia, ha tanti meriti, ma anche qualche difetto: innanzitutto quello di non capire che in una democrazia non può esserci eresia. Gli siamo tutti grati per quello che ha fatto nel ’94, per aver battuto la cosiddetta macchina da guerra, ma la gratitudine non implica che non possa esistere il confronto, che i distinguo debbano essere accusati di lesa maestà: perché non siamo un popolo di sudditi. Io gli ho contestato la sua attitudine a confondere la leadership con quello che è l’atteggiamento di un proprietario di azienda. Proprio perché il Pdl ha aperto orizzonti di grandi speranze, non può essere derubricato a contorno del leader, ma deve essere una fucina di idee, un polmone che respira e dà ossigeno all’intera nazione. Rivendicare la possibilità di esprimere opinioni non è boicottaggio ma democrazia interna, fisiologia di un partito di massa, non teatrino della politica. È possibile che la sola volta in cui si sia riunita la direzione del Pdl abbia segnato il momento di avvio del processo che ha portato al 29 di luglio? Giorno che considero lesivo non della mia persona, ma di un grande partito che è il Pdl e si fonda sulla democrazia.



Continuare in questa dialettica interna non significa tradire gli elettori perché ci sono tanti, tanti elettori del Pdl autenticamente moderati che non si accontentano dell’affermazione “siamo il partito dei moderati”. Ci sono per davvero tanti elettori del Pdl convinti che la ragione prima della politica sia garantire l’interesse generale, della polis, l’interesse nazionale, non l’interesse di una parte. C’è gente che non capisce perché il Pdl anziché lavorare per unire, lavori per dividere, per alzare gli steccati, per determinare scontri.



Ecco il Pdl autenticamente nazionale. Certo, questi elettori del Pdl sono in molti casi donne e uomini che hanno votato Alleanza nazionale, ma non solo. Sono elettrici ed elettori di altre tradizioni politiche. E ne abbiamo avuto la riprova dopo l’espulsione, quando si sono costituiti i gruppi di Futuro e libertà. Si sono uniti uomini e donne che non avevano avuto niente a che fare con quella tradizione politica.



Il ringraziamento che voglio fare è a quei parlamentari che non erano mai stati a Mirabello. Fli non è An in sedicesimo. Chi lo pensa non ha capito assolutamente nulla. Qui c’è il tentativo difficile ma doveroso di non disperdere quel sogno. Dobbiamo dare risposte alle tante donne e ai tanti uomini che nemmeno leggono più le pagine della politica, che nutrono fastidio per telegiornali e giornali che sembrano essere fotocopie. Nel Paese sta crescendo il distacco nei confronti della politica. Fli, come punto di riferimento di tanti elettori che nelle ultime elezioni magari si sono astenuti o che nelle prossime amministrative, senza un’alternativa, si asterrebbero. Sono elettori che ci dicono di andare avanti, di cercare di difendere non solo le nostre buone ragioni ma i principi originari, più autentici del Pdl, che ci chiedono di dar vita a una buona politica, che è l’unico antidoto alla sfiducia crescente nelle istituzioni. Quando tante persone perdono fiducia nella politica è la vigilia di momenti che possono essere più problematici. Il Pdl, come lo avevamo concepito e voluto, è finito il 29 luglio perché è venuta meno la volontà di dar vita a quel confronto di idee che è il sale della democrazia. Il Pdl non c’è più, ora c’è il partito del predellino. Per certi aspetti il Pdl è Forza Italia che si è allargata con qualche colonnello o capitano che ha soltanto cambiato generale e magari è pronto a cambiarlo ancora. E il fatto che il Pdl non c’è più è la ragione per la quale è facile rispondere alla domanda: cosa accadrà? Ed è molto più facile rispondere se si ragiona, piuttosto che se ci si fa prendere dai desideri o dalle paure. Fli non può rientrare in ciò che non c’è più, non accadrà. Non si entra in ciò che non c’è più, si va avanti con le nostre idee, con il nostro impegno, con la nostra elaborazione politica. Non ci ritiriamo in convento né erriamo raminghi in attesa del perdono.



I gruppi parlamentari non possono essere trattati – Berlusconi è un uomo di spirito e non se la prenderà – come se fossero dei clienti della Standa, che se cambiano il supermercato dove fino a quel momento si sono serviti ottengono poi il premio di fedeltà. I parlamentari che stanno con noi hanno voglia di far politica, di parlare con la gente. Si va avanti con le nostre idee, con le nostre proposte, si va avanti senza farci intimidire da quello che è stato definito il “metodo Boffo”, messo in campo nell’ultimo mese da alcuni giornali che dovrebbero essere il biglietto da visita del cosiddetto partito dell’amore. E se questo è l’andazzo, immaginate se non erano amorevoli cosa poteva succedere. Non ci facciamo intimidire perché di intimidazioni ne abbiamo vissute ben altre, in anni in cui i pericoli per la destra erano ben altri. Non ci facciamo intimidire da campagne paranoiche e patetiche. Paranoiche perché indecenti, e patetiche perché non si rendono conto del disprezzo che gli sta montando attorno.



Noi attendiamo fiduciosi i riscontri della magistratura, che dirà e stabilirà i responsabili di tanta volgarità, di tante menzogne e falsità. Altro che valori della libertà. È stato un atteggiamento infame, non perché rivolto alla mia persona, ma alla mia famiglia, ed è tipico degli infami. Si va avanti e lo si fa per tenere fede allo spirito delle origini, si va avanti per non tradire lo spirito del Pdl, si va avanti per evitare che il governo commetta altri errori, si va avanti – e se lo tolgono dalla testa – senza cambi di campo, senza ribaltoni e ribaltini, perché da questo punto di vista le polemiche sono indice dello scarso livello del comprendere. Si va avanti convinti, come siamo, della necessità di portare a termine il patto scritto con gli elettori, senza dimenticare parte del programma, senza inventare altre cose che poi diventano, a comando, emergenze. Si va avanti anche quando il presidente del Consiglio presenterà il patto dei cinque punti – la riforma della giustizia, il Mezzogiorno, il federalismo, il fisco e la sicurezza – è di tutta evidenza che i nostri capigruppo parleranno chiaro e forte e parleranno senza distinzioni tra falchi e colombe, perché a noi non interessa l’ornitologia.



E i parlamentari di Futuro e libertà, se vogliono ridare dignità e spirito di attuazione a quello che era il progetto del Pdl, possono opporsi ai capisaldi del programma? E allora sosterremo da donne e uomini liberi questo programma. Ma credo che non possa essere negato, a noi come a nessun deputato o senatore della maggioranza, di chiedere come si declineranno questi obiettivi del programma. Con spirito costruttivo chiederemo come si vuole dare vita a questo programma. Fli non rema contro, ma rappresenta l’azione politica di chi vuol far camminare veloce il governo in modo proficuo ristabilendo anche un buon rapporto con la pubblica opinione (perché c’è qualche segnale di stanchezza, amici miei, sondaggi o non sondaggi). Cercheremo di dare vita a un patto di legislatura, dunque, per riempire di fatti concreti gli anni che ci separano da quando andremo a votare. È un “interesse nazionale”, e per questo riteniamo che sia avventurismo politico minacciare un giorno sì e l’altro pure le elezioni, magari per intimidirci e magari per regolare i conti con qualcuno. Governare è fatica, confidiamo nel senso di responsabilità di tutti, nessuno escluso. Perché il fallimento di questa legislatura sarebbe un fallimento per tutti: per me, per Fli, per Berlusconi. E credo che ne sia cosciente, Berlusconi. Perché al di là di tante espressioni polemiche, quando si ottiene una fiducia talmente ampia e si ottiene una maggioranza parlamentare come mai era capitato nella storia della Repubblica, la prima cosa da fare non è mettere alla porta il dissenso o chi magari è antipatico, ma governare. Siamo certi che un patto di legislatura posa garantire la legislatura. E credo che ne siano consapevoli anche Bossi e la Lega. Bossi capisce gli umori della gente, è un leader popolare. Abbiamo polemizzato spesso, è vero. Solo chi non conosce la storia, oltre che la geografia può pensare che la Padania esista per davvero! Bossi ha capito che quella bandiera che ha alzato per primo anni fa, anche raccogliendo l’ironia e lo scetticismo di molti, il federalismo, può essere una bandiera da alzare, che determinerebbe il compimento di quella missione storica che Bossi ha dato al suo movimento. Ma il federalismo è possibile solo se è nell’interesse di tutta l’Italia. Bossi è uomo concreto, sa che il nord ha bisogno del federalismo a condizione che sia nel nome dell’interesse generale. E potrei tranquillamente dire che nella commissione bicamerale con trenta componenti per il federalismo fiscale, il nostro senatore Baldassarri è determinante. Allora, discutiamo assieme a Lega e a Forza Italia allargata di che significa federalismo equo e solidale. È una grande questione che non si riduce al rapporto tra Calderoli e Tremonti. Si può realizzare a patto che si stabiliscano i costi standard.



Il Meridione ha tutto da guadagnare da una riforma in senso federalistico, nella quale è indispensabile valutare i costi standard nelle regioni, perchè nessuno può obiettare il fatto che i costi in Emilia Romagna non sono la stessa cosa di quelli in Calabria. Nessuno difende la spesa storica, quella in base alla quale le amministrazioni si vedevano pagare le loro spese a pié di lista, ma la definizione dei parametri di spesa non può non essere discussa, come si deve discutere dei tempi del federalismo o di cosa voglia dire fondo perequativo. Tanto più che, con questa riforma dobbiamo essere all’altezza di una ricorrenza, quella della celebrazione dei 150 anni di unità italiana, che non deve essere solo ricostruzione dei tempi storici, ma occasione per una riforma nazionale, che non lasci indietro alcune regioni, che non sia espressione di egoismo di parte ai danni di tutti. L’Italia una e indivisibile è non solo interesse del Sud, ma anche del Nord. E basta vedere cosa accade fuori dalla nostra nazione per occorgersi che se la crisi della Grecia fa tremare la Germania, la Padania non può certo sopravvivere alla crisi di un solo paese europeo o che si affaccia nel Mediterraneo. L’Italia ha il dovere di confermare la sua unità e di mettersi in competizione con gli altri paesi. Ha il dovere di fondare un nuovo patto di legislatura, che non sia più un tavolo a due gambe, né un accordo gestito con quiescenza.



Ma che fine ha fatto nel programma quel punto con il quale si pigliavano gli applausi relativo all’abolizione delle province? Che fine ha fatto quel punto del programma che prevedeva la privatizzazione delle municipalizzate? È stato sufficiente capire che in alcune aree diventavano i tesoretti di un partito per allineare la Lega alla sinistra italiana. Il nuovo patto di legislatura non è più soltanto tra Berlusconi e Bossi, ma nell’interesse di tutti, della Lega ma anche di Silvio Berlusconi. Sono convinto che nel suo realismo e pragmatismo metterà da parte l’ostracismo, anche perché non ci fermiamo. È inutile che dicano “facciano quello che vogliono”, perché lo faremo. Non servono a nulla gli ultimatum anche perché non ci spaventano. Silvio Berlusconi ha il sacrosantodiritto di governare, perché è stato scelto in modo inequivocabile dagli elettori e non ho alcuna difficoltà a dire che pensare a scorciatoie giudiziarie per toglierlo di mezzo, rappresenterebbero un tradimento del volere democratico. Nessuno è contrario al lodo Alfano o al legittimo impedimento. Siamo convintissimi che occorra risolvere la questione relativa al diritto che Berlusconi ha di governare senza che vi sia l’interferenza di segmenti iperpoliticizzati della magistratura che vogliono metterlo in fuorigioco. Affidare al dottor Stranamore – che è l’onorevole Ghedini – è incomprensibile. La soluzione non si trova mai e il problema si acuisce. Non va fatta una legge ad personam che danneggi parte della società, ma una legge a tutela del capo del governo, del capo dello Stato che esiste in molti paesi d’Europa.



Il che non vuol dire impunità, non vuol dire cancellare i processi, ma la sospensione degli stessi. E dobbiamo farlo cercando di avere in mente che alcune riforme sono giuste: come si fa a essere contrari al processo breve? Si deve lavorare per quello e dobbiamo ricordare a proposito che l’Ue ci ha condannati più volte per l’eccessiva durata, occorrono anni per sapere come va a finire. Ma la cosa che non è accettabile è che una volta che il testo che è arrivato dal Senato si stravolga con il rischio che nel momento in cui tante vittime aspettano di sapere il destino del processo li si lasci poi con un pugno di mosche in mano. La riforma va fatta per garantire i cittadini. La riforma della giustizia non può essere fatta contro la magistratura, che certamente non ha il compiuto di interferire con il parlamento. E allora discutiamo in parlamento, di come garantire a Berlusconi il diritto di governare, discutiamo anche con le parti più responsabili dell’opposizione: una dimostrazione su questo punto l’ha data Casini. Discutiamone anche delle proposte che derivano dall’opposizione, senza che i solerti consiglieri del principe hanno subito stracciato, come quella dell’avvocato Pecorella. Facciamo la riforma della giustizia senza per questo determinare però un perenne cortocircuito tra il potere politico e la magistratura. È un impegno gravoso, difficile, che comunque dobbiamo portare avanti. Se la sovranità appartiene al popolo, la sovranità si esprime i tanti modi. Qui vogliamo rilanciare una proposta: una di quelle per le quali dicono “Fini dice cose che lo avvicinano alla sinistra”: la sovranità popolare significa anche che la gente ha il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Se la sovranità è popolare credo che la gente abbia il diritto di scegliere anche questo. Federalismo e giustizia: sono grandi questioni, ma non posso:no essere i soli temi del dibattito. Perché l’attenzione degli italiani non è rivolta solo per la giustizia: oggi tanti italiani sono preoccupati per le condizioni economiche.



Gli italiani nel nord come nel sud sono preoccupati per le condizioni economiche e sociali, per il lavoro: non è propaganda, né demagogia, né “fare il verso” all’opposizione. Sono i problemi delle famiglie. Fli deve fare tutto per affiancare ai due temi del federalismo e della giustizia gli altri temi che davvero interessano i cittadini. Teniamo presente quello che hanno detto il capo dello stato, le imprese, i lavoratori. Possibile che nei 5 punti non ci sia nulla per far ripartire l’economia e renderla competitiva? C’è un Italia preoccupata. E Berlusconi ha ragione quando parla di ottimismo, ma non può essere ottimismo solo verbale, deve diventare azione concreta. Perché, fermata la crisi (e il nostro governo ha operato bene in questo senso), oggi dobbiamo far ripartire l’economia. Non possiamo accontentarci che le entrate siano garanzia dell’economia. Serve il coraggio politico di ridare vita a quelle riforme che erano nel programma originale del Pdl e di cui non sento parlare: per esempio, il superamento dei due miti fasulli del novecento, la lotta di classe e il mercatismo. È arrivato il tempo di dare vita a una sintesi, a nuovo patto tra capitale e lavoro: significa mettere i produttori di ricchezza dalla stessa parte della barricata. Una proposta che feci in occasione di quella direzione nazionale e che è caduta nel nulla, è una riforma del mondo del lavoro. Serve una politica che comprenda le esigenze del nostro mondo produttivo. I piccoli imprenditori lo sanno meglio di tutti. È importante ricordare che il tessuto produttivo è diverso da altri paesi, si basa su imprese medio piccole. Si tagli il superfluo, ma non si lesini in infrastrutture, in ricerca, in produzione di eccellenze di avanguardia. Viviamo in una fase in cui i giacimenti culturali valgono più – nella globalizzazione – dei giacimenti petroliferi. Dobbiamo investire, anche se è evidente che la coperta è corta. Sarebbe facile dire “il governo tiri fuori le risorse”. Ma dobbiamo passare dallo scontentare tutti a dire che c’è un settore su cui si deve investire, ed è il settore connesso a ciò che può dare competitività al nostro sistema produttivo. Soprattutto per le nostre imprese che esportano: non basta pensare alla delocalizzazione delle imprese, ma bisogna attrarre capitale e mettere chi vuole nelle condizioni di aprire un’impesa. Vuol dire dare attuazione ai punti qualificanti del programa del Pdl. Non voglio affondare il coltello nel burro ma nonostante il ghe pensi mi, vi sembra possibile che ancora non si conosca il nome ministro allo Sviluppo economico, in quale altro paese sarebbe possibile?



È chiaro che deve essere un ministro capace di ragionare e lavorare con il ministro dell’Economia. Ed è chiaro che serve una politica capace di liberalizzazioni, una politica che riesca a dare vita al patto generazionale. Perché credo ci sia un altro grande campo in cui un governo di centrodestra che ha a cuore il governo nazionale non deve risparmiarsi: è il contesto giovanile, infatti non esiste genitore degno di questo nome che non sia disposto a fare un sacrificio personale per il futuro dei propri figli.



La questione giovanile è centrale, e mi piange il cuore che tra i giovani ci sia un disoccupato su quattro. C’è chi contrabbanda la flessibilità, che è invece necessaria per l’economia e per le imprese, con la precarietà permanente: dimenticano che in Germania ci sono sì molti contratti a tempo determinato, però lì le buste paga non sono certo leggere come da noi, ma spesso più corpose di quelle dei contratti a tempo indeterminato. E dobbiamo renderci conto che il patto generazionele è importante come quello tra Nord e Sud se abbiamo a cuore il governo nazionale.



Perché non è giusto che serva l’aiuto del nonno per far vivere più sereno il nipote: si è completamente ribaltato il mondo, prima spesso era grazie al lavoro del nipote che si sosteneva il nonno.



Poniamoceli questi problemi. Chiediamo ai ragazzi un impegno e quando dico andiamo avanti e non ci fermiamo, lo dico anche perché in queste settimane abbiamo visto come siano i più giovani a dirci “provateci, non vi fermate, siamo con voi”. Credo che sia estremamente bello vedere anche qui questa sera tante ragazze e tanti ragazzi che vogliono ancora credere in una politica capace di costruire il loro futuro. Il futuro della libertà. E la prima libertà è metterli nella condizione di far vedere ciò di cui sono capaci. Che fine ha fatto la rivoluzione meritocratica. Preoccupiamoci delle condizioni sociali. Credo che debba destare preoccupazioni in tutti leggere che nell’ambito della cosiddetta spesa sociale il nostro paese è uno degli ultimi paesi in Europa. Perché andrà avanti Futuro e libertà, perché sono servite le fondazioni che hanno riempito un vuoto? È doveroso chiedersi visto che la società è profondamente cambiata, la spesa sociale deve essere rivolta verso quelle categorie tradizionalmente più deboli o non è il momento di investire su quella famiglia che rimane il luogo in cui da sempre si dà vita alla trasmissione di valori, si crea la condizione per la quale ci si sente figli di una comunità? Un welfare delle opportunità per i giovani, basato sulle esigenze della famiglia, soprattutto quella monoreddito. Oggi il centrodestra deve saper tradurre in realtà ciò che era stato inserito nel programma di governo.



Intervenire con con politiche a sostegno delle famiglie, vuol dire anche che se nei cinque punti c’è la riduzione del carico fiscale non possiamo annunciarlo e basta ma si deve assume l’onore di fare delle proposte. E noi queste le abbiamo fatte: interveniamo ad esempio sul cosiddetto quoziente famigliare, che faccia si che chi ha a casa più figli o un disabile abbia poi un carico fiscale diverso dagli altri. Ed è necessario che di tutto ciò ne parliamo in parlamento, e mi fa piacere che lo abbia fatto ad esempio il ministro Tremonti. E facciamolo cercando di coinvolgere anche le opposizioni, se hanno delle idee, per capire anche se il concetto di interesse nazionale ha fatto breccia anche da quelle parti. Una maggiore giustizia sociale fa cuore a tutti, un governo grande sa prendere la buona idea anche se viene dall’opposizione. Prendiamo a raccolta questa Italia che lavora. L’Italia che lavora, che poi equivale all’Italia onesta, che quando sente parlare di etica del dovere non ha l’atteggiamento di chi alza le spalle e dice “è ragnatela del passato”. È l’etica che il padre insegna al figlio, e la politica deve sentire il dovere di praticarla. Assieme al senso civico. Basta con questo egoismo diffuso, basta con questa Italia parcellizzata, che non si interressa del vicino…



Il senso civico, il senso di appartenenza. Basta con questo egoismo diffuso, con questa Italia parcellizzata che non si fa più carico del disagio del vicino. Una politica nazionale non ha timore di parlare di legge come garanzia per il più debole. Perché da che mondo a mondo se si dice che “la legge è uguale per tutti”, perché la garanzia serve ai più deboli, non ai più potenti, a chi riesce a piegarla ai suoi interessi. Questoè il centrodestra. Se crediamo in queste cose, non stanchiamoci di ringraziare chi fa il suo dovere per lo stato: è gratitudine, è senso civico. Essere servitori dello stato, nell’Italia che sogniamo, deve essere motivo d’onore non si può dire che “sono poveretti che non sanno che altro fare e allora decidono di entrare nei carabinieri”: significa servire il nostro popolo, la nostra patria. E ancora più convinti di prima, portiamo avanti la lotta contro ogni forma di criminalità, compresa quella dei colletti bianchi, dei furbetti del quartierino, di chi pensa che il garantismo è impunità. Contnuiamo la lotta per la legalità, rilanciamo ildecreto anticorruzione: cosa costa rimetterlo al centro dell’attenzione del Parlamento? Discutiamo sull’opportunità di stabilire un codice etico per chi ha cariche pubbliche. Stabilendo ciò che è legale e ciò che no, ma anche ciò che è opportuno e ciò che è no. Su questi temi e su altri, lavoriamo per unire non per dividere. Su queste questioni cerchiamo di dare vita a una politica che segni un salto di qualità. Gli italiani sono stanchi di questa perenne campagna elettorale che non finisce mai, di questo trionfo della propaganda, di questa ordalia quotidiana. Fli guarda a un futuro per unire, siamo convinti che su queste questioni, con un azione politica che parta dal centrodestra si possano ritrovare anche altri. Gli italiani sono stanchi di muri e di risse, smettiamola con gli insulti, con gli appelli che cadono nel vuoto. Diamo vita a una politica che sia capace di uno scatto di orgoglio, di uno scatto di reni, in nome di ciò che è giusto, non di ciò che è utile. Sapete, in molti mi hanno detto: “Chi te lo fa fare? Ma aspetta, sei più giovane!”. Ma io credo che se vogliamo ridare all’Italia quella passione che merita, allora basta con l’utilitarismo, con la logica del meglio domani che oggi…



Basta con l’utilitarismo, basta con il calcolo del farmacista, basta con il meglio attendere domani. Bisogna buttare il cuore oltre l’ostacolo, bisogna dare un senso alla politica e bisogna farlo nel nome delle nostre idee e della nostra concezione politica. Ricordando quello che avevamo nel cuore a 18-20 anni, quando nessuno di noi pensava all’ingresso in Parlamento o a cariche istituzionali e nessuno era mosso dall’utilitarismo, né c’era qualcuno che diceva «aspetta non ti conviene, sai è permaloso». Tenendo bene a mente, come ci piaceva dire da giovani, che se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee o non valgono niente le sue idee o non vale niente lui come uomo. Allora, in nome di un centrodestra autenticamente liberale, nazionale, riformatore, sociale, europeo, avanti con Futuro e libertà per l’Italia!"

venerdì 3 settembre 2010

Per non dimenticare..


"Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli"

A 28 anni dall'uccisione del Generale Dalla Chiesa, per ricordare un umile servitore dello Stato.
3 settembre 1982 - 3 settembre 2010

giovedì 2 settembre 2010

Chi si droga è un mafioso



DA:"GENERAZIONE GIOVANI"


di Stefano Basilico


Chi si droga è un mafioso. Una frase del genere è forte e può suonare come una provocazione, ma è un pensiero che è comune a molti. Non vogliamo fare i moralisti e ognuno è libero di fare quello che vuole, ma sul fenomeno droga occorrerebbe fare un po’ più di chiarezza, soprattutto tra i più giovani, che usano prevalentemente (ma ahimè, non solo) sostanze leggere, con un’eguale leggerezza di pensiero. Chi non ha mai sentito amici dire “Ma cosa vuoi che sia, è solo una cannetta?”. Qui non vogliamo fare gli inquisitori che dicono di non drogarsi, elencano gli effetti negativi e puntano il dito giudicando chi lo fa. Se uno lo fa avrà i suoi motivi, e non sta a noi dirgli che sbaglia. Però dovete fare attenzione a una cosa, che in molti minimizzano: L’acquisto di sostanze stupefacenti nella quasi totalità dei casi, ingrassa le tasche delle organizzazioni criminali, in particolare mafiose. Se credete che il vostro spacciatore o il ragazzino che trovate all’angolo delle strade vada a raccogliere la vostra roba direttamente dalla piantina, beh, vi sbagliate di grosso. La maggior parte della droga che arriva in Europa e in Italia passa prevalentemente da tre città del continente: Barcellona, Amsterdam e Milano. Anche Amsterdam, si, perché nel paese dove la vendita è legale nei locali autorizzati della città storica, nelle forniture rimangono numerose zone d’ombra. Ovviamente tra i tre mercati c’è un ampio scambio, dal momento che anche le provenienze sono ben diverse: a Barcellona il grosso dei carichi viene dal sud America, per via aerea o navale, mentre a Milano la maggior parte dei traffici viene dal Nordafrica e dall’est, da cui passano il grosso degli stupefacenti della cosiddetta “Mezzaluna d’oro”, la zona in cui si producono le maggiori quantità di droga, soprattutto eroina, compresa tra Iran, Afghanistan e Pakistan. A Milano e nel resto d’Italia, ovviamente, arriva merce anche direttamente dalla Colombia e dintorni, e il controllo di questi flussi è ripartito tra i vari clan mafiosi. Cosa Nostra, Sacra Corona Unita, ‘Ndrangheta e Camorra, come spiega nella sua ultima intervista Paolo Borsellino, investono pesantemente nel traffico di droga, e reinvestono, nel nord Italia e nei paradisi fiscali, le ingenti somme che ne derivano. Il monopolio oggi, appartiene però alle cosche calabresi, che vantano contatti con i Narcos sudamericani, e secondo Nicola Gratteri, giudice della DIA di Reggio Calabria, sono ritenute più affidabili perché con un bassissimo numero di pentiti. Le grandi partite vengono poi distribuite alle organizzazioni minori, e da lì ai singoli spacciatori, alla bassa manovalanza. Quindi il consumatore, sia anche piccolo e che acquisti modeste quantità, da il suo denaro alle mafie. Finanzia, magari senza nemmeno rendersene conto, la costruzione dei bunker per i latitanti, le bombe per intimidire i magistrati, i proiettili dei sicari, le mazzette per i politici, il tritolo che ha ucciso Falcone e Borsellino. Le soluzioni politiche a questo fenomeno, se ci sono, non sono facili da trovare. Ma nella vita quotidiana sarebbe il caso che ognuno di noi, soprattutto i giovani, prima di fare certe cose ci pensino. Senza ipocrisie, falsi moralismi, perché sono il primo a dire che la giovinezza viene una volta sola nella vita. Però si può essere giovani anche con responsabilità, pur divertendosi, e se si sogna che questo mondo cambi, beh, bisogna dare il proprio contributo anche nelle piccole cose.

E adesso organizzano i pullman


Questa è la notizia del giorno: il Ministro Brambilla ha chiesto ad un esponente del Pdl campano di riempire un pullman per andare a contestare Fini durante il suo discorso a Mirabello.
La notizia è stata diffusa nel tardo pomeriggio di ieri dal sito di Generazione Italia; la Brambilla ha subito smentito e querelato Generazione Italia, allo stesso tempo, oggi, il Secolo d'Italia pubblica una testimonianza al quanto strana, per quello dichiarato dalla Brambilla.
Intanto Il Giornale, del grande giornalista, Vittorio Feltri (si proprio lui, quello che diceva che Boffo è un pedofilo e che per sconfiggere gli avversari politici usa vicende giudiziarie inesistenti), scrive, tramite un'intervista alla Brambilla, che i finiani hanno la coda di paglia e si aspettano forti critiche da parte degli ex An.
In più, ricordate tutte le volte che il Premier è stato contestato? Lui ripeteva che tutto ciò non rientrava nel codice del suo modo di fare e del suo partito. Adesso vedremo se è proprio vero.
A questo punto bisognerà aspettare domenica 5 settembre se è vero ciò che ha scritto Generazione Italia - a questo punto sarà difficile vedere i contestatori, visto che tutto è stato smascherato - però bisognerà attendere domenica perchè Lega e Pdl sono in ansia e vogliono capire quali saranno le mosse di FL, specialmente sul nodo del processo breve.
La Russa dice che il testo deve essere approvato così come è passato al Senato, i finiani però fanno sapere che il testo va modificato. A questo punto si capisce quanto sarà importante il discorso di Fini, importante per la sopravvivenza del Governo.
Quando Fini cominciò ad alzare la voce nel partito, lo stato maggiore del Pdl, diceva che i finiani erano 4 gatti, ora si sono resi conto che forse, invece di 4 i gatti sono 5 e sono indispensabili per la vita del governo.
Vedremo che cosa succederà anche per quanto riguarda il giudizio dei probiviri su Granata, Bocchino e Briguglio. A quanto pare i giudici sono tutti berlusconiani e non c'è nessun finiano, questo rafforza il concetto di democrazia e libertà che c'è nel Pdl.
Dunque il destino di questo Governo si deciderà, con molta probabilità, domenica, dopo il discorso di Fini. Vedremo cosa dirà il Cav e i suoi fedelissimi.

mercoledì 1 settembre 2010

Perchè nasce Opinione Diversa

Opinione Diversa nasce dalla voglia di esprimere liberamente le proprie idee. Al momento il web è uno degli strumenti che l'uomo possiede, ma purtroppo non è usato adeguatamente. C'è chi dice che bisogna porre dei limiti ad internet, sol perchè, molto spesso, il popolo cibernautico si oppone al "Grande Capo". Come già detto internet è una risorsa importantissima: può essere uno strumento per trovare le notizie riguardanti l'altro capo del mondo, viene usato per le ricerche scolastiche e universitarie (alzi la mano chi non l'ha mai fatto!), può essere usato per ritrovare vecchi amici.


Pensate un po' se non ci fosse stato internet, non avremmo mai potuto vedere la Rivoluzione Verde in Iran e saremmo rimasti allo scuro di tutto. Non avremmo mai potuto criticare l'operato di Ahmadinejad.
L'importanza di internet si vede anche quando la Cina arriva ad oscurare Google per non far arrivare notizie scomode alla gente. 
E poi è chiaro a tutti: internet è molto più diretto rispetto alla televisione. In TV si guarda solo quello che il vertice dell'emittente decide; su internet si è liberi di navigare dove si vuole per cercare informazioni, notizie, video, musica, film etc.


Internet è la risorsa che i giovani devono saper usare, la risorsa per combattere per il loro futuro, per rendere l'Italia una Nazione (meglio il termine Nazione di Paese) migliore rispetto a quello che è stato e a quello che è.
Ecco perchè nasce "Opinione Diversa".


Un ultimo appunto: il blog si chiama "Opinione Diversa", perchè molto spesso la mia idea differisce da ciò che pensano gli altri. E ne vado fiero. Quindi il nome non vuole essere una discriminante, ma un modo di essere orgogliosi delle proprie idee.